Inchiesta Garante, l’avvocato e membro del collegio Scorza: “Nulla da nascondere, pubblicherò tutte le spese”

Guido Scorza, componente del collegio del Garante della Privacy e indagato insieme agli altri membri, si difende: “Non ho nulla da nascondere”. E annuncia: “Pubblicherò tutti i dati relativi alle spese fatte per l’esercizio della mia attività istituzionale negli ultimi 5 anni”.
A cura di Giulia Casula
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Guido Scorza, componente del collegio del Garante della Privacy e indagato insieme agli altri membri per corruzione e peculato, difende il suo operato all'interno dell'Autorità ed entra nel merito delle accuse che gli vengono rivolte.  "Le ipotesi di reato contestatici sono gravi e minimizzarle sarebbe sbagliato", esordisce in un lungo video pubblicato sui suoi profili social. "Penso dell'indagine della Procura quello che ho sempre pensato dell'inchiesta di Report. Entrambe giuste, utili, democraticamente preziose".

L'avvocato ricorda di essere "figlio e fratello di magistrati. Guai se i giudici non facessero il loro dovere, se non accertassero se qualcuno viola le regole e non lo chiamassero a rispondere. Ho anche sempre pensato che i processi si debbano fare in tribunale, non in televisione, non sui giornali, non su internet e non ho cambiato idea. In questo caso però, sfortunatamente, è diverso perché questo processo è letteralmente nato online e in televisione. È passato in tribunale e in tempo reale di nuovo tornato a essere celebrato nella dimensione mediatica", specifica.

Spiega di voler raccontare la sua versione dei fatti pubblicamente, in attesa di poterlo fare in un'aula di tribunale. "Le contestazioni sono di tre categorie: la prima è aver chiesto ed ottenuto dei rimborsi non dovuti, la seconda è aver utilizzato la macchina di servizio per finalità non istituzionali, la terza è aver ricevuto denaro o altre utilità per garantire trattamenti più favorevoli onorevoli a soggetti coinvolti in procedimenti davanti al Garante", dice.

Quanto alla prima, "c'è un solo episodio che mi riguarda direttamente. Una cena a Roma il 13 marzo 2025. Vera la cena, vera la circostanza che ho pagato con la carta di credito dell'autorità", ammette. Scorza però chiarisce che la cena in questione "si è tenuta alla vigilia di un evento internazionale organizzato e promosso dal Garante per il giorno successivo"e di aver invitato "previa autorizzazione verbale dell'allora segretario generale, i colleghi dell'agenzia giapponese per la protezione dei dati personali, quelli delle autorità garanti belga e lussemburghese, il supervisor europeo per la protezione dei dati personali. Tutti rappresentanti di altre istituzioni coinvolti nell'evento del giorno dopo. Mi sembrava allora e onestamente mi sembra oggi una cena istituzionale", sostiene.

In ogni caso "davanti alle contestazioni a distanza di mesi ricevute dagli uffici sulla natura istituzionale della cena ho provveduto al rimborso del relativo costo, 622 euro", aggiunge, annunciando che pubblicherà "tutti i dati relativi a quanto speso o fatto spendere all'autorità per l'esercizio della mia attività istituzionale negli ultimi 5 anni". "Non ho davvero nulla da nascondere", sottoscrive.

Quanto all'uso dell'auto blu, Scorza risulterebbe estraneo a qualsiasi contestazione. "D'altra parte, chi mi conosce sa che la utilizzo poco e che mi muovo assai più di frequente, assai più volentieri in monopattino", commenta. Le accuse che lo riguardano più direttamente invece, riguardano i suoi rapporti con E-Lex, lo studio legale da lui fondato e in cui lavora attualmente la moglie. "Sono stato eletto al Garante, come previsto dalla legge, per la mia esperienza e la mia competenza nella materia. L'una e l'altra sono maturate facendo l'avvocato in questo settore per quasi 25 anni. Se questa è una colpa, sono colpevole senza ombra di dubbio. Se invece la colpa sarebbe non aver mantenuto sufficientemente le distanze dal mio passato nell'esercizio del mio ruolo istituzionale o aver addirittura lasciato che il mio passato condizionasse la mia terzietà, la mia indipendenza", si difende.

L'avvocato racconta di aver lasciato a titolo definitivo l'associazione professionale con lo studio legale subito dopo l'elezione nel garante, interrompendo ogni rapporto economico. "È vero che mia moglie ci lavora", riconosce. "Ma ci lavora sin dalle origini e soprattutto non è socia e quindi riceve un compenso mensile completamente indipendente dagli utili dello studio. Difficile, anche solo in teoria, credo, in queste condizioni, ritenere che io abbia avuto in questi 5 anni di mandato qualcosa da guadagnare a favorire il mio vecchio studio. Ma teoria a parte, questo semplicemente non è successo", aggiunge.

Gli episodi specifici che gli vengono contestati sono due: un procedimento nei confronti di Ita Airways e uno nei confronti della Asl di Avezzano. "In entrambi i casi dati e documenti alla mano, mi sento di poter serenamente escludere ogni responsabilità. Le ragioni sono naturalmente di natura tecnico-giuridica e quindi ho preferito riassumerle nel documento che troverete sul mio sito", riferisce. Sulla vicenda degli occhiali di Meta, sollevata inchiesta di Report, ricorda: "Né io né il mio studio abbiamo mai assistito Meta". 

Scorza definisce l'indagine "una vicenda dolorosa nella dimensione umana, nella dimensione professionale, nella dimensione istituzionale" ma "probabilmente necessaria perché fa bene alla democrazia, che i giornalisti facciano domande e cerchino risposte per raccontare quello che succede e soprattutto fa bene alla democrazia che i giudici accertino e verifichino ogni ipotesi di presunta violazione delle leggi. È giusto così. Auspico che la verità emerga al più presto. Questo è quello che ho fatto, questo è quello che voglio continuare a fare, lavorare per proteggere e promuovere la privacy", conclude.

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