I nuovi casi di coronavirus continuano ad aumentare, ma si fanno sempre meno tamponi. La fondazione Gimbe, un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario e che dallo scoppio dell'emergenza monitora l'evoluzione epidemiologica, sottolinea come nella settimana tra il 9 e il 15 settembre si sia stabilizzato l'incremento dei contagi, ma si contino circa 58 mila tamponi eseguiti in meno. Si allarga quindi il bacino degli attualmente positivi, aumentano i pazienti ricoverati con sintomi e rispetto al mese scorso risale anche l'età media dei pazienti che hanno contratto l'infezione. I ricercatori chiedono quindi ai territori di aumentare le attività di testing e tracing: quindi più tamponi e un più attento tracciamento dei contatti, fondamentale per circoscrivere eventuali nuovi focolai e mantenere sotto controllo la curva dei contagi. Con la riapertura delle scuole è più necessario che mai mantenere alto il livello di allerta, sottolineano.

Il monitoraggio dell'epidemia nell'ultima settimana

Come anticipato, il monitoraggio indipendente della fondazione riguarda la settimana tra il 9 e il 15 settembre. In questo arco di tempo, rispetto alla settimana precedente, l'aumento dei nuovi casi va incontro a una stabilizzazione: si contano 9.837 contro i 9.964 precedentemente rilevati. Ma i casi testati diminuiscono: sono 370.012 contro 421.897. Aumentano i casi attualmente positivi: sono 39.712 contro i 33.789 della settimana precedente. Sono di più anche i pazienti ricoverati con sintomi (2.222 vs 1.760) e quelli che si trovano in terapia intensiva (201 vs 143). Stabile invece il numero dei decessi: questa settimana sono 70 contro i 72 del precedente periodo preso in esame.

"Nell’ultima settimana l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato, anche se è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati", commenta il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta. "Si conferma inoltre il trend in aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. Tutte spie rosse che impongono la consapevolezza pubblica sulle dinamiche dell’epidemia, senza minimizzazioni o terrorismi di sorta, al fine di mantenere alta la guardia anche per l’imprevedibile impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi", sottolineando la necessità di mantenere alto il livello di allerta.

L'aumento dei pazienti ricoverati in ospedale

L'aumento progressivo dei focolai ha determinato una crescita dei casi registrati di settimana in settimana, rimarcano i ricercatori. Se nella settimana tra il 15 e il 21 luglio si contavano 1.408 nuovi casi, nell'ultima analizzata questi sono diventati 9.837. Così il numero degli attualmente positivi sono più che triplicati da fine luglio, passando da 12.482 a 39.712.

Questo aumento dei nuovi positivi non può che riflettersi sui pazienti ricoverati con sintomi, anch'essi in aumento. Sempre confrontando i numeri attuali con la fine di luglio si vedrà come i positivi ospedalizzati siano passati da 732 a 2.222. I pazienti in terapia intensiva, invece, da 49 a 201.

A livello territoriale, circa i tre quarti (il 74,3%) dei pazienti ospedalizzati si concentrano in sette Regioni: Lazio (453), Campania (295), Lombardia (263), Puglia (204), Emilia-Romagna (168), Sicilia (141) e Liguria (128). Mentre il 74,1% dei ricoverati in terapia intensiva sono distribuiti in otto Regioni: Lombardia (29), Lazio (18), Campania (18), Sardegna (18), Emilia-Romagna (17), Sicilia (17), Toscana (17), Veneto (15).

"Mantenere la guardia molto alta"

Cartabellotta sottolinea che sebbene questi numeri non rappresentino ancora una situazione di sovraccarico per gli ospedali, i contagi in costante aumentano obblighino a mantenere alto il livello di allerta: "Vero è che si tratta di numeri ancora bassi e che al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, ma il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni", puntualizza il presidente della fondazione. Cartabellotta spiega anche che tali dinamiche sono anche congruenti con l'aumento dell'età mediana dei positivi: "Queste dinamiche dell’epidemia sono coerenti con quanto rilevato dalla sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità sull’età mediana dei contagiati che si è ridotta da oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia sino a sotto i 30 nelle settimane centrali di agosto. Quindi, nelle ultime due settimane è risalita a circa 40 anni, dimostrando che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva". Quindi conclude: "Davanti a questo scenario epidemiologico e clinico, le Regioni devono potenziare senza indugi l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il “boom dei tamponi” sui vacanzieri".