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Genova, il caso dei presunti dossier sui giornalisti del Secolo XIX: Bucci e il suo staff nel mirino della Procura

A Genova la Procura apre un fascicolo dopo l’esposto del direttore del Secolo XIX su presunti report redatti dallo staff del presidente della Regione Marco Bucci per monitorare il lavoro dei giornalisti durante la campagna elettorale. Il governatore respinge le accuse e parla di un semplice scambio di opinioni con il giornale.
A cura di Francesca Moriero
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Articoli analizzati riga per riga, titoli valutati uno per uno, fotografie osservate per capire quale immagine restituissero dei protagonisti della campagna elettorale. È da qui che nasce il caso che oggi scuote Genova e che ha portato la Procura ad aprire un fascicolo d'indagine. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, durante la campagna elettorale per le elezioni comunali, poi vinte dalla candidata del centrosinistra Silvia Salis, lo staff del presidente della Regione Liguria Marco Bucci avrebbe redatto una serie di report sul lavoro dei giornalisti del quotidiano Il Secolo XIX. Documenti nei quali venivano analizzati e commentati articoli, titoli, fotografie e spazio editoriale dedicato ai diversi candidati. La vicenda è finita al centro di un esposto presentato dal direttore del quotidiano, Michele Brambilla, contro il portavoce del governatore Federico Casabella. Sulla base di quell'esposto la Procura di Genova ha aperto ora un fascicolo, al momento contro ignoti, per verificare se vi siano profili penalmente rilevanti.

Il nodo più delicato: i report inviati all'editore

Secondo le ricostruzioni emerse, lo staff di comunicazione del governatore avrebbe analizzato con grande attenzione la copertura giornalistica delle elezioni comunali da parte del quotidiano genovese. Nei documenti venivano messi a confronto gli spazi dedicati ai diversi candidati, arrivando in alcuni casi a conteggiare le righe degli articoli pubblicati o a segnalare la frequenza con cui uno o l'altro compariva nelle pagine del giornale. Non si trattava soltanto di una raccolta di articoli, dunque, ma di report commentati nei quali venivano valutati il taglio dei titoli, l'impostazione dei pezzi e la scelta delle fotografie. In alcuni passaggi, secondo le ricostruzioni, le osservazioni arrivavano fino a suggerire come il giornale avrebbe potuto "riequilibrare" la propria narrazione politica. Come? Chiedendo di dare maggiore spazio a esponenti nazionali del centrodestra, o di raccontare i cambiamenti avvenuti a Genova negli anni delle amministrazioni di destra, evidenziando le opere e le trasformazioni realizzate in quegli anni, ecc.

Le osservazioni su titoli e fotografie

Le annotazioni contenute nei report non si limitavano alla quantità di spazio dedicato alla politica locale. In diversi passaggi si soffermavano anche sulla "resa visiva" degli articoli e sull'immagine pubblica restituita dai protagonisti della campagna elettorale: tra gli esempi citati nelle ricostruzioni giornalistiche c'è quello delle fotografie. In un caso si osservava che alcune immagini della candidata Salis risultavano particolarmente valorizzanti, ritratta mentre parlava ai lavoratori ex Ilva, mentre quelle dedicate a Bucci lo mostravano con un'espressione più cupa, "a capo chino" o "imbronciato". Elementi che, secondo chi ha denunciato la vicenda, finirebbero per configurare non una semplice rassegna stampa ma un vero e proprio monitoraggio sistematico dell'attività giornalistica della redazione.

Il nodo più delicato

Il punto più controverso riguarda però la destinazione di quei documenti. Secondo quanto sostenuto dal direttore Brambilla, infatti, alcuni report sarebbero stati inviati non soltanto alla redazione ma anche direttamente all'editore del giornale, la società Blue Media (Italy), controllata dal gruppo dell'armatore Gianluigi Aponte. Proprio questo passaggio avrebbe spinto il direttore a presentare un esposto ipotizzando il reato di diffamazione aggravata. L'ipotesi, infatti, è che l'invio di quei documenti all’editore potesse rappresentare una forma di pressione sulla linea editoriale del quotidiano. Parallelamente all'indagine della Procura, anche l'Ordine dei giornalisti della Liguria ha avviato un'istruttoria per verificare eventuali violazioni deontologiche nella gestione della vicenda.

La difesa di Bucci: "Non è dossieraggio"

Il presidente della Regione Liguria ha tuttavia respinto con decisione l'accusa di dossieraggio, sostenendo che si sia trattato esclusivamente di "uno scambio privato di opinioni" con il direttore del giornale. Durante una conferenza stampa convocata a Genova per affrontare il caso, Bucci ha infatti dichiarato: "Il famoso ‘dossieraggio', che non è un dossieraggio, è soltanto un rapporto tra il sottoscritto e il direttore sulle cose che noi consideriamo importanti o quelle che lui considera importanti. È tutto scritto, tutto documentato, disponibile per tutti". Il governatore ha poi insistito sul carattere privato di quei contatti: "Il problema non è che sia stato fatto questo. Il problema è che qualcuno ha deciso di renderlo pubblico quando c'era già la decisione di non farlo. Sono cose confidenziali, riservate, nel rapporto a due o a tre. È un diritto di tutti i cittadini rivolgersi a un direttore di giornale e dire che non si è d'accordo su un punto". Poi la risposta alle accuse più pesanti, ironizzando sui paragoni con il fascismo: "Qualcuno mi ha paragonato a Benito Mussolini. Siamo un po' distanti, se non altro per la barba. Paragonarmi a Mussolini mi sembra un po' esagerato".

La risposta del direttore

La ricostruzione fornita dal direttore del Secolo XIX, però, è radicalmente diversa. Secondo Brambilla, non sarebbe mai esistito alcun accordo per uno scambio sistematico di osservazioni sugli articoli. L'unica disponibilità concessa sarebbe stata quella di segnalare eventuali errori fattuali. Non solo, il direttore sostiene che il governatore avrebbe addirittura inviato quei documenti direttamente all'editore del giornale, circostanza che Bucci nega.

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