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Attacco all'Iran di Israele e USA

Iran, Meloni rompe il silenzio su Crosetto a Dubai: “Non ha mai smesso di fare il suo lavoro”

La presidente del Consiglio Meloni rompe il silenzio sul caso del ministro della Difesa Crosetto volato a Cipro a poche ore dall’attacco in Iran da parte di Usa e Israele: “Non ha mai smesso di fare il suo lavoro”.
A cura di Annalisa Cangemi
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un'intervista al Tg5, dopo 48 ore, rompe il silenzio sulla vicenda del ministro Crosetto bloccato a Dubai durante le prime ore dell'attacco di Usa e Israele in Iran, e prende le sue difese: "Posso dirle che il ministro Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro", ha dichiarato la premier, come si legge dalle anticipazioni dell'intervista che andrà in onda questa sera.

Secondo queste prime dichiarazioni, la premier non ha specificato se, al contrario dei vicepremier Salvini e Tajani, fosse stata informata o meno del viaggio con la famiglia del ministro della Difesa negli Emirati Arabi Uniti. Sulla trasferta del ministro restano diversi punti oscuri, sebbene Crosetto abbia fornito la sua versione dei fatti alle commissioni Difesa di Camera e Senato.

"Attualmente il governo è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimasti bloccati, particolarmente nei paesi del Golfo. Siamo in contatto con quei paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei, l'obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati".

Meloni comunque ha ribadito che l'Italia non è stata informata delle imminenti operazioni americane in Iran: il nostro paese avrebbe ricevuto lo stesso trattamento riservato dalla Casa Bianca agli altri alleati. Con l'Iran "l'accordo è fallito e Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei".

Meloni preoccupata per i droni iraniani a Cipro

"Quanto mi preoccupa la guerra, arrivata in Europa con i droni che hanno raggiunto Cipro? Mi preoccupa. Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina. Quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos". Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una intervista in onda questa sera al Tg5. "Mi preoccupa ovviamente perché sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga", ha detto ancora la presidente del Consiglio, in merito a eventuali rischi sulla sicurezza e ripercussioni anche per l'Occidente.

"In un momento nel quale vacilla il diritto internazionale, noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo contestate atomiche", ha detto ancora.

L'attacco di Meloni al fronte del No alla riforma Nordio: "Mentono"

Quindi un passaggio sul referendum costituzionale sulla Giustizia: "Il tema riguarda gli italiani, tutti, ogni giorno, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno problemi con la giustizia. Perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà dei cittadini, lavoro. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali per governare lo stato. E se non funziona purtroppo ricade su di loro", ha detto rispondendo a una domanda sul pericolo di una scarsa affluenza alle urne.

"È una riforma necessaria per modernizzare l'Italia. È una riforma giusta, tanto giusta che i sostenitori del No hanno bisogno di mentire per essere convincenti. Si dice che con questa riforma noi vogliamo sottomettere la giustizia alla politica. Solo che è falso perché la riforma fa esattamente il contrario. Toglie la facoltà al Parlamento e ai partiti di indicare una parte del Csm, cioè dell'organo di autogoverno della magistratura e toglie la facoltà alle correnti ideologizzate della magistratura di decidere sull'altra parte dei membri del Csm".

"Questo meccanismo viene sostituito con un un sorteggio tra chi ha i requisiti ovviamente per ricoprire quell'incarico, che vuol dire liberare quei magistrati dal condizionamento della politica e occuparsi solamente del loro merito. Dopodiché viene detto anche che con la separazione delle carriere l'Italia scivola verso un meccanismo illiberale – ha aggiunto -. Solo che la tesi francamente non regge perché separare le carriere tra il magistrato che giudica e quello che accusa vuol dire rafforzare lo stato di diritto. Non a caso è il sistema prevalente in Europa. Allora, o tutti i paesi europei sono illiberali, oppure è l'Italia che è rimasta indietro. Sull'alta corte disciplinare si dice che noi vogliamo punire i magistrati, ma per chiunque abbia delle responsabilità accade che quando sbaglia viene giudicato da un organismo terzo. Io penso che la riforma sia più che giusta".

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