Un miliardo e 200 milioni di euro manca all’appello per le politiche di accoglienza. Soldi già presenti nel bilancio del Ministero dell’Interno, che non risultano effettivamente spesi e rendicontati all’Ocse. L’Italia, ancora una volta, viene bocciata in materia di cooperazione, nonostante le promesse di uno sforzo maggiore sul sostegno ai Paesi più poveri. A conti fatti non si conosce la destinazione di gran parte della “spesa rifugiati”, prevista dal Viminale. Una quota che, dal punto di vista pratico, viene considerata cooperazione, nonostante non vada ai Paesi più poveri ma resti in Italia. Per coprire i costi di accoglienza, appunto.

Di cosa si parla nel dettaglio? Ogni anno, dietro l’etichetta Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) sono inseriti dei capitoli di spesa, relativi da alcuni dicasteri, soprattutto Ministro dell’Economia e delle finanze (Mef), Ministro degli Esteri e della cooperazione internazionale (Maeci) e Ministero dell'Interno. Poi ci sono rivoli di fondi destinati ad altri Ministeri. Si tratta, comunque, di poca roba. La quota più sostanziosa spetta al Mef, ma dal 2014 la componente assegnata al Viminale è aumentata in maniera significativa per far fronte all’incremento di arrivi sulle coste italiane. La voce viene definita dall’Ocse precisamente “costi dei rifugiati nel Paese del donatore”. Dunque, una cifra che non varca i confini nazionali affinché la cooperazione si traduca con strumenti di prima e seconda accoglienza.

Così “su oltre 1,6 miliardi considerati come fondi destinati alla cooperazione, anche se destinati alla «spesa rifugiati» in Italia, solo 397 milioni di euro sono stati riconosciuti come aiuto allo sviluppo dall'Ocse, ossia come spese dirette per l'accoglienza dei migranti”, ha denunciato la deputata del Partito democratico, Lia Quartapelle, in un’interrogazione depositata alla Camera e rivolta ai ministri Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio. “Circa 1,2 miliardi di euro – si legge nell’atto presentato a Montecitorio – non sarebbero stati correttamente destinati allo sviluppo dei Paesi più poveri, ma nemmeno al miglioramento delle politiche di integrazione dei migranti arrivati in Italia”.

Il caso è stato sollevato, per primo, da Oxfam Italia, che ha parlato di “una mancanza di trasparenza nei confronti del Parlamento chiamato a decidere e votare la Legge di Bilancio e allo stesso tempo nei confronti del cittadino contribuente, trattandosi ovviamente di fondi pubblici”. Francesco Petrelli, responsabile delle relazioni istituzionali dell’organizzazione, spiega a Fanpage.it: “Sembra un po’ il gioco delle tre carte. Ma al di là di questo aspetto, credo che rappresenti un problema grave: sono risorse che non vengono impiegate per gli scopi previsti”. Un concetto che evoca un doppio binario di problematiche. “È una questione politica, per ragioni evidenti, ma anche morale”, incalza Petrelli. Il motivo? Se non sono investite per la spesa rifugiati, quelle risorse “dovrebbero andare al contrasto alla povertà, a favore dello sviluppo sostenibile, questa è una situazione del tutta ingiustificata”, ribadisce l’esponente di Oxfam.

Insomma, se non vanno all’accoglienza, dovrebbero finire quantomeno alla cooperazione. Una visione fatta propria anche da Quartapelle, che a Fanpage.it dice: “In Parlamento votiamo un bilancio con determinate cifre e, a consuntivo, troviamo cifre diverse. E non parliamo di pochi milioni, ma di oltre un miliardo”. Per questo, aggiunge l’esponente dem, “vogliamo comprendere perché quei fondi non si usano più per l'accoglienza dei migranti. Perché se così fosse, sarebbe opportuno investire in cooperazione”. Un altro aspetto solleva delle perplessità: lo stanziamento resta stabile, nonostante gli arrivi siano in calo. Stando all’analisi dei numeri forniti dal Ministero guidato da Lamorgese, emerge che da 2018 al 2019 c’è stato un dimezzamento degli arrivi in Italia: sono passati da 23.370 a 11.471. Inoltre è stato registrato un calo delle presenze nel sistema di accoglienza: da 135.858 persone a dicembre 2018 a 91.424 a dicembre 2020. Una contrazione di oltre 44mila presenze.

L’anomalia rischia di protrarsi per l’intero 2020, visto che il trend degli arrivi di migranti continua a diminuire. Oxfam Italia, per questo, aggiunge: “Nei Centri di accoglienza straordinaria sono stati stralciati tutti i servizi per l’integrazione, riducendo l’offerta (e dunque la spesa correlata) sostanzialmente ai soli vitto e alloggio”. Il costo coperto dallo Stato per singolo richiedente asilo è passato da 35 a 21,35 euro, vale a dire meno 39% al giorno per i centri più piccoli, meno 28-25% per quelli più grandi. Un taglio difficile da spiegare, visto che i fondi ci sono nel bilancio del Viminale. E su questo punto Quartapelle rinnova l’appello: “È necessario fare chiarezza. Siamo certi che il bilancio sia utilizzato in maniera congrua e legale, chiediamo semplicemente una trasparenza di ordine politico”.