Giustizia, Meloni (Pd): “Da Mattarella parole importanti, le minacce di Nordio e Meloni sono inaccettabili”

La strigliata di Sergio Mattarella, intervenuto a sorpresa al plenum del Csm per placare le tensioni tra governo e magistratura, deve servire a riportare il dibattito sul referendum a un livello di civiltà. O almeno così si augura Marco Meloni, senatore del Partito democratico. Le dichiarazioni di Nordio, le richieste intimidatorie nei confronti del Comitato del No, gli attacchi della premier ai giudici sono "atti gravissimi", dice a Fanpage.it, "che avvelenano il dibattito pubblico e il clima politico e sociale. Rivelano una volontà di controllo e di intimidazione nei confronti di chiunque dissenta rispetto ai desiderata del governo".
Dal Capo dello Stato è arrivato un richiamo al rispetto della magistratura, in particolare del Csm, dopo i recenti attacchi da parte del governo. Come interpreta le sue parole?
Nessuno di noi può permettersi di tirare per la giacchetta il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. La sua è una preoccupazione espressa nel ruolo di Presidente della Repubblica, non solo in quanto Presidente del Csm. Le sue parole sono un invito a tutti: dobbiamo impegnarci a riportare maggiore civiltà nel dibattito sul referendum. Una preoccupazione dovuta. Certo è che, come il Partito Democratico ha denunciato, gli attacchi violenti verso un organo di rilevanza costituzionale come il Csm ci sono stati, e sono stati responsabilità delle più alte cariche del governo. Ma è il comportamento complessivo del governo, ad apparire del tutto fuori misura: attaccare e delegittimare la magistratura lede la separazione dei poteri e crea un danno alla nostra democrazia, a tutti i cittadini e le cittadine.
È una reazione alle parole di Nordio sul sistema di nomine "paramafioso" all'interno del Csm?
Io mi limito a dire che le dichiarazioni di Nordio sono state totalmente improprie per il ruolo che ricopre. Si è persino permesso di minacciare che avrebbe proseguito così tutti i giorni fino alla fine della campagna referendaria: un comportamento incompatibile con quello di un ministro della giustizia.
Questa riforma invece, rispetta il Csm?
Questa modifica costituzionale colpisce al cuore il Csm, l’organo disegnato dal costituente per garantire l’autonomia e l’autogoverno della magistratura. Lo dissolve, gli fa perdere il potere di governare in maniera realmente autonoma l'intera magistratura: sia dividendolo in tre, sia impedendo ai magistrati di scegliere attraverso un meccanismo democratico chi li deve rappresentare. Mentre il Parlamento potrà eleggere i componenti di una lista, su cui poi verrà effettuato il sorteggio (lista che può essere così ristretta così da consentire alla maggioranza di turno di scegliere, sostanzialmente, i suoi rappresentanti). L’elezione per sorteggio è una plateale umiliazione, ma anche il modo per sottrarre alla libera scelta democratica dei componenti della magistratura l'elezione del proprio organo di autogoverno.
Quanto alla richiesta di fornire l'elenco dei donatori al Comitato per il No,il ministro Ciriani ha spiegato che è arrivata da un parlamentare, tralasciando le responsabilità di Nordio. Cosa ne pensa? Era un'intimidazione?
C’è una cultura di destra che vuole additare le persone che fanno qualcosa in modo indipendente e non controllato da parte del governo. Oltre a questa richiesta assolutamente intimidatoria, ricordo anche le liste di proscrizione di Bignami nei confronti dei giudici che hanno emesso l'ordinanza della Corte di Cassazione sul quesito referendario promosso dalle firme di oltre 500mila cittadini. Sono gesti che rivelano una volontà di controllo e di intimidazione nei confronti di chiunque dissenta rispetto ai desiderata del governo. Sono atti gravissimi, che avvelenano il dibattito pubblico e il clima politico e sociale.
La premier continua a prendersela con le decisioni giudici. Come commenta?
Giorgia Meloni, ancora una volta, partendo da un pezzetto di verità, vuole delegittimare la magistratura e pretendere – come sta facendo da settimane – di imporre ai giudici cosa devono fare. Tutto questo è la rivelazione più palese del disegno che sta dietro la loro modifica costituzionale: sottoporre il potere giudiziario al potere dell'esecutivo. Il premierato e la separazione delle carriere, con la dissoluzione del Csm, descrivono un disegno di concentrazione dei poteri sull'esecutivo. La separazione dei poteri – esecutivo, legislativo, giudiziario – non è nella cultura di questa destra aggressiva e reazionaria. Ma – purtroppo per loro e per fortuna degli italiani – è il fondamento della nostra democrazia costituzionale. Il legislativo è calpestato quotidianamente, in questo caso totalmente, dal momento che, come è noto, è stata una riforma proposta dal governo, e al Parlamento non è stato consentito di approvare neppure un emendamento. Era un pacchetto chiuso. Quanto al potere giudiziario, lo hanno detto in tanti passaggi la Premier Meloni, Mantovano, Nordio: vogliono dare una lezione alla magistratura, prima contabile, ora ordinaria, vogliono sottometterla alla volontà del governo. Nordio ha dichiarato che non comprende come la segretaria del Partito democratico non sia d'accordo perché prima o poi potrebbe convenire anche a lei. Ma noi, quando andremo al governo, riforme di questo tipo, se in vigore, le cancelleremo. In realtà mi auguro che ci penseranno prima i cittadini il 22 e 23 marzo.
Nel suo invito Mattarella ha esortato tutti ad abbassare i toni. Vale anche per il fronte del no? Penso, ad esempio, alle dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri.
Le libere opinioni di magistrati, avvocati, per il no e per il sì, sono espresse come cittadini. Ovviamente ai magistrati è richiesta una particolare misura nelle loro posizioni pubbliche, delle quali ciascuno si assume le sue responsabilità. L’invito di Mattarella è rivolto a tutti i soggetti del mondo della giustizia, dagli avvocati, ai magistrati, agli studiosi, e a tutto il mondo politico e istituzionale. La differenza però con chi rappresenta i vertici istituzionali, come il Ministro della Giustizia, la Presidente del Consiglio, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è di tutta evidenza. Nordio sostiene che il Csm è eletto con i meccanismi della criminalità organizzata e non sfugge a nessuno che il presidente di quell'organismo è il Presidente della Repubblica. In un paese normale un Ministro, dopo una frase del genere, si sarebbe già dimesso. Ora vedo che ha accolto con la coda tra le gambe l'invito di Mattarella: si tratta di un ravvedimento apprezzabile, per quanto tardivo. In realtà questi toni rivelano la natura della destra al potere e credo diano una grande mano, non al Sì, ma al No. Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio denotano grande nervosismo e renderanno sempre più visibili e più forti le nostre ragioni.