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Guardia Costiera si difende: “Mail su Cutro? Nessun ‘livello politico’ aveva cambiato le regole Sar”

Un documento esclusivo mostrato dalla trasmissione “Il Cavallo e la Torre” di Damilano dimostrerebbe una modifica delle regole sui soccorsi in mare, decisa da un “livello politico”, regole che di fatto hanno impedito alla Guardia Costiera di attivarsi in tempo sul naufragio a Cutro. Ma la Guardia Costiera respinge le accuse e si giustifica così: “Nessun livello politico, era una mail informale”.
A cura di Annalisa Cangemi
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La Guardia Costiera nega categoricamente che la mail risalente a giugno 2022, firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino, capocentro operativo nazionale e dell’Imrcc, e inviata a tutte le capitanerie locali, in cui si faceva riferimento a nuove disposizioni impartite da un "livello politico" relative alla gestione degli eventi migratori in Italia, abbia avuto un qualche effetto sulla strage di Cutro. La tragedia è avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio dell'anno scorso, quando il naufragio del caicco Summer Love provocò la morte di 94 persone, di cui 35 minori.

"Si trattava in sintesi di una comunicazione che non conteneva nessuna novità in materia del soccorso in mare", specifica in una nota la Guardia Costiera. "Il documento in questione del 2022 è stato quindi originato a seguito di uno di questi periodici tavoli operativi, per informare i Comandi territoriali dipendenti dei punti trattati e delle determinazioni cui si era giunti", prosegue la nota. Nel dettaglio, "le tematiche trattate riguardavano esclusivamente aspetti di polizia afferenti alla ‘zona contigua' e al potere di polizia nella fascia tra le 12 e le 24 miglia dalla costa e dunque non incideva (come mai è accaduto e mai potrebbe accadere) sulla funzione del soccorso e della salvaguardia della vita umana in mare, che è di diretta competenza della Guardia Costiera ed è disciplinata da norme di legge internazionali e nazionali, chiare ed oggettive".

"L’estensione degli esiti del tavolo alle sale operative della Guardia Costiera aveva, dunque, lo scopo di far conoscere le modalità di gestione delle attività di polizia che avrebbero potuto coinvolgere, solo in modo concorsuale, anche i mezzi del Corpo qualora richiesto dalle autorità competenti (Guardia di Finanza sino alle 24 miglia dalla costa e Marina Militare in alto mare)", prosegue la nota. "La terminologia utilizzata nella mail dal collega, strumento informale proprio perché non disponeva alcuna novità in materia SAR, ha portato ad indicare in modo improprio il termine ‘livello politico' per far meglio comprendere ai colleghi che non si trattava di un’indicazione tattica di modifica delle modalità operative della Guardia Costiera nelle attività di soccorso, bensì di policy adottate in caso di attività di polizia in mare".

Ma il documento mostrato in esclusiva dalla trasmissione “Il Cavallo e la Torre” di Marco Damilano, e rilanciato poi da la Repubblica, sembrerebbe invece assegnare una priorità alle operazioni ‘di polizia' della Guardia di finanza, rispetto a quelle della Guardia costiera. Quella mail insomma sembra riferirsi in modo molto chiaro a quelle famose "regole d'ingaggio", menzionate comandante della Capitaneria di Crotone Vittorio Aloi: in pratica l'intervento della Guardia Costiera avrebbe dovuto limitarsi ai soli casi classificati come eventi Sar, cioè di ricerca e soccorso.

Quindi in assenza di una precisa dichiarazione di operazione Sar le motovedette della Guardia Costiera non potrebbero andare in soccorso di un'imbarcazione in pericolo. Diversamente, dovrebbe essere la Guardia di finanza ad attivarsi, per quello che è considerato un intervento di law enforcement, dunque non di salvataggio.

Proprio per questo quella notte del febbraio 2023 le motovedette della Guardia Costiera, che sarebbero più adatte agli interventi di salvataggio in condizioni meteo-marine particolarmente difficili, come quelle che si registravano in quelle drammatiche ore a Cutro, non partirono in tempo, e si mossero solo quando il barcone si era già schiantato contro la secca. Una lettura smentita dalla Guardia costiera, che assicura che quella mail non conteneva nessuna novità in materia Sar.

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