“Hai prof che fanno propaganda di sinistra?”: il manifesto di Azione studentesca in un liceo di Pordenone

Al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone è partita la caccia agli insegnanti di sinistra. Un manifesto di Azione studentesca invita i ragazzi a segnalare i docenti che fanno “propaganda” politica in classe. Insorgono le opposizioni, che presentano interrogazioni al ministro Valditara.
A cura di Annalisa Cangemi
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C'è una scuola a Pordenone dove si chiede agli studenti di attivarsi per individuare e schedare gli insegnanti di sinistra. L'iniziativa è partita da un gruppo di ragazzi di Azione studentesca, legati ad ambienti di estrema destra: "Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti", è il quesito proposto in un manifesto apparso al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, accompagnato da un qr code che rimanda a un link in cui si trova il sondaggio. Il manifesto poi è stato rimosso dai muri dell'istituto.

Nel manifesto si legge: "Quale modo più efficace di risolvere i problemi se non coinvolgendo direttamente gli studenti?". L'obiettivo, si spiega, è quello di "creare un report nazionale sulla situazione delle scuole italiane". Quindi la richiesta: "Inquadra il link, compila il form e inviaci la tua segnalazione".
Il manifesto in questione è stato segnalato alla prefettura da un insegnante di latino e greco, Paolo Venti, che sul suo profilo Facebook ha denunciato il caso, comunicando di averne anche parlato alla sua dirigente scolastica.

Secondo il professore "Minimizzare la cosa parlando di ‘ragazzata fatta con poco ordine' non è accettabile: Azione studentesca ha un sito, ha una precisa collocazione politica e i suoi interventi non sono ‘ragazzate', sono precisi tentativi di spostare indietro i paletti di tutela e garanzia che la democrazia ha fissato".

Il sindaco Fdi giustifica l'iniziativa degli studenti di destra: "Hanno toccato un tasto dolente"

Il sindaco di Fratelli d'Italia Alessandro Basso ha commentato la vicenda con un video sui social. Ma invece di criticare il manifesto il primo cittadino ha contestato il metodo del sondaggio: "È accaduto che gli insegnanti abbiano rappresentato alcuni mondi della scuola di sinistra, molti li conosco, non ho nulla da eccepire sul loro lavoro in classe. Però usare la politica in classe non va bene, sia a destra che a sinistra. Bisognava prendere gli studenti e dire ‘bene, volete fare un sondaggio di questo tipo? Dovete farlo bene'. Riconosco che è stato fatto in modo un po' disordinato, non si possono chiedere i nomi e utilizzare i dati in modo maldestro", ma questi studenti "hanno probabilmente toccato un tasto dolente, hanno toccato una certa sensibilità di alcuni insegnanti che si sono sentiti chiamati in causa". Secondo il sindaco a scuola sarebbe stato opportuno spiegare agli studenti il modo corretto per realizzare un'indagine di questo tipo: "Non trovo carino chiudere la bocca agli studenti, in una scuola che democraticamente deve farli esprimere, insegnando loro a esprimere un dissenso, anche se quel dissenso non proviene da sinistra".

La denuncia di un insegnante del Liceo di Pordenone

La storia è di qualche giorno fa e continua a far discutere. Paolo Venti racconta su Facebook di essere un docente in servizio da 35 anni, che pur non essendo iscritto ad alcun partito si definisce di sinistra. Dice di essere critico nei confronti del governo Meloni e nei confronti del ministro, ma di non aver mai fatto propaganda politica. Nel post scrive:

"In classe inevitabilmente parlo di queste cose, gli studenti vogliono parlarne, esiste perfino l'ora di educazione civica, ma non sono un juke box in cui inserisci la monetina e parte la biografia di Plutarco o di Tibullo. Quando parlo parlo da uomo di sinistra, con le mie idee, le mie valutazioni. I miei studenti lo sanno, lo dico loro anche scherzando e apertamente, quindi i ragazzi sono in grado di fare la tara su quello che dico, di pensarla diversamente. Ne è la prova che dalle mie classi sono uscite decine di studenti di destra e non ho preteso nemmeno per un istante di cambiare le loro idee. Credo di aver valorizzato sempre le loro capacità e di aver rispettato le loro convinzioni, quando fossero argomentate e rispettose della democrazia in cui viviamo. Quindi ho parlato in modo politico nelle classi perché non si può fare diversamente, ma non ho mai fatto propaganda politica perché non ho mai cercato di convincere nessuno. L'importante è essere trasparenti con gli studenti in modo che possano fare le loro valutazioni su quello che diciamo e non operare alcuna pressione sulle idee che loro si formano, garantendo un confronto rispettoso e sereno… E nella mia scuola garantisco che funziona così".

Riconosce che sì, ha molti colleghi dello stesso orientamento politico, ma "se oggi ci sono tanti giovani di destra vuol dire che non abbiamo mirato a cambiare loro la testa ma abbiamo rispettato le loro idee. Ci terrei a dire anche che in una scuola democratica come la nostra c'è spazio e libertà per studenti di destra e sinistra e insegnanti di destra e sinistra, mentre credo che in altri modelli di scuola non valesse altrettanto, come l'esperienza non troppo lontana ci ha insegnato".

Il docente sottolinea che "Nessuno, privato o gruppo politico, ha il diritto di redigere elenchi, fare liste sulla base di dati sensibili, o peggio in merito ad orientamenti politici", e si domanda "Qual è lo scopo? A chi sono destinati questi elenchi? Perché parlare di privacy nelle scuole (in cui non possiamo nemmeno pubblicare l'elenco delle classi!) se accettiamo una cosa come questa? Se vi fosse qualche caso eclatante di strumentalizzazione o manipolazione da parte di docenti ci sono precisi protocolli interni, dalla segnalazione alla Dirigente, all'Ispezione, ecc. Il resto non ha giustificazione alcuna".

Le opposizioni contro l'iniziativa di Azione Studentesca

"La scuola è e deve rimanere un fondamentale presidio educativo libero, vocato al rispetto per le idee di tutti, siano essi studenti o docenti. Per questo l'iniziativa vergognosa messa in atto da Azione studentesca a Pordenone va condannata senza se e senza ma da chi ricopre responsabilità ai vertici delle istituzioni comunali e regionali. Sindaco di Pordenone, presidente Fedriga e gli esponenti della sua Giunta prendano le distanze da gesti come questi, discriminatori e contro il principio della libertà di insegnamento. Vale a Pordenone come nel resto del Friuli Venezia Giulia", afferma in una nota il capogruppo del Pd in Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Diego Moretti intervenendo nella polemica.

"È pericoloso che si lascino passare come se nulla fosse simili atteggiamenti intolleranti, giustificandoli come una legittima libertà di espressione e non per quello che invece sono, ossia una palese intimidazione nei confronti di chi la pensa diversamente – prosegue Moretti -. In questo caso si sta professando una sorta di pensiero unico, minacciando la libertà di insegnamento e di formazione delle coscienze. I vertici politici e istituzionali della Destra si dissocino pubblicamente da questi atteggiamenti".

Per la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) "Quello di Pordenone non è il primo tentativo di intimidire i docenti e impaurire i dirigenti scolastici. Il caso del Garante dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, voluto nel Comune di Monfalcone dalla sindaca Cisint, alcuni anni fa fece scalpore per l'ingerenza nel mondo della scuola quale ‘Orecchio di Dionisio'. La questione fu superata e chiusa. Oggi ci si mette l'associazione Azione studentesca, con un post provocatorio posizionato all'ingresso della scuola che inviterebbe gli studenti a rispondere a un questionario chiedendo loro persino di indicare specifici episodi di docenti impegnati in una supposta propaganda politica. Il fatto, che sarebbe accaduto in altre parti d'Italia, è di per sé inquietante e non ha bisogno di commenti: rievoca un recente passato che qualcosa dovrebbe aver insegnato".

Interrogazioni al ministro Valditara per la vicenda di Pordenone

"Ho presentato un'interrogazione urgente al Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in merito a un manifesto affisso il 17 gennaio 2026 sulle mura del liceo Leopardi-Majorana di Pordenone da Azione Studentesca, con cui si annunciava un'indagine nazionale sui docenti che parlano di politica a scuola. Analoghi episodi stanno accadendo in altre parti d'Italia. Il questionario collegato all'iniziativa avrebbe indotto gli studenti a segnalare l'orientamento politico degli insegnanti, con il rischio di una vera e propria schedatura ideologica, suscitando forte preoccupazione tra gli operatori scolastici", fa sapere la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, capogruppo in commissione Cultura e Istruzione del Senato.

"Si tratta di un fatto gravissimo e lesivo della dignità professionale dei docenti oltre che potenzialmente in contrasto con l'autonomia delle istituzioni scolastiche. Il Ministro – chiede Sbrollini nell'interrogazione – è a conoscenza dell'accaduto? Si configura una violazione delle garanzie di autonomia della scuola? Quali iniziative intende adottare per evitare il ripetersi di episodi analoghi?".

"Quanto accaduto al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone è un fatto gravissimo e tutt'altro che isolato. La diffusione di un questionario che invita gli studenti a segnalare ed etichettare i ‘professori di Sinistra', da parte di Azione Studentesca, introduce nelle scuole pubbliche una logica di controllo e schedatura ideologica che va respinta con la massima fermezza", dichiara in una nota Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, annunciando la presentazione di un'interrogazione alla Giunta regionale.

"Esprimo piena solidarietà a tutte le insegnanti e gli insegnanti coinvolti e all'intero corpo docente. Mettere sotto accusa gli insegnanti sulla base di un'etichetta politica – evidenzia Pellegrino – significa delegittimare il loro ruolo e colpire uno dei pilastri della nostra democrazia. L'insegnamento è un atto libero. Chi tenta di trasformare la scuola in un luogo di sorveglianza politica lavora contro questi valori fondamentali".

"Sono rimasta molto colpita dall'iniziativa degli studenti di Azione studentesca, legati all'estrema destra, che chiedono ai loro compagni di ‘schedare' i docenti di sinistra. A parte l'assurdità e la stupidità dell'idea, mi aspettavo un coro unanime di disapprovazione soprattutto da chi appartiene al mondo della Scuola. E invece scopro che per il sindaco di Pordenone Alessandro Basso, di Fratelli d'Italia, che nella vita sarebbe pure un dirigente scolastico, per quanto in aspettativa, il problema sarebbe il metodo sbagliato, non l'obiettivo che questi vogliono raggiungere", dice Simona Malpezzi, senatrice del Partito democratico.

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