Solo per abbonati

“Lavorare 10 ore al giorno per 900 euro mi piace molto!”: abbiamo letto i manuali di italiano per stranieri

Immagine
Immagine creata con IA
Mentre la politica si scontra sul Decreto Scuola, tra tetti nelle aule e sanzioni per chi non impara la lingua, Fanpage.it ha letto pagina per pagina i manuali di italiano più diffusi nei corsi per giovani e adulti. Tra prove in nero spacciate per opportunità e paghe da fame accettate con entusiasmo, ecco come si insegna alle persone con background migratorio la normalizzazione dello sfruttamento.

Tra tetti del 30% nelle classi, sanzioni per chi non impara la lingua e gli striscioni "Qui nessun* è stranier*" rimossi dalle forze dell'ordine a Genova e poi anche a Roma, il nuovo Decreto Scuola ha trasformato di nuovo il tema dell'integrazione nell'ennesimo campo di battaglia di slogan politici. Se da un lato la maggioranza difende le misure parlando di "strumenti di buon senso per integrare davvero ed evitare classi-ghetto", e dall'altro le opposizioni denunciano una "propaganda ideologica sulla pelle dei più piccoli", resta del tutto inesplorato un interrogativo fondamentale: cosa viene insegnato, nei fatti, alle persone straniere che si sedono sui banchi per imparare la nostra lingua? Per capirlo abbiamo acquistato e letto pagina per pagina alcuni tra i manuali di testo più diffusi nelle aule dei corsi di prima alfabetizzazione dell'intero Paese. Ciò che ne emerge è un catalogo sconcertante: lavoro povero, diritti negati e una strisciante educazione alla sottomissione.

Il business del libro economico nei Centri per l'Istruzione 

Nelle aule dei CPIA e nei corsi gestiti dal terzo settore, dove le risorse finanziarie sono spesso limitate, trovano ampio spazio volumetti sintetici e ultra-economici, primo fra tutti Facile Facile di Nina Edizioni. Con un prezzo di copertina che si aggira attorno ai cinque euro, risulta inevitabilmente una delle opzioni più competitive e accessibili sul mercato per scuole e studenti.

Tuttavia, dietro la facciata di un'impostazione minimale e ad alta leggibilità, si cela una particolare scelta editoriale. Nel tentativo di semplificare la grammatica per gli studenti principianti di livello A0, A1 e A2, la rappresentazione della realtà lavorativa e sociale dello straniero viene ridotta a macchietta o, peggio, a una sistematica normalizzazione della precarietà. L'italiano che si impara su questi testi non sembra cioè un veicolo di emancipazione o di consapevolezza dei propri diritti, ma piuttosto una grammatica del conformismo.

La felicità del lavoro povero e le domande illegali ai colloqui

Sfogliando le unità dedicate al mondo del lavoro, le situazioni descritte assumono contorni stridenti. Nelle pagine destinate a insegnare gli orari, i giorni della settimana e i numeri fino a mille, si incontra la storia di Liang, un ragazzo che lavora come cameriere a Pesaro. Liang lavora dieci ore al giorno (dalle 10 alle 14 e dalle 17 alle 23) per sei giorni alla settimana – accumulando 60 ore settimanali – a fronte di uno stipendio di 900 euro al mese. Ciononostante, gli autori mettono in bocca al protagonista un candido entusiasmo: "Mi piace molto l'orario di lavoro perché la mattina dormo fino alle 9:00" e "Qualche volta il mio lavoro è un po' pesante, ma mi piace… e prendo 900 euro al mese".

Immagine

L'accettazione passiva e gioiosa delle condizioni di sfruttamento si ripresenta poco più avanti nel modulo dedicato ai colloqui di lavoro. Nel dialogo guida tra il datore di lavoro Arturo e la candidata Rachida, l'intervistatore esordisce con una serie di domande personali: "Sei sposata, hai figli?". Quesiti vietati dal Codice delle pari opportunità (D.Lgs. 198/2006) in quanto apertamente discriminatori nei confronti delle donne in fase di selezione lavorativa. Nel testo, tuttavia, l'infrangere la legge viene presentato come un passaggio ordinario. Subito dopo, il datore propone a Rachida di svolgere "una settimana di prova" non contrattualizzata, aggiungendo che solo "se tutto va bene ti prendo". Di fronte alla richiesta della lavoratrice di chiarire se la prova sia in regola, la risposta del datore scivola sull'apprendistato contingentato a 6 ore al giorno per poi rinviare la regolarizzazione: "Ma prima facciamo la prova e poi vediamo le altre cose". La reazione richiesta alla studentessa durante la lettura è di pura gratitudine: "Wow! Certo, domattina sono qui alle 7 meno 10. Grazie!".

Immagine

Il debito di gratitudine e lo scollamento dalla realtà

Accanto alla narrazione del lavoro irregolare vissuto come un'opportunità di cui ringraziare, affiora la tendenza a rappresentare la figura del migrante attraverso la lente del perenne debito morale nei confronti del Paese d'accoglienza. Nelle schede dedicate all'uso del passato prossimo, viene presentata la drammatica biografia di Abubakar, fuggito dal Gambia dopo l'arresto del padre, rimasto senza stipendio in Libia, finito in prigione per mesi e infine arrivato a Lampedusa dopo una traversata in barcone. Un racconto crudo che si chiude con una chiusa indicativa dell'impostazione pedagogica: "L'Italia mi ha salvato la vita e voglio fare qualcosa per servire e ringraziare questo paese". Il diritto d'asilo e la dignità della persona vengono così subordinati all'impegno formale di porsi al "servizio" della nazione.

Allo stesso modo, lo scollamento tra il vissuto dei discenti e il materiale didattico emerge negli esercizi sul tempo libero. A un pubblico di giovani e adulti, spesso con storie di privazione o di abbandono scolastico precoce alle spalle, vengono somministrati esercizi in cui si chiede di paragonare la propria infanzia a quella dei bambini italiani, portando come modelli lezioni di chitarra, corsi di danza, piscina o gruppi scout. Analogamente, nelle sezioni dedicate alla ricerca di un alloggio, il testo propone descrizioni di grandi appartamenti luminosi in centro città, ignorando del tutto le barriere architettoniche, economiche e le discriminazioni che le persone con background migratorio affrontano quotidianamente nel mercato immobiliare reale.

Il paradosso dei diritti: affermati sulla carta, negati nelle pratiche

Ciò che rende la struttura di questi testi un vero corto circuito educativo è la contraddizione interna tra la teoria e la prassi. I manuali contengono infatti schede di "Lessico e Civica" ricche di nozioni formali: viene citato l'Articolo 37 della Costituzione italiana sulla parità retributiva delle donne lavoratrici, si spiegano le differenze tra lo stipendio lordo e netto in busta paga, e si illustra la funzione dei contributi INPS e INAIL, avvertendo che "se lavori senza contratto non fai il tuo dovere e non hai nessun diritto". Perfino l'accordo di integrazione viene spiegato nei dettagli, salvo poi chiudere il diagramma burocratico con un riquadro perentorio: "INADEMPIENTO DELL'ACCORDO = NON HA IL PERMESSO, VIENE ESPULSO". Quando si passa dai principi costituzionali e dalle minacce burocratiche alle simulazioni pratiche di vita quotidiana, gli stessi autori fanno però accettare ai propri personaggi le settimane di prova in nero, le discriminazioni ai colloqui e le paghe al di sotto delle soglie di povertà senza che il testo fornisca agli studenti e alle studentesse gli strumenti critici per riconoscerne l'illegittimità.

In un momento storico in cui la politica discute di sanzioni per chi non impara la lingua e impone tetti alla presenza degli alunni stranieri nelle aule, l'analisi dei testi scolastici sembra rivelare insomma un'ipocrisia di fondo. L'integrazione tanto declamata dai decreti rischia di ridursi all'apprendimento di un italiano funzionale alla sottomissione, dove la conoscenza della lingua non serve a rivendicare i propri diritti, ma a dire "Wow, grazie" di fronte al primo contratto irregolare.

api url views
Accedi subito attivando la prova gratuita di 14 giorni. Questo lavoro richiede tempo, risorse e indipendenza. Con l'abbonamento a Fanpage.it puoi continuare a sostenere i giornalisti che hanno lavorato a questo contenuto.
Offerta limitata
Gratis per 14 giorni:
  • Sito web e app senza pubblicità
  • Rassegna delle news più rilevanti del giorno
  • Newsletter, serie e podcast esclusivi
  • Sostieni il giornalismo libero e indipendente
Ora non paghi nulla, dopo 14 giorni riceverai un addebito di 90€/anno
Sei già un sostenitore?