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La Cassazione smonta il decreto Sicurezza del governo Meloni: cosa hanno scritto i giudici

In una relazione di 129 pagine, la Corte di Cassazione ha commentato il testo del decreto Sicurezza, con cui il governo Meloni ha introdotto 22 tra nuovi reati e aggravanti. Il testo sottolinea moltissimi profili critici sia sul metodo, cioè come sono state approvate le norme, sia sui contenuti del decreto.
A cura di Luca Pons
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La Corte di Cassazione ha pubblicato una relazione decisamente critica sul decreto Sicurezza, la norma approvata dal governo Meloni ad aprile che introduce oltre venti tra nuovi reati e aggravanti. Non si tratta di un documento vincolante, e non avrà effetti sulla legge in sé, ma è decisamente importante dal punto di vista giuridico.

L'ufficio del massimario, che si occupa di stendere le relazioni sulle nuove leggi, ha pubblicato una relazione disponibile online di 129 pagine, in cui si percorrono una per una le modifiche portate dal decreto al diritto penale. E per molte di queste si sottolineano dei "profili problematici".

Le critiche al governo Meloni per come ha approvato il decreto Sicurezza

La critica parte innanzitutto dal metodo, cioè dal modo in cui il governo ha approvato queste novità. Come è noto, le stesse norme erano inserite in un testo quasi identico sotto forma di disegno di legge, in lavorazione al Parlamento. A causa del lavoro delle opposizioni, delle divisioni interne alla maggioranza, degli interventi più o meno sotto traccia del Quirinale e del contenuto controverso delle norme, il testo era in lavorazione da mesi e mesi in Parlamento. Poi però il governo è intervenuto e ha approvato, in un decreto-legge, delle disposizioni praticamente uguali.

Il problema è che i decreti-legge, visto che sono uno strumento molto potente (il governo vara una legge di sua iniziativa, e il Parlamento interviene solo dopo, per eventualmente modificarla e renderla definitiva), possono essere usati solo in caso di "necessità e urgenza". Ma la Cassazione sottolinea che non era successo "nessun fatto nuovo" che potesse giustificare la necessità o l'urgenza "tra la discussione alle Camere del ddl Sicurezza e la scelta trasformarlo in un decreto legge dal medesimo contenuto".

L'impressione quindi è stata che il governo Meloni sia abbia preso in mano la questione solamente per tagliare i tempi, mentre nel testo del decreto non si spiega il perché queste misure fossero davvero necessarie e urgenti. Per di più, si tratta di un decreto che al suo interno contiene misure diversissime: dalla cannabis light al terrorismo, dalle truffe agli anziani ai servizi segreti, e così via. Un'altra cosa che aumenta il rischio che la norma sia incostituzionale.

I punti "problematici" dei nuovi reati

Poi ci sono le critiche nel merito. Come detto, emergono molti "profili problematici" per le varie modifiche apportate al Codice penale. Nella maggior parte dei casi la Cassazione sceglie di non fare una critica direttamente, ma si affida a esperti che si sono già espressi (il Consiglio superiore della magistratura, importanti costituzionalisti, associazioni di giuristi, tribunali che hanno già trattato i nuovi reati…); ma resta il fatto che quelle sono le voci che la Corte ha scelto di inserire. E ci sono anche dei passaggi in cui la Cassazione si prende direttamente la responsabilità di sollevare dei dubbi o fare osservazioni critiche.

I punti messi in discussione sono moltissimi: dalla scelta di aprire il carcere alle detenute madri con figli piccoli, alle pene gravi per chi occupa abitazioni, al divieto di commerciare cannabis light, fino alle normative antimafia, e non solo. Ecco alcuni esempi.

Blocco stradale e aggravante per i reati vicini alle stazioni

Le norme sul blocco stradale, che diventa un reato e non più un illecito amministrativo, rischiano di punire chi manifesta o sciopera. La Cassazione specifica che non si capisce se il reato si applichi a chi blocca la circolazione di auto o treni del tutto e per un lungo periodo di tempo, o anche a chi rende "solo più difficoltoso il passaggio degli automezzi". E aggiunge che non andrebbe punito, per esempio, chi si mette "davanti ad un’auto tenendo uno striscione per alcuni secondi".

Per di più, i giudici riportano le critiche secondo cui il reato "in contrasto con la possibilità manifestare liberamente il proprio pensiero", perché si puniscono "comportamenti che molto spesso sono costituiti da riunioni pacifiche e atti di resistenza passiva, con l’effetto di incidere profondamente sull’attività di pubblica manifestazione del dissenso".

Sempre restando in tema di manifestazioni, una delle novità del decreto Sicurezza è l'aggravante per i reati commessi "all'interno o nelle immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie e delle metropolitane". Solo che, come spiega la Corte, sarà ben difficile decidere in un processo cosa significa "nelle immediate vicinanze", e in ogni caso non è chiaro perché tutta una serie di delitti dovrebbero essere più gravi solo perché avvengono in prossimità di una stazione. Tanto che la Procura di Foggia ha già chiesto alla Corte costituzionale di intervenire.

Resistenza passiva nelle carceri

Ci sono poi i nuovi reati di resistenza passiva nelle carceri: potrà essere punito chi non esegue gli ordini degli agenti facendo "resistenza, anche passiva". Basta che questi atti di resistenza impediscano "il compimento degli atti dell’ufficio o del servizio necessari alla gestione dell’ordine e della sicurezza".

Il rischio riportato dalla Corte è di incriminare "ogni atto di ribellione, non connotato da violenza o minaccia, quali, ad esempio, il rifiuto del cibo o dell'ora d'aria". È una scelta "senza precedenti nell’ordinamento penale".

Terrorismo e servizi segreti

Un tema su cui il parere della Corte è particolarmente duro è quello del terrorismo. Da una parte, si apre la possibilità per gli agenti di servizi segreti di creare o guidare gruppi terroristici. Finora, invece, era possibile per un agente sotto copertura solamente infiltrarsi in gruppi simili.

La scelta di permettere agli agenti segreti di fondare gruppi terroristici è "un assoluto inedito nel panorama penalistico". Infatti, dirigere un'associazione terroristica è "fenomeno ben diverso, più grave e più pericoloso rispetto alla già sperimentata possibilità di ‘infiltrazione'". Si tratta di una misura "sproporzionata, se non addirittura disfunzionale", rispetto allo scopo dell'antiterrorismo.

Dall'altra, tra le persone ‘normali' viene punito non più solo chi fa parte di un'organizzazione terroristica, o chi si esercita per compiere atti terroristici, ma anche chi "si procura o detiene materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo".

Il reato, insomma, colpisce chi non ha fatto altro che procurarsi del materiale, che possono essere anche dei semplici file pdf trovati online. Resta il fatto che sarà difficile, legalmente, distinguere chi ha dei documenti simili "per i motivi più disparati di studio, collezionismo, curiosità" da chi li vuole usare per atti terroristici. Tanto da arrivare a parare di "reato di sospetto".

La reazione della destra e del governo

L'opposizione ha rilanciato i contenuti della relazione, criticando il governo e il decreto, mentre nelle prime ore dal centrodestra non sono arrivate reazioni. Tra i primi a prendere posizione c'è stato Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, che ha attaccato i giudici: "Mentre si fa la riforma della giustizia, la Cassazione ci dà una motivazione in più per andare avanti", ha detto, parlando di "uso politico della giustizia" e di pareri "destinati soltanto a seminare confusione". Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di FdI, ha detto che la Cassazione "confonde volutamente la presunta illegittimità costituzionale con i pareri di autorevoli giuristi" e "smentisce il Quirinale, che ha promulgato la legge". Il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari, ha sottolineato solo che la relazione della Cassazione "non è vincolante. Noi andiamo avanti".

È intervenuto anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che si è detto "incredulo" per le "notizie di stampa" sulla relazione della Cassazione. Relazione che, come detto, è disponibile online. "Ho dato mandato all’Ufficio di gabinetto del ministero di acquisire la relazione" e di "conoscerne l’ordinario regime di divulgazione", ha aggiunto il ministro.

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