Il governo prepara un decreto per tagliare le accise su benzina e gasolio: che effetto avrà sui prezzi

I prezzi del petrolio schizzano verso l'alto mentre il governo sta ancora cercando una soluzione per intervenire. Nelle ultime ore i futures (cioè le ‘previsioni' del mercato) su Wti e Brent, i due principali indici del petrolio mondiale, hanno superato i 100 dollari al barile e le prospettive potrebbero anche peggiorare, in base alle evoluzioni della guerra in Iran. Il governo Meloni ha in programma un decreto urgente, da varare nel Consiglio dei ministri di domani, per riattivare il meccanismo delle accise mobili su benzina e gasolio. Il suo impatto, però, potrebbe essere piuttosto limitato.
Cosa vuole fare il governo per tagliare le accise e abbassare i prezzi di benzina e gasolio
Le accise compongono la maggior parte del prezzo di benzina e diesel, questo è noto. Dall'inizio di quest'anno sono uguali sui due tipi di carburanti, a seguito di un intervento nell'ultima legge di bilancio: costano 67 centesimi al litro, a cui si aggiunge poi l'Iva al 22% sul prezzo complessivo.
L'Iva è la parte chiave del meccanismo delle accise mobili, introdotto dal governo Meloni nel 2023. Più il prezzo alla pompa aumenta, più lo Stato incassa con l'Iva. Se si va oltre una certa soglia, si può decidere di usare una parte di quei guadagni (il 22%, quindi 2,2 centesimi ogni dieci centesimi di aumento) per ridurre il costo del pieno per gli automobilisti.
La presidente del Consiglio Meloni ha minacciato anche un'altra misura, ovvero un "aumento delle tasse" sulle aziende "responsabili di atteggiamenti speculativi". Per il momento, però, non c'è nessun fondamento per questa minaccia. I primi provvedimenti del governo si concentreranno sulle accise e non è ancora ben chiaro come si potrebbero aumentare le tasse su eventuali speculazioni (che per il momento, stando agli esperti, sembrerebbero essere in atto soprattutto da parte delle compagnie petrolifere).
Che effetto ha il meccanismo delle accise mobili sui prezzi alla pompa
Domani il Consiglio dei ministri si riunirà e varerà un decreto appositamente rivolto alle accise. Potrebbe trattarsi di una modifica della norma del 2023, cioè appunto del meccanismo delle accise mobili. La norma oggi prevede che gli sconti possano partire se il prezzo del petrolio supera per due mesi – in media – quello che il governo aveva previsto. Nei documenti contabili diffusi dall'esecutivo la previsione per il 2026 era di 66,1 dollari al barile, una soglia che già da fine gennaio è stata superata (seppur di poco) in modo abbastanza stabile.
Il problema quindi non dovrebbe essere tanto l'attivazione del meccanismo, quanto la sua efficacia. Gli aumenti alla pompa finora si sono avvicinati ai venti centesimi al litro, e potrebbero crescere ancora se la guerra dovesse prolungarsi e allargarsi. Secondo diversi esperti, al momento le accise mobili potrebbero portare a un taglio di meno di dieci centesimi, più probabilmente circa cinque centesimi al litro. Un miglioramento, sì, ma certamente non un cambiamento risolutivo per i cittadini.
Resta da vedere se il governo deciderà di modificare la misura, rendendola magari più incisiva, nel prossimo Consiglio dei ministri. O se attiverà le accise mobili nella speranza che gli aumenti non continuino troppo a lungo nel tempo. Nel frattempo, invece, il decreto Bollette varato prima della crisi procede il suo iter in Parlamento e non ci si aspetta particolari interventi da parte della maggioranza. Le misure resteranno le stesse, fatta salva qualche modifica a favore delle imprese ancora in via di definizione.