La fondazione Gimbe ha pubblicato il nuovo monitoraggio sull'emergenza coronavirus, che prende in esame la situazione epidemiologica nel nostro Paese tra il 13 e il 19 gennaio. La prima cosa che evidenziano i ricercatori è una riduzione dei nuovi casi e una lieve flessione dei decessi, anche se i numeri dei ricoveri negli ospedali e nelle terapie intensive fotografano una situazione che rimane critica in molte Regioni. In un quadro di questo tipo, ancora precario, i ritardi nelle consegne del vaccino Pfizer costringono le Regioni a rallentare la corsa.

I dati sul coronavirus

Rispetto alla settimana precedente, tra il 13 e il 19 gennaio si sono registrati meno nuovi casi a fronte di un significativo e anomalo calo del rapporto tra positivi e casi testati. Ecco i dati dell'ultima settimana:

  • Decessi: 3.338 (-4,4%)
  • Terapia intensiva: -149 (-5,7%)
  • Ricoverati con sintomi: +1.013 (-4,3%)
  • Nuovi casi: 97.335 (-20%)
  • Casi attualmente positivi: -34.516 (-6,1%)

Il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta, commenta: "Dopo due settimane di lenta risalita di tutte le curve che riflettevano gli allentamenti pre-natalizi, si osserva una riduzione dei nuovi casi grazie agli effetti del decreto Natale, che nei primi giorni ha colorato di rosso l'intero Paese".

Per quanto riguarda i tamponi effettuati non vengono segnalate variazioni: si deve tenere conto che dal 15 gennaio il bollettino del ministero della Salute include anche i tamponi antigenici rapidi. In questo contesto il crollo del rapporto tra positivi e persone testate è difficile da interpretare e ancor più da confrontare con i dati della settimana precedente, dove rientravano nei calcoli solo i tamponi molecolari.

Si vedono gli effetti del decreto Natale

Grazie alle chiusure di Natale, comunque, l'incremento percentuale dei contagi è in discesa in quasi tutte le Regioni. Un lieve calo si registra anche per quanto riguarda le ospedalizzazioni: tuttavia, l'occupazione dei posti letto da parte dei pazienti Covid-19 continua a superare la soglia critica in ben 7 Regioni per quanto riguarda l'area medica (40%) e in 11 Regioni per quanto riguarda le terapie intensive (30%).

I vaccini disponibili per l'Italia

La fondazione Gimbe sottolinea come nel Piano vaccinale nazionale per il 2021 è prevista la consegna di 154,1 milioni di dosi: di queste 28,3 milioni nel primo trimestre, 57,2 nel secondo, 53,8 nel terzo e 14,8 nel quarto. Ma questi dati non risultano aggiornati secondo i nuovi contratti stretti dalla Commissione europea e secondo gli status delle procedure di approvazione dell'Agenzia del farmaco europea (Ema). La fondazione Gimbe, grazie ad alcuni accertamenti fatti sui dati della Commissione e dell'Ema, ha stabilito che:

  • Per quanto riguarda i vaccini al momento disponibili, quelli cioè di Pfizer-BioNTech e Moderna, sulla carta il nostro Paese dispone in totale di 102,3 milioni di dosi. Di queste, per 37,7 milioni sono già stati definiti i tempi di consegna, come stabilito dal Piano vaccinale. Di altre 64,6 milioni i tempi di consegna non sono ancora noti. Queste dosi includono sia le 40,3 milioni previste dal contratto aggiuntivo firmato dalla Commissione con Pfizer-BioNTech lo scorso 8 gennaio, sia quelle aggiuntive opzionali previste dai contratti con Pfizer-BioNTech (13,5 milioni) e Moderna (10,8 milioni)
  • AstraZeneca, invece, si è impegnata a fornire 53,8 milioni di dosi: i tempi di consegna sono però previsti solo per 40,4 milioni di dosi (16,2 nel primo trimestre 2021 e 24,2 nel secondo). Ad ogni modo, bisognerà comunque prima attendere l'autorizzazione dell'Ema, prevista per il 29 gennaio
  • Ci sono poi 202,6 milioni di dosi che riguardano quei vaccini per i quali le farmaceutiche non hanno ancora presentato la domanda di ammissione in commercio (Aic) all'Ema. Tra questi ci sono quello di Johnson&Johnson, per cui è stata avviata la preocedura di rolling review. Ma anche quello di Cure-Vac, che ha iniziato lo scorso dicembre lo studio di fase 3 (anche se in realtà, inspiegabilmente, nel Piano nazionale è prevista una prima fase di consegna già nel primo trimestre dell'anno). Infine, le consegne del vaccino di Sanofi-GSK sono state posticipate al 2022

Quante dosi sono state consegnate finora

Allo scorso 20 gennaio sono state consegnate al nostro Paese, poi distribuite tra le Regioni, 1.558.635 dosi di vaccini. Di queste 1.250.903 sono già state somministrate: si tratta dell'80,3%, ma negli ultimi giorni il piano ha subito una frenata.

Tuttavia, ad oggi, solo 9.160 persone hanno completato il ciclo vaccinale: altre 13.534 avrebbero già dovuto ricevere la seconda dose. "Tenendo conto dei possibili ritardi di consegna, anche comunicati last minute come nel caso Pfizer, è fondamentale che in questa fase le Regioni accantonino i vaccini per la somministrazione della seconda dose", spiega ancora Cartabellotta. E sottolinea: "La campagna vaccinale non è una gara di velocità: l'unità di misura su cui confrontarsi, sia con gli altri Paesi, sia tra le Regioni, non è il numero di dosi somministrate, ma la percentuale della popolazione che ha completato il ciclo vaccinale".

Cartabellotta: "Solo zone rosse piegano la curva dei contagi"

Lo scorso 19 gennaio la Commissione europea ha pubblicato un documento in cui sono state elencate una serie di azioni da intraprendere per intensificare la lotta contro il virus. Secondo Renata Gili, responsabile di ricerca sui servizi sanitari presso la fondazione, "gli obiettivi delineati sulle coperture vaccinali (…) richiedono un'accelerazione che, con le attuali criticità, sembra ardua da raggiungere, pur rimanendo l'obiettivo prioritario una volta risolti i problemi di fornitura dei vaccini".

Cartabellotta invece conclude: "A fronte dei ritardi di consegna dei vaccini e delle incognite legate alle varianti del virus se da un lato è urgente tarare il piano delle somministrazioni su quello delle consegne effettive per garantire nei tempi corretti la seconda dose, dall’altro è indispensabile potenziare rapidamente l’esigua attività di sequenziamento virale (0,034%), visto che la Commissione Europea raccomanda un target del 5-10% dei tamponi molecolari positivi. Last but not least, bisogna prendere definitivamente atto che solo le zone rosse, come quelle imposte dal Decreto Natale, sono la vera arma per piegare la curva del contagio, destinata a risalire nelle prossime settimane per le minori restrizioni nelle Regioni arancioni e gialle, la riapertura delle scuole e il potenziale impatto delle nuove varianti".