16 Giugno 2021
16:40

L’Agenzia delle Entrate e la misura fantasma per i lavoratori che vorrebbero rilevare le imprese

La norma prevede la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, della Naspi, l’assegno di disoccupazione, destinata alla sottoscrizione di capitale sociale di una cooperativa. Con tanto di esenzione dell’Irpef per la somma prevista. Ma la legge, approvata da oltre un anno, non esiste ancora. Manca il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.
A cura di Stefano Iannaccone

Una misura attesa da oltre un anno che frustra le speranze dei lavoratori. Almeno di quelli intenzionati a rilevare le quote dell’azienda in cui sono dipendenti, come prevede la Legge di Bilancio 2020. Con un danno maggiore proprio in questa fase, in cui la crisi economica fa sentire il proprio peso ed è previsto lo sblocco dei licenziamenti. Il tutto a causa di farraginosità burocratiche dell’Agenzia delle Entrate, a braccetto con l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps). Un déjà vu di un apparato non al passo con i tempi. Il caso specifico riguarda la liquidazione anticipata, in un’unica soluzione, della Naspi, l’assegno di disoccupazione, destinata alla sottoscrizione di capitale sociale di una cooperativa. In particolare la novità prevede, anzi prevederebbe, la possibilità di essere esenti dall’Irpef. Una detrazione che è una boccata di ossigeno per chi si lancia in un’attività imprenditoriale. Tutto bello, almeno in teoria.

Nella pratica, infatti, manca ancora il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che stabilisce i criteri e le modalità di attuazione della norma, come previsto dal testo di quella manovra, la prima del Conte bis. Un testo che aveva come limite di emanazione il 30 marzo 2020. Sì, proprio quindici mesi. A nulla sono valse le numerose lamentele dei contribuenti, indirizzate proprio all’Agenzia delle Entrate. Così il caso è stato portato in Parlamento dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Soave Alemanno, che ha depositato un'interrogazione per cercare di accelerare i tempi. “Le disposizioni rappresentano un importante incentivo all’autoimprenditorialità, fondamentale nell’attuale fase di crisi economica”, si legge nel testo depositato alla Camera, in cui viene sollecitato il Ministero dell’economia e delle finanze.

Dal governo c’è stata la netta ammissione del vuoto. “Risulta che nessun provvedimento attuativo sia stato emanato, nonostante le numerose richieste e segnalazioni inviate dai contribuenti”, ha riferito il sottosegretario al Mef, Claudio Durigon, in commissione Finanze a Montecitorio, rispondendo all'atto della parlamentare 5 Stelle. “L’Agenzia delle entrate rappresenta che il provvedimento da emanare in attuazione è in fase di ultimazione e sono in corso le necessarie interlocuzioni con l’Inps per la definizione del suo contenuto”. Da quanto trapela dal Mef, in via informale, c’è un certo disappunto per il ritardo. L’obiettivo è quello di arrivare a una decisa accelerazione, anche perché il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha chiesto ai ministri di migliorare le performance sull’emanazione dei decreti attuativi.

Al di là delle buone intenzioni, però, oggi chi usa la liquidazione della Naspi per rilevare l’impresa, è costretto inizialmente a pagare l’Irpef. Eventualmente dopo, attraverso una pratica farraginosa, dovrebbe chiedere il rimborso. Una modalità non proprio celere, per usare un eufemismo. In sostanza viene a decadere il beneficio immaginato con l’approvazione della norma, fondata in gran parte su quella detrazione e sulla volontà di semplificazione. E dire che il provvedimento è pressoché a costo zero: i soldi della Naspi sarebbero erogati lo stesso al lavoratore, rappresentando comunque un’uscita per le casse pubbliche. Non c’è alcun ulteriore aggravio, se non l’esenzione.

Capisco che c'è stata la pandemia di mezzo ed è andato tutto a rilento, ma aspettiamo il decreto dal marzo 2020. Parliamo di oltre un anno. È davvero assurdo non rispettare i tempi indicati per una misura così importante”, dice Soave Alemanno a Fanpage. La questione riguarda anche il momento storico: con le aziende in affanno, a causa della Covid-19, aumenta il rischio di chiusura. La parlamentare del Movimento mette in evidenza un aspetto: “Proprio adesso bisogna dare la possibilità ai lavoratori di acquisire, eventualmente, un’impresa, rimboccandosi le mani. Stiamo parlando di quelle piccole attività, che sono la spina dorsale del sistema economico del Paese”.

Il ragionamento è quello seguire il modello di altri Paesi europei, in cui i lavoratori vengono incentivati a fare impresa.  “Questa misura trasforma un sussidio, come la Naspi, in uno strumento di investimento per fare impresa, per costruirsi il futuro. In questo modo c’è effettivamente la possibilità di avere una prospettiva autonoma. Il governo deve darsi delle priorità e lo Stato deve essere sempre vicino ai cittadini. Questa è un’occasione per dimostrarlo”, insiste Alemanno. Perciò, conclude la parlamentare pentastellata, “spero che Agenzia delle Entrate e Inps tirino fuori una misura praticabile fin da subito. Dobbiamo rendere il meccanismo più snello, più fluido”. E, possibilmente, in maniera celere.

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