La versione di Israele sui carabinieri minacciati in Cisgiordania: “È stato un soldato, non un colono”

Il caso dei due carabinieri italiani minacciati in Cisgiordania con un fucile, fatti inginocchiare a terra e interrogati da parte di un colono israeliano aveva sollevato polemiche e anche una reazione del governo Meloni, con la convocazione dell'ambasciatore di Israele. Ora è arrivata la risposta dell'esercito israeliano, l'Idf, secondo cui non si sarebbe trattato affatto di un colono, ma di un militare, che non avrebbe riconosciuto il rango diplomatico dei carabinieri.
Lo ha comunicato l'Idf alla Rai di Gerusalemme, affermando che domenica "un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile" e "designato come zona militare chiusa". Il soldato avrebbe "classificato il veicolo come sospetto", nonostante avesse una targa diplomatica, che "non era stata identificata al momento".
I due carabinieri in quel momento erano in borghese. La versione dell'esercito israeliano, quindi, è che il militare in questione "non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici, poiché il veicolo non è stato identificato come tale". Secondo l'Idf il soldato si sarebbe "avvicinato al veicolo per fermarlo, puntando l'arma senza aprire il fuoco", e avrebbe "ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e identificarsi".
Il racconto dei militari israeliani non parla dei dettagli della vicenda. Fonti del governo italiano ieri avevano fatto sapere che i carabinieri sono stati fatti inginocchiare a terra, mentre minacciati con un fucile mitragliatore. Poi la persona armata gli avrebbe passato un telefono, e una voce sconosciuta li avrebbe informati che si trovavano in un'area militare – cosa che sarebbe risultata falsa da una verifica effettuata più tardi dalle autorità italiane. L'Idf invece si è limitato a riportare: "Non appena i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l'accaduto ai suoi comandanti".
Il militare israeliano "è stato convocato per un incontro di chiarimento", ma non è chiaro se ci saranno conseguenze disciplinari di alcun tipo. D'altra parte, l'esercito ha dichiarato che ha "agito in conformità con le procedure richieste in caso di incontro con un veicolo sospetto". Le procedure previste, naturalmente, sono ben diverse per veicoli diplomatici che trasportano militari di un Paese alleato. Ma il soldato ha detto di non aver "riconosciuto" il mezzo su cui viaggiavano i carabinieri, e questo sarebbe il motivo per cui li ha minacciati con un fucile.
L'Idf ha anche fatto sapere che ci sarà "una revisione delle procedure", che saranno "rafforzate anche per tutti i soldati nell'area di Giudea e Samaria", cioè appunto in Cisgiordania. Non è dato sapere cosa significa il "rafforzamento" delle procedure. Il governo Meloni, dopo la convocazione dell'ambasciatore israeliano in Italia avvenuta ieri, non ha più fatto sapere nulla sull'accaduto. Non sono arrivate ulteriori prese di posizione a riguardo.