Meloni manda una nave da guerra a difendere Cipro dall’Iran e dice sì al coordinamento militare con leader Ue

La fregata Federico Martinengo della Marina militare italiana è partita per Cipro venerdì pomeriggio. A bordo ci sono più di 160 soldati italiani. È il primo atto di impegno militare diretto del governo Meloni da quando è iniziata la guerra in Iran con l'attacco di Stati Uniti e Israele.
La mossa è arrivata dopo l'attacco iraniano verso le basi britanniche a Cipro e, sempre ieri, una chiamata a quattro tra Giorgia Meloni, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron. Nella conversazione, di cui Meloni non aveva fatto sapere nulla, i quattro hanno parlato dell'importanza di uno "stretto coordinamento militare", secondo quanto ha riferito Starmer.
La chiamata tra Meloni, Starmer, Merz e Macron: "Serve un coordinamento militare"
La telefonata tra i leader europei è avvenuta nella giornata di venerdì e da Palazzo Chigi non era venuta alcuna comunicazione a riguardo. È stato Downing Street a diffondere una nota a riguardo. L'ufficio del premier britannico ha detto che i quattro hanno "condannato gli attacchi eclatanti dell'Iran" e hanno "convenuto che nelle prossime ore e nei prossimi giorni saranno fondamentali un'intensa attività diplomatica e uno stretto coordinamento militare".
I quattro principali Paesi europei, quindi, hanno deciso di prendere in mano la situazione e chiarirsi tra loro, visto che gli Stati Uniti continuano a procedere senza nessun tipo di coordinamento con gli alleati. I leader hanno deciso che ci sarà un maggior scambio di informazioni tra i rispettivi vertici militari – anche perché a Cipro e nel Mediterraeo ormai diversi Paesi stanno inviando un supporto armato.
Ci sono poi questioni da affrontare con coesione, come il rischio di escalation, il coinvolgimento degli Stati del Golfo e il tema delle basi statunitensi nei vari Paesi europei. Ma anche la gestione delle ambasciate a Teheran, che vanno messe in sicurezza. In tutti questi casi, coordinarsi può evitare sprechi di tempo e risorse in un momento critico.
Cosa c'è a bordo della fregata Martninengo inviata a Cipro
Proprio ieri pomeriggio, come detto, è partito il primo contributo italiano alla difesa di Cipro. Dopo l'attacco missilistico dell'Iran rivolto a una base britannica sull'isola, il Parlamento italiano giovedì aveva approvato una risoluzione del centrodestra che impegnava il governo a "partecipare" allo "sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana". Ma aveva anche chiesto il "dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza, nel perimetro di quanto autorizzato nell'area geografica di intervento, a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell'area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell'area".
Meloni aveva subito chiarito: "Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra". Fatto sta che adesso una nave da guerra italiana con oltre 160 militari a bordo è diretta a Cipro, con funzioni difensive in caso di nuovi attacchi. L'invio è avvenuto nell'ambito di un'operazione coordinata tra Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi.
La nave Martinengo fino all'anno scorso era nel Mar Rosso, a difendere le navi mercantili dagli attacchi missilistici degli Houthi. Si tratta di una delle imbarcazioni più avanzate di cui dispone la Marina italiana, consegnata nel 2018 per un programma di collaborazione tra Italia e Francia. Lunga fino a 144 metri, larga poco meno di venti metri e alta quasi 45. La fregata dispone di missili antiaerei e antinave, con radar che possono avvistare droni o missili in arrivo fino a duecento chilometri di distanza.
L'Iran ha immediatamente minacciato i Paesi che vengono coinvolti nel conflitto: se uno Stato "si unisce ad America e Israele nell’aggressione contro l’Iran, diventerà un obiettivo legittimo per la rappresaglia iraniana". Lo ha detto il viceministro degli Esteri iraniano Majid Takht-Ravanchi, intervistato da France 24.