Sono ore fondamentali per il governo giallorosso. Dopo i numerosi ultimatum lanciati da Matteo Renzi al presidente del Consiglio, il 2021 si apre in modo decisamente movimentato per Giuseppe Conte. Gli scenari sul tavolo, che potrebbero concretizzarsi nei prossimi giorni, sono diversi. Ci sono alcune tappe, però, per cui l'attuale maggioranza dovrà obbligatoriamente passare e proprio da queste potrebbe partire la crisi vera e propria. Questa sera, 5 gennaio, è previsto un primo Consiglio dei ministri in cui si dovranno discutere le misure anti-coronavirus da implementare dopo l'Epifania, cioè alla scadenza del decreto Natale. Poi, proprio il 6 gennaio, il governo si riunirà nuovamente per fare il punto sul Recovery Plan, il punto centrale degli scontri tra Italia Viva e Conte.

Proprio il 6 gennaio potrebbe quindi avvenire lo strappo definitivo. Renzi ha definito il programma di rilancio dell'economia di Conte un "piano senz'anima" e i renziani hanno avanzato le loro proposte chiedendo un cambio di passo e affermando di non essere disposti a retrocedere su alcuni temi. Se in Cdm, quindi, la discussione sui fondi europei non riuscirà a raggiungere una sintesi, le ministre di Italia Viva al governo, Teresa Bellanova all'Agricoltura ed Elena Bonetti alle Pari Opportunità, hanno detto di essere pronte a lasciare l'incarico.

In questo caso, allora, già il 7 gennaio Italia Viva potrebbe ritirare le proprie ministre e lo strappo con Conte sarebbe conclusivo. "Le ministre Bellanova e Bonetti e il sottosegretario Scalfarotto sono persone serie. Stanno al governo perché hanno delle idee, non per vanagloria. Se queste idee non piacciono, noi non siamo come gli altri: le poltrone le lasciamo", ha detto Renzi. Si aprirebbe una crisi al buio, che costringerebbe il presidente del Consiglio ad andare a cercare una nuova maggioranza in Parlamento: alcuni parlamentari, i cosiddetti responsabili, potrebbero decidere di sostenere Conte in modo di evitare di andare al voto. In altre parole, si andrebbe verso un Conte ter senza Italia Viva per arrivare almeno al semestre bianco che inizia ad agosto 2021.

Oppure si potrebbe andare avanti con un nuovo presidente del Consiglio. Un rimpasto che consegnerebbe magari allo stesso Renzi una poltrona ministeriale e permetterebbe al Partito democratico, ma anche al Movimento Cinque Stelle, di restare alla maggioranza. Infine, se le trattative per una nuova maggioranza non dovessero trovare una risoluzione, si farebbe sempre più concreta una terza ipotesi, cioè quella di un ritorno anticipato alle urne. Un'eventualità, in realtà, sostenuta anche dal dem Dario Franceschini. Ma che ai più non piace, considerando il periodo particolarmente delicato in cui il Paese sta cercando di uscire da una pandemia e da una crisi economica gravissima.