Il post neofascista della consigliera di Azione Universitaria sulla commemorazione per le foibe a Bologna

"Terra e sangue", è questa la scritta che campeggia nel collage di immagini pubblicato sui social da Valeria Petrini, consigliera nazionale degli studenti universitari eletta con Azione Universitaria. Immagini che ritraggono la fiaccolata notturna svoltasi a Bologna in occasione della Fiaccolata del Ricordo, dedicata ai "martiri delle foibe e agli esuli istriani, giuliani e dalmati". Una scelta comunicativa che ha attirato l'attenzione per il linguaggio utilizzato e per i riferimenti simbolici richiamati. A portare alla luce la vicenda è stato Alekos Prete, che su X (ex Twitter) ha pubblicato gli screenshot delle storie ricondivise da Petrini, soffermandosi in particolare sull'uso dell'espressione "terra e sangue".
Il collage arriva al termine di una sequenza di post e ricondivisioni legate alla stessa iniziativa. Poco prima Petrini aveva infatti condiviso un altro post ufficiale dell'evento, pubblicato da Azione Universitaria Unibo insieme a Gioventù Nazionale Bologna e Azione Studentesca Bologna, in cui la manifestazione veniva presentata come un momento per "tenere vivo il ricordo contro chi tenta ogni anno di cancellarlo". Nell'immagine compariva il consueto striscione con la scritta Istria, Fiume, Dalmazia, terre d'Italia, slogan utilizzato da anni nelle iniziative dell'area nazionalista e post-fascista sul tema del confine orientale. A margine del post, Petrini aveva commentato: "Siamo la memoria e il gesto. In ricordo di chi morì pur di non rinunciare alla propria italianità. Due volte italiani, per nascita e per scelta. Onore imperituro ai martiri delle foibe".
Già alcuni giorni prima, il 30 gennaio, la consigliera aveva annunciato la propria partecipazione alla fiaccolata condividendo su Facebook l'evento, accompagnato da un commento in cui scriveva: "Doveroso non mancare a questo appuntamento. Anche le pietre parlano italiano", una frase che richiama il titolo di un brano del gruppo La Compagnia dell'Anello, formazione musicale neoprogressive nata negli anni Settanta e considerata, insieme ad altre band come gli Amici del Vento, parte di una scena alternativa di destra legata all'area neofascista, in cui la narrazione storica e l'identità nazionale assumono un ruolo centrale.
Il significato di "terra e sangue"
Ma torniamo all'espressione "terra e sangue". La frase non è una formula neutra né una semplice metafora poetica. È la traduzione diretta del motto nazista "Blut und Boden" ("sangue e suolo"), elaborato negli anni Trenta da Richard Walther Darré, ministro dell'Agricoltura del Terzo Reich, e sostenuto da Hitler come pilastro dell'ideologia nazionalsocialista. Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, contribuì poi a diffondere il concetto legandolo alla retorica del nazionalismo biologico e del culto della terra, presentata come spazio sacro della nazione. Il concetto lega infatti in modo indissolubile l'appartenenza etnica al territorio: il "sangue", inteso come identità biologica e razziale, e la "terra", elevata appunto a simbolo nazionale. Una visione che ha attraversato tutta la propaganda nazista e che, nel dopoguerra, è rimasta un riferimento costante per l'estrema destra neofascista e neonazista europea, continuando a essere utilizzata come marcatore identitario e simbolico.
Il brano di accompagnamento
Ma non è finita qua. Petrini ha infatti scelto di accompagnare il collage di immagini con il brano "Terra Rossa" degli Ultima Frontiera, un gruppo triestino che da anni viene associato alla scena Rock Against Communism (RAC), circuito musicale internazionale legato all'estrema destra che utilizza la musica come strumento di propaganda politica, identitaria e revisionista. Il testo del brano, facilmente reperibile su internet, insiste sulla rivendicazione nazionalista di Istria, Fiume e Dalmazia come terre italiane, richiamando un immaginario politico che affonda le proprie radici nel Novecento più radicale.
Alla fiaccolata era presente anche Stefano Cavedagna, esponente di Fratelli d'Italia e membro del Parlamento europeo che, sui social ha scritto: "Non c'è futuro senza ricordo. L'uccisione sistematica degli italiani nelle Foibe da parte dei partigiani comunisti di Tito è una pagina dolorosissima della nostra storia nazionale e merita rispetto, consapevolezza e condivisione. Ricordare significa dare voce a chi, solo perché italiano, è stato gettato in una foiba. Bisogna costruire una memoria condivisa ricordando una terra che gli italiani di là chiamavano casa. Grazie ai nostri movimenti giovanili, che da molti anni passano il testimone di mano in mano di generazione in generazione".