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Il karaoke alla festa di Salvini è l’ennesimo scivolone comunicativo del governo Meloni

Il giornalista Nicola Porro, che ha ripreso e postato sui social il video del karaoke di Salvini e Meloni, ha detto di averlo fatto dopo aver chiesto “il permesso”. La divulgazione di quel filmato non è stato dunque un incidente, ma è stato frutto di sciatteria comunicativa: il timing e il contesto in questo caso fanno la differenza.
A cura di Annalisa Cangemi
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Quando la toppa è peggiore del buco. Viene da dire questo leggendo la spiegazione che il giornalista Nicola Porro, uno degli invitati presenti alla festa a sorpresa per i 50 anni di Matteo Salvini venerdì sera, ha postato sul suo sito e condiviso sui social. Porro è colui che ha pubblicato il contestato video della performance di Salvini e Meloni, che si sono esibiti al karaoke cantando La canzone di Marinella di Fabrizio De André.

Porro ha spiegato di aver ricevuto il via libera dai due protagonisti del filmato prima di condividere il contenuto sui social. Dice insomma di essere stato autorizzato: “L’ho fatto, evidentemente dopo aver chiesto il permesso, per far vedere come tutte le cazzate che scrivevano i giornali in quei giorni, riguardo dei presunti malumori interni al governo, fossero totalmente inventate”. Un modo insomma per far capire che non ci sono spaccature all’interno del centrodestra (al party c’era anche Silvio Berlusconi) e tra Fdi e Lega.

Pare quindi che i diretti interessati, e lo stesso autore del video, non avessero considerato le conseguenze: rendere pubblico quell’evento, che avrebbe dovuto rimanere riservato, mostrare la presidente del Consiglio e il ministro dei Trasporti in un momento di spensieratezza, all’indomani del disastro comunicativo del Cdm a Cutro, è stato un errore da matita blu, che ha reso ancora più evidente il totale scollamento del governo dal dolore dei familiari delle vittime del naufragio di Crotone e da una comunità ancora scossa e ferita da questo evento traumatico.

Non si vuole qui sostenere che il leader della Lega non potesse festeggiare il suo compleanno con amici e parenti. Avrebbe però dovuto fare in modo che fosse un momento intimo, in un contesto assolutamente privato. Se è vero quello che afferma il giornalista Nicola Porro, cioè che la divulgazione del video non è stato un incidente, ma era il tentativo maldestro di dimostrare la piena sintonia tra i leader della maggioranza, allora Giorgia Meloni ha un problema che si chiama sciatteria comunicativa, approssimazione. E non è meno grave del finto vittimismo, dell’indifferenza nei confronti dei morti annegati e del cinismo ostentati alla conferenza stampa di Cutro.

Il giornalista dice che si trattava di “una festa più che sobria”: Salvini, Meloni e Berlusconi non facevano i “trenini” e quello non era il “Piper”. Tajani ieri si è mostrato più che indignato, affermando che “I leader dei partiti sono persone normali che festeggiano i compleanni con i loro amici”, e dunque non ci sarebbe nessuno “scandalo”. Così però si rischia di spostare il vero focus della questione: se dicessimo davvero che per una presidente del Consiglio e un ministro cantare al karaoke è sconveniente saremmo evidentemente ipocriti. Non lo abbiamo certo pensato per la premier finlandese Sanna Marin che la scorsa estate ballava e beveva a un party con un gruppo di amici e non pensiamo che cantare a una festa sia di per sé un comportamento disdicevole. Ma il contesto e il timing in questo caso fanno la differenza.

Non dimentichiamo che appena il giorno prima il governo quasi al completo si era spostato in Calabria per approvare un decreto sul tema immigrazione, senza nemmeno toccare la questione dei salvataggi, e senza offrire alcuna soluzione pratica affinché stragi come quella di Crotone non si verifichino più. Invece di spiegare perché quella notte non sono uscite le unità della Guardia Costiera, l’esecutivo ha licenziato un provvedimento propagandistico, per annunciare addirittura che si vorrebbe dare la caccia “in tutto il globo terracqueo” agli scafisti, facile nemico e capro espiatorio.

E intanto di ora in ora il bollettino dei morti peggiora: mentre scriviamo sono 79, di cui 33 minori. Il mare continua a restituire dopo 15 giorni corpi senza vita di bambini e bambine, e probabilmente altri cadaveri saranno ritrovati, perché in base alle stime dei superstiti dovrebbero mancare all'appello almeno un'altra ventina di persone. E a ogni ritrovamento lo strazio si rinnova.

Ma non è tutto. Nell’agenda della premier non era prevista una tappa al Palamilone per rendere omaggio alle vittime e incontrare i familiari, un passaggio escluso dalla tabella di marcia probabilmente per paura che Meloni venisse contestata o per timore che risultasse incoerente rispetto alle politiche dell'esecutivo. Solo alla fine della conferenza stampa, e solo perché Meloni si è vista incalzata e pressata dai cronisti, è arrivata la comunicazione di un invito a Palazzo Chigi per i parenti dei migranti annegati, invito declinato con forza, perché giudicato giustamente tardivo. In tutta la giornata a Cutro insomma la presidente del Consiglio si è limitata a scoprire al palazzo comunale una targa in ricordo delle vittime.

Per tutto questo, non perché siamo moralisti, troviamo del tutto fuori luogo quel karaoke a squarciagola. Così come la passerella a Cutro si è rivelata un insuccesso clamoroso, allo stesso modo decidere di esporre sui social quella scena goliardica è stato l’ennesimo scivolone comunicativo, che denuncia non solo assenza di empatia e arrogante strafottenza nei confronti di questa tragedia che non si è ancora conclusa, e per chi continua a morire nel Mediterraneo, ma anche una colpevole inadeguatezza.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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