Guerra in Iran, prezzi in aumento su benzina, diesel e bollette anche in Italia: cosa sta succedendo

Le tensioni internazionali, con la guerra in Iran con Israele e Usa, tornano a pesare sui conti quotidiani degli italiani. Il primo segnale è arrivato alla pompa di benzina: nel giro di pochi giorni il prezzo del gasolio è infatti salito in modo evidente, riaccendendo il confronto tra gestori e compagnie petrolifere. Sullo sfondo, la risalita del petrolio sopra gli 80 dollari al barile e i timori per la stabilità delle rotte energetiche globali. Per capire cosa sta succedendo bisogna però fare un passo indietro.
Il prezzo alla pompa non dipende solo dal costo del greggio, ma anche dalla raffinazione, dalla distribuzione e dalle accise. Quando il petrolio aumenta in modo rapido e i mercati temono possibili interruzioni nelle forniture, per esempio in aree strategiche come lo Stretto di Hormuz, da cui passa una parte rilevante del petrolio mondiale, e che l'Iran ora ha chiuso, le quotazioni dei prodotti raffinati reagiscono però con ancora più intensità. Il gasolio, tra tutti, è il più sensibile perché è il carburante su cui si regge gran parte del trasporto merci. Se aumenta il gasolio, in pratica, aumentano i costi della logistica. E quando la logistica costa di più, l'effetto si trasmette a cascata.
Prezzi in aumento sul gas per la crisi in Iran: perché incide sulla bolletta della luce
Il secondo passaggio, meno immediato ma altrettanto rilevante, riguarda le bollette. Il gas naturale, negli ultimi giorni, ha registrato un forte rialzo sui mercati all’ingrosso. Questo dato non resta però confinato ai grafici finanziari, ma entra direttamente nelle case. In Italia, infatti, il prezzo dell'energia elettrica è fortemente legato al costo del gas. Questo perché nelle ore in cui la domanda è più alta, sono spesso le centrali a gas a determinare il prezzo finale dell'elettricità. Se il gas sale, il prezzo all'ingrosso dell'energia sale a sua volta. Il risultato è che le famiglie rischiano di vedere nei prossimi mesi bollette più pesanti. Le stime per ora variano, ma tutte convergono su un punto: la fase di alleggerimento dei costi energetici potrebbe interrompersi. E c'è un ulteriore elemento di incertezza: alcune compagnie stanno limitando le offerte a prezzo fisso, segnale che temono ulteriori oscillazioni.
Cosa cambia per turismo e trasporti con l'energia più alta
L' energia più cara non resta però confinata ai consumi domestici. Si riflette anche sui trasporti e, di conseguenza, sul turismo. I prezzi degli alloggi avevano già mostrato segnali di crescita nei mesi precedenti, anche per effetto dei grandi eventi sportivi internazionali. Ora a quel fattore si somma l'aumento dei carburanti. Le compagnie aeree si trovano infatti in una posizione delicata: devono sostenere costi operativi molto più elevati, legati sia al carburante sia alle rotte modificate o cancellate a causa dell'instabilità in molte aree del Medio Oriente. Quando i margini si assottigliano, una parte dei rincari viene inevitabilmente trasferita sui biglietti. Il rischio ora è un rallentamento dei flussi turistici, soprattutto da alcune aree considerate più esposte alle tensioni internazionali: un eventuale calo della spesa dei visitatori avrebbe effetti su alberghi, ristorazione e commercio.
Anche il carrello della spesa diventa più caro
C'è poi ancora un altro aspetto che tocca direttamente la vita quotidiana, e cioè il costo degli alimentari. Già a febbraio si era registrata una ripresa dei prezzi, soprattutto per i prodotti freschi. L'agricoltura e l'industria alimentare sono infatti settori ad alta intensità energetica; i fertilizzanti dipendono dal gas, i macchinari agricoli utilizzano carburante, il trasporto delle merci richiede energia. Quando l'energia aumenta, l'intera filiera si appesantisce. Il timore delle associazioni dei consumatori ora è sostanzialmente che lo shock internazionale possa tradursi in un nuovo impulso inflattivo, con un conseguente aggravio complessivo della spesa annua per le famiglie.
Perché borse e mercati sono in crisi con la guerra in Iran
Le tensioni si riflettono ovviamente anche sui mercati finanziari. Le Borse europee hanno vissuto sedute di forte volatilità, con cali significativi. In momenti come questi gli investitori reagiscono infatti rapidamente alle notizie, spostando capitali verso asset considerati più sicuri. Soffrono soprattutto i settori legati alla crescita economica, come industria, lusso, viaggi, mentre mostrano maggiore resilienza comparti come energia e difesa, che possono beneficiare indirettamente del nuovo contesto. Il problema, però, non è solo la flessione degli indici, quanto più il clima di incertezza. Quando infatti l'incertezza aumenta, le imprese tendono a rinviare investimenti e le famiglie diventano più prudenti nei consumi.
Il nodo dei tassi e dei mutui
Infine c'è poi la variabile più delicata, e cioè l'inflazione. Se l'aumento dei prezzi dell'energia dovesse ora consolidarsi e trasmettersi all'economia nel suo complesso, le banche centrali potrebbero rivedere le proprie strategie. I mercati hanno già iniziato a "ricalibrare le aspettative sui tassi di interesse". Se il costo del denaro non scendesse come previsto, però, o addirittura tornasse a salir, le conseguenze si farebbero sentire sui mutui a tasso variabile e sui finanziamenti alle imprese. È questo il passaggio cruciale: l'energia cara non è solo un problema di rifornimenti o bollette. Può infatti influenzare l'intero equilibrio economico, dalla crescita fino al credito.