La busta paga reale degli italiani è ancora più bassa rispetto al 2007: il rapporto Istat

I numeri dell'Istat certificano una realtà di cui chiunque, facendo la spesa, si rende ben conto: ancora oggi gli italiani hanno un reddito reale (cioè calcolato tenendo conto dell'aumento dei prezzi) più basso rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi economica.
Il nuovo rapporto sulle condizioni di vita e il reddito delle famiglie riguarda gli anni 2024 e 2025. E segnala che, due anni fa, c'è stata una ripresa del reddito reale dopo due anni di calo a causa dell'inflazione altissima. Le condizioni di vita, passata la fase più acuta dell'aumento dei prezzi, sono leggermente migliorate. Ma non è cambiato il numero di persone che pur avendo un lavoro sono a rischio povertà: più di un occupato su dieci.
Quanto guadagnano gli italiani
Nel 2024 il reddito medio netto delle famiglie italiane è stato di 39.501 euro, ovvero poco meno di 3.300 euro al mese. È un numero in aumento del 5,3% rispetto all'anno prima, e visto che l'inflazione è stata molto più bassa è cresciuto anche in termini reali: +4,1%. Ovvero, per la prima volta dal 2021, le entrate sono salite più di quanto siano cresciuti i prezzi.
Se invece si fa un confronto con il 2007, il risultato è amaro. Sempre in termini reali, il reddito medio è più basso del 4,9%. Hanno sofferto molto meno il Nord Est (-2,5%) e il Nord Ovest (-1,8%), mentre la distanza è molto più ampia al Sud (-6,9%) e soprattutto nelle Regioni del Centro: una perdita del 9,3%. Al di là della zona geografica, le famiglie che hanno un reddito da lavoro autonomo hanno perso il 13,4% del reddito reale, mentre quelle di dipendenti il 6,3%. Al contrario, pensioni e altri assegni che vengono aggiornati di anno in anno hanno tenuto il passo dei prezzi.
Una nota: il reddito medio non è quello più diffuso tra le famiglie, ma solo la media aritmetica tra tutti i redditi nazionali. In pratica, però, la maggior parte delle famiglie incassa di meno. In certi casi è più indicativo il cosiddetto reddito mediano. Se mettiamo tutte le famiglie italiane in fila, in ordine di reddito, questa è la soglia che si trova esattamente a metà. Ed è decisamente più bassa: 31.704 euro netti all'anno, ovvero circa 2.642 euro al mese. Anche questa in aumento rispetto al 2023. Il valore è decisamente più alto nel Nord-Est, con 37.086 euro. Ed è molto più ridotto nel Mezzogiorno, dove scende del 29%.
Un dato positivo è che si è leggermente ridotta la disuguaglianza. Il 20% più ricco della popolazione in media ha un reddito pari a 5,1 volte quello delle famiglie più povere. Il dato era al 5,5 nel 2023, e nel 2007 al 5,4. Su questo, quindi, si registra un miglioramento.
Un lavoratore su dieci è a rischio povertà
Anche se il reddito reale torna ad aumentare e la disuguaglianza cala, però, resta il problema del lavoro povero. Il 20,4% dei lavoratori è a basso reddito nel 2024 (era il 21% l'anno prima), anche questo è un dato più alto rispetto al 2007. E soprattutto resta stabile il rischio di povertà lavorativa.
Si tratta di chi ha un lavoro, lo ha svolto per più di metà dell'anno, ma si trova comunque in una famiglia a rischio di povertà. Anche se ha un impiego, di fatto, qualunque imprevisto può portarlo a non avere più i mezzi per arrivare a fine mese. In questa situazione l'anno scorso si trovava più di un lavoratore su dieci: il 10,2%, sostanzialmente stabile rispetto al 10,3% del 2024.
È un rischio che colpisce molto di più le persone sole (13,3%) rispetto alle coppie senza figli (4,2%). Per chi ha figli, il rischio dipende dal numero: 7,8% per chi ne ha un solo, ben 16,7% (oltre il doppio) per chi ne ha tre o più.
Sulla povertà luci e ombre
Sul fronte della povertà, c'è qualche miglioramento. Nel 2025 trova a rischio di povertà o esclusione sociale il 22,6% della popolazione, 13,3 milioni di persone circa: un numero molto alto, ma in calo rispetto al 23,1% dell'anno precedente. In buona parte la discesa è dovuta all'aumento dell'occupazione, perché cala il numero di famiglie considerate a "bassa intensità di lavoro". Anche se, come detto, il lavoro povero rimane.
Il rischio di povertà o esclusione sociale riguarda chi è o a rischio povertà, o in una situazione di grave deprivazione materiale e sociale, o appunto a "bassa intensità di lavoro" (o anche una combinazione delle tre cose). Il rischio è maggiore tra i pensionati e chi può contare principalmente su aiuti pubblici: al 32,6%, quasi uno su tre. È molto elevato anche per i lavoratori autonomi (23,9%, in aumento) mentre è più contenuto per i lavoratori dipendenti (14,3%).
Come detto, scende il numero di famiglie con persone a bassa intensità di lavoro, cioè quelle che hanno lavorato meno di un quinto del tempo in cui avrebbero potuto farlo. Si parla comunque di 3,9 milioni di persone circa. Le persone in condizione di grave deprivazione materiale e sociale sono in aumento invece. In questo gruppo rientra chi non ha abbastanza soldi per affrontare spese impreviste, o il pagamento dell’affitto, o un pasto adeguato, o ancora attività di svago fuori casa. È il 5,2% della popolazione, in aumento rispetto al 4,6% del 2024: sono oltre tre milioni di persone.