Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte lascia Palazzo Chigi e rassegna le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo che il ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva formalizzato l’apertura della crisi di governo con la presentazione di una mozione di sfiducia, il capo del governo ha scelto l’Aula del Senato della Repubblica per chiudere definitivamente l’esperienza del governo giallo-verde sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. Con un discorso durissimo nei confronti del leader leghista, Conte ha anticipato il voto sulla sfiducia e si è tolto diversi sassolini dalle scarpe, rivendicando il suo operato di questi mesi e attaccando la linea della Lega e la decisione di avviare il percorso che ha portato alla rottura del contratto di governo con il Movimento 5 Stelle.

Conte ha definito Salvini un “opportunista politico”, che agisce “solo per la ricerca del consenso” e ha aperto una crisi in modo “irresponsabile e immotivato”, mettendo in pericolo la tenuta economica del Paese, con il possibile aumento dell’IVA fino al 25%. Poi ha censurato le scelte comunicative del ministro dell’Interno, volte a ottenere “qualche titolo sui giornali” e a strumentalizzare i fatti di attualità solo per un tornaconto in termini di consenso. E, infine, ha lanciato un allarme sulla tenuta democratica del Paese, a partire dal mancato rispetto dei ruoli istituzionali e delle competenze degli altri ministri che, a suo dire, avrebbe contraddistinto l’azione del ministro dell’Interno.

Ora la palla passa al Presidente della Repubblica, che dovrebbe avviare immediatamente le consultazioni, al termine delle quali fare le proprie valutazioni sugli esiti della crisi. La Lega chiederà l’immediato ritorno alle urne, così come Fratelli d’Italia e probabilmente anche Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle proverà a capire se esistano le condizioni per mettere in piedi un nuovo governo, che metta in sicurezza i conti, eviti l’aumento dell’IVA e porti a compimento la riforma Fraccaro sul taglio dei parlamentari. Il Partito Democratico è in attesa di capire quali saranno le decisioni del capo dello Stato, ma potrebbe aprire a un governo di legislatura, che abbia una durata ampia e si appoggi a un patto politico con i 5 Stelle e LeU.