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14 Novembre 2021
08:00

Högsta (ICAN) a Fanpage.it: “Siamo più vicini a una guerra nucleare di quanto non si pensi”

Abbiamo intervistato Daniel Högsta, coordinatore internazionale del network ICAN, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari che ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 2017.
A cura di Annalisa Girardi
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Il mondo oggi è più vicino a utilizzare le armi nucleari di quanto la maggior parte della popolazione non realizzi. Abbiamo raggiunto un livello di rischio che non si vedeva dal picco di tensioni della guerra fredda. A dirlo è Daniel Högsta, coordinatore internazionale del network ICAN, l'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari) in un'intervista con Fanpage.it.

Ad aderire alla campagna sono più di seicento organizzazioni provenienti da cento Paesi diversi, ci spiega Högsta: "L'obiettivo è quello di rendere le persone consapevoli delle catastrofiche conseguenze umanitarie delle armi nucleari", ma anche di "promuovere il Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari", che è stato negoziato nel 2017, anno in cui l'ICAN ha vinto il Nobel per la Pace, ed è entrato in vigore nel gennaio di quest'anno. "Vogliamo partire dal Trattato per creare una nuova normativa internazionale contro gli armamenti nucleari. Ora ci stiamo preparando alla prima Conferenza", racconta Högsta. L'ICAN, in vista della Conferenza che si terrà all'inizio del prossimo anno, sta chiedendo a Paesi come l'Italia che non hanno ratificato il Trattato di participare come osservatori.

Ragion per cui in questo momento Högsta si trova in Italia, portando l'iniziativa di città in città. "Ciò che molte persone non sanno è che le armi nucleari puntano per la maggior parte alle città. Del resto avrebbero maggior impatto se direzionate verso le città. Quindi è una responsabilità delle città far sentire la propria voce contro le armi nucleari", ha detto Högsta, sottolineando come sia l'impegno a livello locale quello che potenzialmente può avere l'impatto più forte sulle politiche nazionali.

Nel nostro Paese, la Rete Italiana Pace e Disarmo e la campagna Senzatomica, hanno lanciato con lo slogan "Italia, ripensaci" una mobilitazione in favore del sostegno al Trattato di proibizione delle armi nucleari. Le organizzazioni hanno scritto a tutti i parlamentari chiedendo passi concreti in favore del disarmo nucleare. Secondo un sondaggio la stragrande maggioranza degli italiani sarebbe a favore dell'adesione al Trattato. Perché allora non si fa nulla per arrivare all'adesione al trattato? "È un problema di consapevolezza. E credo sia intenzionale: i governi che sono in qualche modo implicati con le armi nucleari cercano di rendere il tutto qualcosa di astratto, dicono che si tratti di un'arma detenuta come ultima spiaggia contro possibili nemici. Ma la verità è che non vogliono che i cittadini ne sappiano più di tanto", sostiene Högsta.

Per poi sottolineare come moltissimi italiani non sappiano che, sebbene il nostro Paese non detenga di per sé armamento nucleare, ospita nel suo territorio armi atomiche. "Il livello di consapevolezza è piuttosto basso, ma una volta che si spiega come stanno le cose i cittadini sarebbero favorevoli ad entrare nel Trattato. Credo sia solo questione di creare consapevolezza e portare il tema alle persone", aggiunge il coordinatore di ICAN. D'altronde, è esattamente quello che sta facendo in questi giorni la campagna per il disarmo nelle città italiane.

Daniel Högsta a Brescia.
Daniel Högsta a Brescia.

I pericoli derivanti dalle armi nucleari non sono qualcosa che appartengono al passato: "Abbiamo raggiunto il livello più alto di rischio di utilizzare queste armi nucleari, sia intenzionalmente che accidentalmente, dal momento di massima tensione della guerra fredda. Tutti gli Stati che dispongono di armamento nucleare stanno modernizzando e migliorando il loro arsenale. È qualcosa che passa abbastanza inosservato nella sfera pubblica e mediatica, ma rappresenta un pericolo serio", spiega Högsta.

E ancora: "In futuro, quando ci troveremo a rispondere davvero dell'emergenza climatica, il rischio sarà ancora più elevato. Questi temi sono collegati. Un mondo dove è più la alta la competizione sulle risorse è un mondo più pericoloso". Ad esempio, le conseguenze del cambiamento climatico potrebbero diventare talmente gravi da far scoppiare conflitti per beni primari come l'acqua: "In conflitti di questo tipo l'uso di armamento nucleare diventa sempre più facile da immaginare. La crisi dell'acqua diventerà più rilevante e potrebbe scatenare una guerra nucleare. Qualsiasi conflitto ovviamente destabilizza il pianeta, ma conflitti che coinvolgono le potenze nucleari potrebbero essere ben più devastanti. E siamo più vicini ad usare le armi nucleari oggi di quanto la maggior parte delle persone non realizzi", ha concluso Högsta..

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