“Il Board of Peace è uno strumento di comando degli Stati Uniti: per questo è incompatibile con la nostra Costituzione”

Il controverso progetto del Board of Peace, l'organismo promosso da Donald Trump per la gestione del dopo-Gaza ma concepito con ambizioni ben più ampie, continua a suscitare numerosi dubbi e interrogativi sia sul piano politico che giuridico. Al centro del dibattito c'è un'architettura di potere fortemente sbilanciata a favore degli Stati Uniti, ma un ruolo delicato spetterebbe anche all'Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha infatti espresso apertura verso l'iniziativa, chiarendo però un limite preciso: qualsiasi partecipazione deve essere compatibile con l'articolo 11 della nostra Costituzione, che disciplina la partecipazione del nostro Paese a organismi internazionali. Un nodo che ha trasformato una possibile adesione in un caso politico e costituzionale.
Per comprendere se e perché il Board of Peace, così come è stato concepito, possa rappresentare un problema per l'ordinamento italiano, Fanpage.it ha intervistato Carla Bassu, costituzionalista e professoressa di diritto pubblico comparato all'Università di Sassari.
Professoressa Bassu, l'articolo 11 della Costituzione permette di cedere porzioni di sovranità solo "in condizioni di parità con gli altri Stati". Può spiegare cosa significa e perché questo impedisce all'Italia di aderire al Board of Peace come è stato proposto da Trump?
Le Costituzioni sono documenti storici, frutto del momento in cui nascono e dell'esperienza di chi le elabora: le madri e i padri costituenti avevano chiaro lo scenario di prevaricazione della guerra appena conclusa e del ventennio fascista che l'aveva preceduta. Per questo l'art. 11 prescrive che la cessione, comunque parziale, della sovranità debba essere subordinata al rispetto di requisiti precisi:
1) la pariordinazione giuridica di tutti gli Stati che aderiscono all'accordo;
2) la finalità comune di assicurare pace e giustizia internazionale.
Queste condizioni rendono giuridicamente impossibile la partecipazione al Board of Peace che si caratterizza per una dichiarata asimmetria tra i partecipanti e un ruolo di comando e controllo riservato agli Stati Uniti. La natura di questo organismo, che prevede peraltro una ingente quota di ingresso, risulta in contrasto con la nostra Costituzione nel momento in cui prevede la possibilità di incidere sulla condizione e sull’autodeterminazione di popoli in assenza di un pieno equilibrio tra le parti.
Lo statuto del Board attribuisce al presidente Trump un ruolo dominante e permanente. Dal punto di vista costituzionale, perché questo crea un problema per l'Italia?
Questo aspetto risulta il palese contrasto con la nostra Costituzione che associa il ripudio della guerra al rifiuto di qualsiasi forma di gerarchia o dominio internazionale, aspetto che risulta invece elemento caratterizzante il Board trumpiano.
Se lo statuto del Board fosse invece modificato per riequilibrare i poteri tra Stati membri, l'Italia potrebbe allora partecipare senza violare l'articolo 11?
Bisognerebbe leggere lo Statuto per verificare che effettivamente sia coerente con i requisiti di eguaglianza giuridica, rispetto reciproco tra gli Stati contraenti, democrazia interna e finalità perseguite che devono contraddistinguere le organizzazioni internazionali.
La premier Meloni ha detto che ogni decisione sull'adesione dovrebbe passare dal Parlamento. Può chiarire che ruolo ha il Parlamento in queste decisioni e se potrebbe in teoria modificare l'articolo 11 per consentire l'adesione?
Il Parlamento ha un ruolo centrale e imprescindibile nell'ambito dell'adesione a organizzazioni internazionali e ogni modifica della Costituzione deve essere estremamente ben ponderata perché si tratta di un patrimonio comune, sottratto alla discrezionalità delle maggioranze politiche di turno. Il processo di revisione previsto dall'art. 138 è aggravato perché presuppone un accordo ampio e profondamente condiviso sui cambiamenti da operare. Peraltro, alcuni principi fondamentali rientrano nella parte immodificabile della Costituzione e mi pare che l'art. 11 conservi la sua piena validità, a maggior ragione in questi tempi difficili.
E se invece il nostro paese firmasse comunque lo statuto del Board? Dal punto di vista giuridico, cosa succederebbe? Ci sarebbero conseguenze costituzionali?
Dubito che si possa decidere di operare una forzatura tanto palese della Costituzione. In ogni caso l'ordinamento, che conserva il suo impianto democratico, ha gli strumenti per rispondere e richiamare al rispetto del dettato costituzionale.
L'Italia partecipa regolarmente a Nazioni Unite e Unione Europea. Allora le chiedo, cosa distingue questi organismi multilaterali da un piano come quello proposto appunto da Trump dal punto di vista costituzionale?
La differenza è netta, si tratta di contesti non assimilabili. La partecipazione italiana a ONU e UE è pienamente coerente rispetto all'11 della Costituzione mentre il Board of Peace è un progetto unilaterale proposto dagli USA, che si configura come una struttura gerarchica ed esclusiva, impostata su un rapporto di subordinazione tra i componenti. In questo senso, si ribadisce, risulta in netto conflitto con il nostro ordinamento costituzionale.