L’asilo non è a norma, l’Inps chiede il rimborso del bonus Nido ai genitori e li deride: “Fidarsi è bene…”

Ritrovarsi senza asilo nido dove mandare i figli, senza preavviso, da un giorno all'altro. Dover restituire migliaia di euro (già spesi) all'Inps. E, per di più, sentirsi fare la ‘morale' proprio da un rappresentante dell'Istituto previdenziale che sta chiedendo il rimborso. È la situazione in cui si erano trovate diverse famiglie di Torino, dove da mesi i genitori che avevano mandato i propri bambini all'asilo nido privato Nuovo mondo affrontavano un labirinto amministrativo e legale.
Fanpage.it ha parlato con due delle persone coinvolte, entrambe hanno chiesto di rimanere anonime. Tra di loro c'è una madre che, in risposta alle lamentele, aveva ricevuto dall'Inps un messaggio con tono irrisorio: "Un vecchio adagio afferma che ‘fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio'", quindi chi si "fonda su ‘sentito dire'" dovrebbe prendere "le misure per non restare gabbato", aveva scritto un ufficio territoriale dell'Istituto previdenziale.
Informata del fatto da Fanpage.it, l'Inps si è scusata e si è dissociata dal messaggio. Non solo: l'Istituto ha deciso di non procedere al recupero delle somme. Tutto si è risolto per il meglio, ma solo dopo settimane di preoccupazione e un messaggio che sembrava una vera e propria presa in giro.
Il caso dell'asilo nido chiuso all'improvviso
L'asilo nido in questione ha chiuso a novembre su ordinanza del Comune di Torino. In realtà già nel marzo 2018 l'amministrazione aveva verificato che la struttura non era autorizzata a fare da asilo nido e aveva invitato la proprietaria a mettersi in regola, come risulta da documenti ufficiali che Fanpage.it ha potuto consultare. Tuttavia, la cosa era caduta nel vuoto. L'amministrazione non è più intervenuta per oltre sette anni.
Poi tutto è successo di colpo. A ottobre 2025 l'Asl torinese ha fatto un controllo, sospendendo l'attività di cucina perché non c'erano i requisiti igienici. Negli stessi giorni, la Polizia comunale ha fatto altri sopralluoghi. Il 13 novembre il Comune ha ordinato la cessazione immediata dell'attività, lasciando le famiglie senza appigli.
Uno dei papà coinvolti ha raccontato a Fanpage.it che inizialmente le famiglie interessate erano quindici, ma sono aumentate "parecchio" man mano che la vicenda si è allargata. A un certo punto l'Inps "ha iniziato a non erogarci più il bonus" per l'asilo nido "e a rigettare le domande che avevamo presentato. Parlando con loro sembrava una questione temporanea. Ci hanno detto che erano in contatto con l'asilo, che dovevano recuperare i codici di autorizzazione, e che appena li avessero ricevuti i pagamenti sarebbero ripresi".
Non è andata così, però: "Dall'oggi al domani, il nido ha chiuso. Dei bambini si sono ritrovati senza l'asilo di colpo. In molti casi i genitori non sapevano come fare, perché nessun asilo ti prende dei bimbi in corso d'anno, da un giorno all'altro". La proprietaria della struttura, stando al papà, ha "raccontato bugie" e poi "è sparita".
Ma il problema è più ampio. "Il Comune ha dormito per sette anni", è la lamentela principale. Un ritardo "molto grave", perché "avrebbero dovuto chiuderlo entro novanta giorni". Anche adesso, peraltro, l'amministrazione comunale non starebbe collaborando: "Abbiamo presentato la richiesta di accesso agli atti per ricostruire la vicenda e non ci hanno ancora risposto. Rischiamo di dover fare addirittura ricorso al Tar".
La richiesta di rimborsi da migliaia di euro e il passo indietro dell'Inps
Se non fosse bastato il ‘colpo' di vedere il proprio asilo nido chiudere improvvisamente, a gennaio sono giunte anche le richieste economiche. Molte delle famiglie che avevano mandato i figli al Nuovo mondo, negli anni, avevano chiesto e ottenuto dall'Inps il bonus Nido che aiuta a pagare la retta.
"Hanno iniziato ad arrivarci questi indebiti" da parte dell'Istituto previdenziale, ha raccontato ancora il papà. "Dicendo che il bonus era stato indebitamente percepito e chiedendo di restituirlo, senza motivazione". Per lui si tratta di circa 2.500 euro, perché la figlia ha frequentato l'asilo solo per un anno. Per altri, la cifra arriva a superare i 10mila euro. "Siamo tutti persone che hanno preso il bonus, quindi con l'Isee sotto i 40mila euro, non dei magnati".
Era l'asilo a non essere a norma, ma l'Inps ha erogato i soldi ai genitori, quindi su di loro si stava rivalendo. Anche se, come ha ribadito il padre coinvolto, non c'era modo di accorgersi che qualcosa non andasse: "Era un asilo normale, in pieno centro, per di più aperto da oltre dieci anni. E comunque, se anche avessimo voluto verificare, non c'era modo per farlo. Non esiste un albo o un'anagrafe degli asili autorizzati da consultare".
L'Inps, contattata da Fanpage.it ha specificato che, i servizi educativi per bambini da zero a tre anni sono organizzati dai Comuni, seguendo le direttive regionali, senza appunto la presenza di un'anagrafe nazionale per queste strutture. Per questo nella domanda per il bonus Nido i richiedenti devono certificare che la struttura scelta possiede i requisiti necessari per l'esercizio dell'attività. L'Inps fa i controlli a posteriori e, in caso di irregolarità, i rimborsi vengono sospesi.
In questo caso, però, una soluzione è arrivata. L'Istituto, analizzando gli aspetti legali relativi alla gestione di queste irregolarità, ha deciso di non procedere al recupero delle somme, partendo dalla buona fede delle famiglie. Lo ha confermato proprio l'Inps a Fanpage.it.
Il caso del messaggio Inps alla mamma preoccupata: "Non doveva farsi gabbare". Poi le scuse dell'Istituto
Resta un'ombra nella vicenda, che sul piano economico sembrerebbe essersi conclusa al meglio per le famiglie. Un altro genitore che ha raccontato la sua situazione a Fanpage.it, prima che il caso si risolvesse, aveva scritto direttamente al Contact center dell'Inps per avere chiarimenti ufficiali. Si tratta di una mamma che aveva ricevuto la segnalazione dell'indebito a fine gennaio – circa 2.700 euro per una sola annualità, ma si aspettava che arrivasse a superare i 10mila euro perché i figli avevano frequentato quell'asilo per quattro anni nel complesso.
Dopo aver contattato l'Inps e ricevuto una prima risposta, aveva inviato un altro messaggio scritto: "C'era un importo che avrebbero dovuto correggere e non era ancora stato modificato. Ammetto che è stato un messaggio non simpatico", ha detto. Fanpage.it ha visionato il messaggio in questione: la mamma diceva di essere "sconcertata" dalla situazione, ponendo domande che, probabilmente, si farebbe chiunque: "Noi genitori come potevamo mai sapere che quel nido non fosse autorizzato?". E ancora: "Non ho proprio parole. E come me tutti genitori del nido che hanno ricevuto questo indebito ingiustamente". "Oltre al danno psicologico per i bambini, anche la beffa", concludeva.
Come detto, sul tema l'Inps ha chiarito a Fanpage.it quali siano le procedure. Tuttavia, la risposta che è arrivata alla mamma in questione tramite i canali ufficiali dell'Istituto è stata ben diversa: "Un vecchio adagio afferma che ‘fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio' quindi anche un richiedente che si fonda su ‘sentito dire' sarebbe opportuno prenda le misure per non restare gabbato", si legge. "Si dice anche che meglio informarsi prima per non restare male dopo".
"Non ha alcun senso", ha commentato la donna a Fanpage.it. "Stai parlando con un contribuente che affronta una situazione difficile, con la figlia che ha dovuto cambiare nido dall'oggi al domani, con un debito da 10mila euro: ma si può rispondere così? Allora, quando vado al ristorante, devo chiedere se chi cucina ha la certificazione Haccp, perché altrimenti è colpa mia se qualcosa non va?".
L'Inps ha chiarito a Fanpage: "Per quanto riguarda il messaggio segnalato, l'Istituto, scusandosi, si dissocia per la modalità espressiva adottata che non rispecchia assolutamente lo standard delle sue comunicazioni".