La Lega vuole criminalizzare Antifa e anarchici: fino a 15 anni per chi partecipa a gruppi eversivi

Mettere al bando i movimenti riconducibili all'area anarchica e a quella degli "Antifa", ricondotti dentro una nuova fattispecie di terrorismo: è questo l’obiettivo della proposta di legge che la Lega si appresta a depositare in Parlamento, su iniziativa del deputato Eugenio Zoffili, con l'intento dichiarato di colpire quelli che vengono definiti "rigurgiti eversivi" e rafforzare gli strumenti di contrasto alla violenza politica. Il testo, ancora in fase di formalizzazione, prevede l'introduzione di un nuovo articolo nel codice penale dedicato ai "gruppi anarchici militanti con finalità di terrorismo", includendo esplicitamente anche realtà denominate "Antifa" o ritenute assimilabili. Le pene indicate sono rilevanti: da sette a quindici anni per chi organizza, recluta o dirige tali gruppi, e da cinque a dieci anni per chi vi partecipa o si radicalizza autonomamente.
Secondo il Carroccio, si tratterebbe di un "aggiornamento necessario degli strumenti repressivi", volto a intercettare "fenomeni ritenuti difficili da inquadrare con le categorie tradizionali", soprattutto "per la loro struttura fluida e non gerarchica". È proprio questo elemento, la natura mobile e non formalizzata di questi movimenti, a costituire, allo stesso tempo, la ragione dell'intervento e il punto più problematico della sua impostazione.
Il modello internazionale: cosa è successo negli Stati Uniti e in Ungheria

Per comprendere l'impostazione della proposta italiana è però necessario partire dai precedenti richiamati apertamente dalla Lega. Negli Stati Uniti di Donald Trump, il tema degli "Antifa" è entrato nel dibattito politico e istituzionale in modo particolarmente acceso, soprattutto dopo le proteste scoppiate in diverse città americane tra il 2020 e il 2021.
In quel contesto, l'amministrazione statunitense adottò un ordine esecutivo che descriveva il fenomeno Antifa come una realtà di matrice anarchica e radicale, accusata di promuovere violenze e di incoraggiare il rovesciamento delle istituzioni. Tuttavia, proprio nel momento in cui quella definizione veniva utilizzata sul piano politico, sul piano tecnico emergeva una difficoltà evidente: durante le audizioni al Congresso, rappresentanti delle forze dell'ordine federali chiarirono che "Antifa" non corrisponde ad alcuna organizzazione strutturata, ma piuttosto a una sigla ombrello, utilizzata per indicare una pluralità di gruppi e individui, spesso privi di coordinamento stabile, senza una leadership riconosciuta né una catena di comando. Questo scarto tra definizione politica e realtà organizzativa ha reso complessa, negli stessi Stati Uniti, la traduzione di quella categoria in strumenti giuridici effettivamente applicabili, lasciando aperta una questione che resta centrale anche nel dibattito italiano: come qualificare penalmente un fenomeno che non si presenta come un soggetto unitario.
Un'impostazione in parte analoga si ritrova anche in Europa, nelle posizioni espresse dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, che ha inserito le realtà antifasciste e antagoniste nel discorso sulla sicurezza interna, collegandole a episodi di violenza e tensione nelle piazze. Anche in questo caso, però, più che una definizione giuridica puntuale, si tratta di una lettura politica che tende ad ampliare il perimetro delle categorie di sicurezza fino a includere forme di conflitto sociale e protesta radicale.
È proprio su questa linea, già oggetto di discussione e controversie, che si colloca la proposta della Lega, che prova a trasformare in norma penale una definizione che altrove è rimasta, almeno in parte, indeterminata e difficilmente circoscrivibile.
Il nodo della definizione: una galassia difficile da delimitare
Il cuore della questione, e cioè la possibilità di definire in modo preciso il soggetto che la norma intende colpire, riguarda anche il piano giuridico. Nella bozza della proposta, gli "Antifa" vengono descritti come un insieme di collettivi, reti studentesche e gruppi informali che si attivano soprattutto in occasione di mobilitazioni politiche e sociali, spesso all'interno o attorno ai centri sociali. Si tratta, quindi, di una realtà che non corrisponde affatto a modelli classici dell'associazione criminale, caratterizzati da gerarchie, ruoli definiti e strutture riconoscibili. Al contrario, si tratta di un fenomeno frammentato, con iniziative autonome che possono nascere e sciogliersi rapidamente, rendendo ben più complessa l'applicazione di categorie giuridiche costruite per organizzazioni stabili. Questa difficoltà di inquadramento non è solo teorica: ha implicazioni dirette sul piano investigativo e giudiziario, perché l'individuazione di responsabilità penali collettive richiede, in genere, l'esistenza di un vincolo associativo chiaro, che in questo caso resta oggetto di interpretazioni divergenti.
È proprio questo intreccio tra dimensione giuridica e dimensione storica a rendere il confronto particolarmente delicato: il termine "antifascismo", da cui deriva la stessa sigla Antifa, non è semplicemente una categoria politica contemporanea, ma, piuttosto, un riferimento che nella storia italiana coincide con il processo che ha portato alla nascita della Repubblica e alla definizione dei suoi principi fondamentali. In questo senso, la discussione che si apre attorno alla proposta della Lega non riguarda soltanto l'efficacia degli strumenti di contrasto alla violenza, ma anche il modo in cui vengono definiti, e delimitati, concetti che nel contesto italiano hanno un significato storico e costituzionale preciso.
Il contesto italiano
La proposta della Lega si inserisce in un contesto nazionale in cui il tema della sicurezza legata all'area anarchica e antagonista è tornato al centro del dibattito. Negli ultimi mesi, diversi episodi hanno riacceso infatti l'attenzione delle autorità, tra cui indagini su gruppi ritenuti vicini alla galassia anarchica e casi legati alla costruzione di ordigni artigianali. In questo quadro, viene spesso richiamata la figura di Alfredo Cospito, detenuto al regime di 41-bis e indicato dagli investigatori come punto di riferimento simbolico per alcune reti militanti, anche a livello internazionale. Parallelamente, il clima politico è stato segnato dal caso che ha coinvolto l'europarlamentare Ilaria Salis, perquisita nella sua stanza di albergo a Roma a seguito di una segnalazione inserita nel sistema Schengen su richiesta delle autorità tedesche.
Le reazioni politiche
La proposta di legge ha immediatamente acceso il confronto politico: le opposizioni contestano soprattutto l'estensione della categoria di terrorismo a un'area che, nella storia italiana, è legata a tradizioni politiche e culturali più ampie, che attraversano il Novecento e si intrecciano con la nascita stessa della Repubblica. Tra le voci critiche, quella di Angelo Bonelli, che ha richiamato il legame tra antifascismo e ordinamento costituzionale, sottolineando come il tema non riguardi soltanto la sicurezza, ma anche e soprattutto il perimetro dei principi su cui si fonda il sistema democratico. Sinistra Italiana ha evidenziato anche il rischio che una norma costruita su categorie ampie possa finire appunto, come anticipato, per includere realtà molto diverse tra loro, dai gruppi organizzati alle forme di attivismo più diffuse.