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Ilaria Salis dalla detenzione all'elezione in Europa

Ilaria Salis, Lega attacca: “Se è colpevole non può insegnare”. Ue: “Non commentiamo casi singoli”

La Commissione europea, in merito alla vicenda di Ilaria Salis, ricorda che “non commenta casi singoli”, sottolineando che “I problemi riguardanti la detenzione sono responsabilità degli Stati membri”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il caso di Ilaria Salis, l'insegnante italiana di 39 anni detenuta in carcere in Ungheria da quasi 12 mesi, è ormai arrivato in Parlamento e le opposizioni hanno chiesto a Giorgia Meloni di tenere un'informativa urgente. Per il momento la premier si è limitata a sentire al telefono Viktor Orban, il primo ministro ungherese, suo amico di vecchia data.

Il colloquio tra i due leader ha avuto come focus il Consiglio europeo straordinario del 1 febbraio, dove i due si vedranno, ma la presidente del Consiglio, "nel pieno rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura ungherese", come hanno specificato fonti di Palazzo Chigi, ne ha approfittato per portare all'attenzione di Orban il caso Ilaria Salis. Le immagini della maestra italiana, accusata di aver aggredito due neonazisti a un raduno, che entra nell'Aula di un tribunale ungherese con mani e piedi legati e tenuta in catene da una guardia penitenziaria hanno provocato lo sdegno di tutti i gruppi di minoranza: "Ilaria Salis deve tornare in Italia", ha tuonato la segretaria dem Elly Schlein.

Ieri fonti diplomatiche ungheresi, interpellate dall'Ansa, si sono rifiutate di entrare nel merito della vicenda: "Non commentiamo, sono questioni delicate". E intanto, sulla base delle segnalazioni ricevute, in Italia il Garante dei detenuti si è attivato, in contatto con gli omologhi meccanismi in Ungheria e con l'Ue, per un intervento preventivo sulla tutela del detenuto, affinché siano eliminate tutte le misure inumane e degradanti, come le catene ai polsi e ai piedi della donna.

Il caso di Ilaria Salis ha acceso un faro sulle condizioni carcerarie nell'Ue e sulle profonde disparità tra i 27 Stati membri. E ha messo in evidenza i limiti delle competenze di Bruxelles nel far rispettare elementi base dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto. L'Ue non interviene per commentare i singoli casi, anche se nei giorni scorsi il commissario Didier Reynders si era detto disponibile ad aiutare l'Italia nei colloqui bilaterali con l'Ungheria. Ma resta il fatto che "I problemi riguardanti la detenzione sono responsabilità degli Stati membri", ha spiegato il portavoce per la Giustizia dell'esecutivo Ue Christian Wigand durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ribadendo la linea di basso profilo tenuta dall'Ue.

La Commissione però "nel dicembre 2022 – ha ricordato Wigand – ha raccomandato agli Stati membri standard minimi sulla detenzione e gli Stati membri riferiranno entro 18 mesi" su questo. Gli Stati membri dovrebbero ricorrere alla custodia cautelare solo come misura di ultima istanza. Dovrebbero essere preferite misure alternative alla detenzione e nei casi in cui tale misura viene decisa, per pericolo di fuga, di reiterazione del reato o inquinamento delle prove, questa decisione andrebbe rivista ogni mese.

Gli Stati poi dovrebbero assegnare a ciascun detenuto una quantità minima di superficie di almeno 6 metri quadrati in celle singole e 4 metri quadrati in celle multiple, garantire buoni standard igienici, prodotti sanitari di base, compresi gli asciugamani igienici, acqua calda e corrente, indumenti e biancheria da letto adeguati e puliti, nonché i mezzi per mantenerli puliti, che il cibo sia fornito in quantità e qualità, tenendo conto delle condizioni fisiche, religione, cultura dei detenuti. Solo raccomandazioni, insomma, mentre nessun accenno alla condizione dei detenuti è presente nel capitolo ‘Ungheria' dell'ultimo Rapporto sullo Stato di diritto della Commissione europea. Ma Budapest è nel mirino dell'Ue da tempo sul versante dello stato di diritto.

La Lega attacca: "Se è colpevole non può fare l'insegnante"

"Siamo certi che la maestra Ilaria Salis saprà dimostrarsi innocente dopo essere finita nei guai in Ungheria perché arrestata con un manganello a una manifestazione di estrema sinistra e accusata di aver aggredito due persone. Le immagini di Ilaria Salis in manette non ci lasciano indifferenti, ma se fosse colpevole – e non vogliamo nemmeno immaginarlo – sarà doveroso radiarla dalle graduatorie ministeriali: d'altronde la sua ultima supplenza risale al 12 gennaio 2023 ed era terminata il giorno prima di recarsi in Ungheria. Confidiamo nella saggezza dei giudici di Budapest che – rassicuriamo la sinistra italiana e i suoi media – non sono controllati da Orban, con l'auspicio possano confermare che in classe i nostri figli non rischieranno di trovare una facinorosa", ha dichiarato in una nota il deputato della Lega Rossano Sasso, capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera.

Anche Matteo Salvini conferma la posizione espressa dal deputato del Carroccio: "Contiamo su un processo giusto e veloce sperando nella sua innocenza. Se fosse dimostrata colpevole, ovviamente sarebbe incompatibile con l'insegnamento in una scuola elementare", ha ribadito.

Secondo il leader della Lega "è fondamentale chiedere condizioni di detenzioni civili, umane, rispettose, e un giusto processo. Spero che si dimostri innocente perché qualora fosse ritenuta colpevole, atti di violenza imputabili a un'insegnante elementare che gestisce il presente e il futuro di bimbi di 6-7-8 anni sarebbero assolutamente gravi", ha detto. "Il fatto che poi sia a processo anche in Italia per altri episodi di violenza e altre aggressioni sicuramente è spiacevole però le catene in un'aula di tribunale non si possono vedere. Quindi bene fa il governo italiano a chiedere il rispetto dei diritti di colei che è presunta innocente, fino a prova contraria. Poi la sinistra che invoca l'indipendenza della magistratura in Italia ovviamente immagino abbia lo stesso rispetto per le magistrature di altri paesi europei". 

"È incredibile che davanti a una connazionale, una donna, portata in tribunale in catene e trattata peggio di un animale ci sia chi, come il leghista Rossano Sasso, arrivi a fare dichiarazioni vergognose come quella che ha fatto oggi. Sasso è arrivato a dire che la Salis non potrebbe più fare l'insegnante ove fosse colpevole. Non lo sfiora l'idea che questo sia l'ultimo dei problemi, davanti a una persona trattata in quella maniera e che rischia anni e anni di carcere in condizioni disumane. Siamo di fronte all'ennesima esternazione vergognosa di un personaggio squallido che andrebbe allontanato immediatamente dalle istituzioni. È lui che non può fare il parlamentare, non la Salis l'insegnante", hanno replicato i parlamentari M5S in commissione Cultura alla Camera Antonio Caso, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato.

La replica del padre di Ilaria

"Ci sono reati ostativi alla professione di insegnante. I reati che verranno contestati, ammesso che verranno contestati, se saranno ostativi vorrà dire che Ilaria non potrà insegnare. Non c'è niente da aggiungere": sono le parole di Roberto Salis, padre di Ilaria, al podcast ‘Metropolis' di Repubblica, replicando alla posizione della Lega, espressa dal deputato Rossano Sasso.

Il padre di Ilaria ha anche valutato positivamente la telefonata tra Meloni e Orban di ieri: "Improvvisamente qualcuno si è accorto della mia voce nel deserto. Ma io sono un uomo d'azione, quanto successo finora sono chiacchiere, i fatti sono un'altra roba. Anche se la telefonata Meloni-Orban è un'ottima notizia", ha detto in un'intervista a La Repubblica.

Roberto Salis dopo 11 mesi è riuscito a vedere l'ambasciatore italiano a Budapest: "È la prima volta. Evidentemente da febbraio scorso ha avuto impegni più gravosi che occuparsi di mia figlia". Insieme "abbiamo studiato un piano per provare a riportarla a casa che dovrà essere validato dai ministri della Giustizia e degli Esteri – ha aggiunto -. A quel punto gli avvocati in Ungheria potranno fare richiesta di domiciliari". 

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