Il Fisco sta controllando tutti i piccoli errori nelle dichiarazioni dei redditi e ha già incassato miliardi

L'Agenzia delle Entrate ha molti modi per verificare se le informazioni dichiarate, sui propri redditi o altre questioni fiscali, sono corrette. Ci sono gli approfondimenti, i controlli specifici, ma anche i cosiddetti microcontrolli, che restano più in superficie. E, tuttavia, fruttano molto. Negli scorsi giorni l'Agenzia ha comunicato i risultati del suo lavoro lo scorso anno, e risulta che ben 8,7 miliardi di euro siano entrati nelle casse dello Stato grazie a questi microcontrolli.
In totale, il Fisco ha dichiarato di aver incassato 36,2 miliardi di euro dalla lotta all'evasione, una somma sempre aumentata negli ultimi cinque anni. Una parte significativa – e in crescita – di questi soldi deriva proprio dai controlli sulle piccole incongruenze nei documenti fiscali. La cifra è stata riportata dal Sole 24 Ore. È il frutto di circa 8,7 milioni di comunicazioni inviate ai contribuenti che avevano inviato dichiarazioni in cui qualcosa non tornava: significa che, in media, ciascuno ha poi sborsato mille euro.
Questo incasso è il frutto di un lavoro molto diffuso e automatizzato. Decine di milioni di dichiarazioni – per la precisione 53,1 milioni – sono state sottoposte a controlli automatici. Sono inclusi i modelli 730 per le dichiarazioni dei redditi dei cittadini, ma anche il modello Redditi, che in alcuni casi lo sostituisce. E le verifiche non si fermano qui: sono inclusi modelli 770 (quelli presentati dai sostituti d'imposta al posto dei contribuenti) e le dichiarazioni Irap e Iva, relative al periodo dal 2022 al 2024. Nello specifico, il grosso della verifica ha riguardato le dichiarazioni inviate nel 2024 (relative al 2023) e anche i modelli 730 inviati lo scorso anno, relativi al 2024.
La procedura è apparentemente semplice, ma è l'automatizzazione che permette di svolgerla su un numero altissimo di dichiarazioni. In pratica, quasi ogni documento che arriva viene immediatamente sottoposto a un primo controllo. Si verifica se ci sono degli errori materiali nel modo in cui è stato compilato. O se, ad esempio, il contribuente ha sbagliato un calcolo e ha lasciato fuori una somma su cui invece dovrebbe pagare le tasse. Per i casi in cui è possibile, si fa anche un controllo con i modelli F24 già presentati in passato sugli stessi importi, per vedere che coincidano.
Come detto, non sono controlli approfonditi. Non si tratta di scavare nei dati a disposizione su un contribuente, oppure ricostruire da dove vengano i suoi soldi, o se ci siano grandi somme che vengono nascoste alla lente del Fisco, o magari vengono fatte passare per detrazioni o deduzioni quando in realtà non se ne hanno i requisiti. È una semplice verifica tecnica, effettuata su un'enorme massa di documenti, per controllare che siano compilati nel modo giusto. Ed è un sistema che già lo scorso anno ha dato i suoi frutti, quindi sarà certamente replicato con le dichiarazioni di quest'anno.
Se emergono delle irregolarità, poi, il contribuente viene avvisato. Nella maggior parte dei casi è necessario il rimborso delle somme che non tornano, che possono anche essere importi piuttosto ridotti. È un meccanismo simile a quello delle lettere di compliance che vengono inviate quando c'è qualcosa che non torna: il cittadino viene avvertito, senza che per questo si apra una cartella con sopra il suo nome. Chi si mette in regola non ha nulla da temere oltre al pagamento di una sanzione molto ridotta.