Il lobbista pro-Israele in Ue: “Meloni amica di Tel Aviv, la sinistra in Italia fomenta l’antisemitismo”
“Quello che ho visto nella sinistra italiana è una politica estremamente anti-Israele, al punto da diventare davvero problematica e da alimentare l’antisemitismo”, dice a Fanpage.it Tomas Sandell, lobbista e fondatore di European Coalition for Israel (Eci). L’alleanza tra la “sinistra radicale” e gli “islamisti”, un fenomeno che si starebbe diffondendo in tutta Europa, non è più solamente “una minaccia contro Israele, ma contro l’Occidente in quanto tale, e persino contro l’Italia stessa”.
Eci è un movimento che punta a “promuovere relazioni migliori tra Israele ed Europa attraverso l’advocacy e l’educazione”, come si legge sul sito ufficiale. L’organizzazione sostiene, tra le altre cose, "il diritto del popolo ebraico ad affermare la sovranità sulla Cisgiordania e Gerusalemme"; è stata co-fondata nel 2003 da Cristiani per Israele Internazionale (C4I), rete sionista con filiali "in oltre 40 paesi" e attività "in tutti e cinque i continenti" che finanzia gli insediamenti israeliani nella West Bank.
Come ha rivelato Fanpage.it la sezione italiana di C4I, che raccoglie donazioni per realizzare progetti nei territori occupati, vanta legami solidi con Fratelli d’Italia e con la Lega. A due dei numerosi convegni organizzati al Senato dalla filiale italiana – su invito e con il contributo di politici di destra – ha partecipato anche Sandell, in qualità di relatore. Oggi però, come lui stesso precisa a Fanpage.it, Eci e C4I sono entità separate: “Siamo in ottimi rapporti, ma con l’evolversi delle cose Eci è diventata una voce distinta, un’organizzazione indipendente”.
L’associazione di Sandell opera a Bruxelles, perché al centro della sua attività di lobbying ci sono le istituzioni europee. Gli chiediamo se questo, considerando il dibattito in corso sulle sanzioni a Israele, possa essere considerato come uno dei momenti peggiori per le relazioni tra l’Ue e Tel Aviv: “Non direi. Penso che questo sia il punto più basso nelle relazioni tra Gerusalemme e Londra”. La responsabilità sarebbe anche del nuovo ministro degli Esteri Ed Miliband, che sta promuovendo sanzioni contro i coloni israeliani. Tuttavia, sottolinea Sandell, non si tratta mai di “una sola persona”.
Inoltre, "dobbiamo sempre ricordare che le cose possono cambiare rapidamente. Se guardiamo all'esempio della Slovenia, un giorno è il Paese più anti-Israele, il giorno dopo è il più pro-Israele. E l'abbiamo visto in molti paesi. Quindi nulla è scolpito nella pietra". In Europa, ricorda Sandell, coesistono diverse posizioni sul tema. Però Giorgia Meloni, dice il fondatore di Eci, “è chiaramente un’amica di Israele". E "se guardiamo all’insieme dei paesi dell’Ue, l’Italia sta chiaramente dalla parte giusta”.
Chi è Tomas Sandell, da giornalista a lobbista pro-Israele
Negli anni Novanta Tomas Sandell, cittadino finlandese, lavora a Bruxelles come giornalista accreditato presso le istituzioni europee. Nel 2001 si tiene la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite contro il razzismo di Durban; secondo il fondatore dell’European Coalition for Israel quell’evento – nel corso del quale Israele è stato al centro di durissime contestazioni – segna una svolta nel ritorno dell’antisemitismo nel Vecchio Continente. L’intuizione all’origine di Eci matura in quel contesto: “non sarà portavoce di Israele, non sarà un’organizzazione ebraica e neppure un’organizzazione americana, ma qualcosa di unico: una realtà europea dal basso”. Nel 2003 l’idea prende forma e nasce l’European Coalition for Israel.
Alla fondazione partecipa, come detto, anche Christian for Israel International: in seguito le due organizzazioni – pur conservando buoni rapporti – prendono strade diverse. “Penso che, come espressione culturale, questa fosse una cosa unica in Europa: persone provenienti da un background cristiano che agiscono nella sfera politica”.
Come lavora Eci per influenzare il dibattito europeo
L’European Coalition for Israel è iscritta al Registro per la trasparenza dell’Ue come associazione che svolge attività di rappresentanza di interessi. Produce documenti che condivide con i decisori politici, organizza convegni al Parlamento europeo, conduce campagne pubbliche e, tra varie iniziative, ha anche diffuso una classifica degli europarlamentari più filoisraeliani, dal meno al più allineato. Sandell però spiega a Fanpage.it che lo strumento più efficace a disposizione di un lobbista resta “la condivisione di informazioni”. Gli chiediamo di fornirci un esempio: un obiettivo concreto che Eci ha raggiunto ed è nelle condizioni di rivendicare.
“Non vogliamo alimentare quest’idea che circola in alcuni ambienti secondo cui esisterebbe una potentissima cabala ebraica. Siamo una piccola organizzazione, siamo modesti, facciamo questo soprattutto per convinzione morale. Ma, per darvi una risposta, già nel 2005 abbiamo promosso e organizzato il primo evento per il Giorno della Memoria al Parlamento europeo, che oggi è diventato un appuntamento annuale ospitato dal presidente dell’Eurocamera”.
Sul proprio sito Eci si attribuisce anche altri risultati: nel 2005 “ha presentato un’analisi critica dei finanziamenti dell’UE all’Autorità Palestinese. Nel corso dell’anno, la Commissione europea ha deciso di congelare i propri finanziamenti all’Autorità Palestinese, citando le argomentazioni contenute nel nostro rapporto”.
L’organizzazione, racconta Sandell, mette in pratica un approccio multilivello, che coinvolge istituzioni europee, governi nazionali e partiti politici: “Il Parlamento europeo ha poteri molto limitati. Il potere è nel Consiglio europeo, che è composto dagli Stati membri. Quindi è scontato che sia a livello degli Stati membri che dobbiamo convincere le persone sulle politiche”.
L’incontro con Palazzo Chigi mentre l’Ue discuteva misure contro gli insediamenti
Il 12 giugno 2026 il direttore di Eci ha incontrato a Roma Roberto Storaci, funzionario che lavora nell’Ufficio del Consigliere diplomatico della presidente del Consiglio, per confrontarsi sulle “relazioni tra Unione Europea e Israele in vista del Consiglio Europeo”, in programma la settimana successiva.
Fanpage.it gli ha chiesto di cosa hanno discusso e se l’incontro con un diplomatico di alto livello come Storaci abbia contribuito a determinare la posizione dell’Italia sulle sanzioni commerciali ai prodotti realizzati negli insediamenti israeliani; infatti, al Consiglio degli Affari Esteri dell’Ue, Roma e altri Stati hanno preteso l’unanimità, che de facto significava rendere impossibile il raggiungimento di un accordo e dunque rendere le misure operative, visto che paesi come la Germania erano e sono apertamente contrari.
Sandell riconosce che incontri simili possano costituire una leva importante, però si tratterebbe solamente “di scambiarsi informazioni, ascoltare e avere questo tipo di conversazioni: è questo che definisce il nostro modo di lavorare e il modo in cui le cose si sviluppano". Questi confronti, aggiunge, "sono off the record, quindi non entrerei mai nei dettagli di ciò che viene discusso esattamente”.
Gli chiediamo se hanno parlato anche di Cisgiordania ed insediamenti: “Abbiamo discusso delle questioni che erano sul tavolo e quello che lui ha rivelato non era certo un segreto per quanto riguarda la posizione del governo italiano. E naturalmente ciò che avrei trasmesso io è la nostra posizione, su quali basi poggia e come la spieghiamo. Ma è stata una discussione buona e aperta”. Rispetto all’ipotesi che abbia condizionato la postura dell’esecutivo sul dossier coloni Sandell ironizza: “Potrei essere presuntuoso, ma non sono così presuntuoso. Penso che sul governo italiano non abbiamo nessuna influenza. Abbiamo dalla nostra parte soltanto la nostra storia e il nostro argomento morale”.
Tuttavia, si dice felice del fatto che l’Italia e la Germania, seppur con modalità e posizioni differenti, abbiano fatto saltare le restrizioni commerciali contro gli insediamenti. Anche se Meloni “è un’amica di Israele”, puntualizza Sandell, non può essere considerata un’alleata dei coloni presenti nella Cisgiordania occupata. Peraltro, il capo di Eci non considera una posizione radicale "credere che Giudea e Samaria siano occupate".
A suo giudizio per il governo Meloni pesano sia i vincoli della politica europea – perché l’Ue è allineata con l'Onu e, almeno ufficialmente, considera illegali gli insediamenti – che quelli della politica interna: la premier italiana deve pensare “anche al modo in cui posizionarsi in vista delle prossime elezioni”, dato che “stare fermamente dalla parte di Israele non porta necessariamente voti aggiuntivi”.
L'alleanza tra la sinistra e l'islamismo contro Israele
Ora c’è la destra al governo ma le elezioni politiche sono dietro l’angolo e lo scenario potrebbe cambiare. “Sono preoccupato per la sinistra radicale in Italia”, confessa Sandell, “perché è molto simile a quello che vediamo in Gran Bretagna o in Svezia, dove si sta alleando con gli islamisti”.
Sulle cause del distacco tra la sinistra europea e lo Stato ebraico la riflessione dell'ex giornalista parte da lontano: “Finché Israele era un esperimento sociale dei kibbutz e, prima del 1967, Davide contro Golia, i socialisti lo sostenevano molto. Ma poi nella misura in cui Israele non si è sviluppato in quella direzione, diventando un’utopia socialista, molte persone di sinistra l’hanno vissuto quasi come un tradimento”. Però negli ultimi anni il mondo progressista, a giudizio del direttore di Eci, non ha assunto un approccio critico verso Tel Aviv solo per ragioni storiche, bensì anzitutto per tornaconto elettorale: “Lo abbiamo visto nelle elezioni svedesi, dove c’è una popolazione musulmana che cresce e vota a sinistra”, perché questa fazione ormai “ha fatto della Palestina il suo principale messaggio elettorale”. Del resto, "la politica è un gioco cinico": i socialisti "hanno perso molto terreno a favore della destra populista per quanto riguarda il voto operaio", quindi "hanno trovato un altro elettorato".
Gli chiediamo se il reale motivo di questa scollatura possa essere individuato nell'approccio autoritario di Benjamin Netanyahu e i massacri di Gaza: “In una certa misura”, risponde, “ma direi in una misura molto limitata”. Sandell sostiene che, dopo il 7 ottobre, l'attuale premier in realtà sia stato “uno dei leader più moderati in Israele, mentre molti di quelli che oggi fanno campagna per sostituirlo erano molto più radicali, compresi esponenti del centro. Penso che oggi l’ossessione per Netanyahu sia un po’ come l’ossessione per i Rothschild, cento anni fa”.
Gli facciamo due nomi, chiedendo se il loro estremismo stia danneggiando Israele: Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, i ministri fanatici della destra messianica: “Sì, sono d’accordo. Penso che l’attuale composizione [del governo] sia infelice. Penso che l’attuale primo ministro sarebbe il primo a riconoscerlo, ma la domanda è chi bisogna incolpare". Secondo Sandell, la responsabilità della loro presenza nella maggioranza di governo sarebbe anche di altri leader politici che, invece, hanno escluso l'ipotesi di un accordo con Netanyahu. Costringendolo ad appoggiarsi all'ultradestra.