Non si placa la polemica politica il giorno dopo la diffusione da parte del sito Usa Buzzfeed degli audio di una riunione riservata tenuta in un hotel di Mosca nell'ottobre 2018 tra alcuni personaggi russi e Gianluca Savoini, uomo vicino alla Lega, già portavoce di Salvini e ora presidente dell'Associazione Lombardia-Russa. Durante l'incontro si sarebbe discusso della possibilità per la Lega di ricevere finanziamenti da Mosca tramite la retrocessioni di alcuni fondi nell'ambito della vendita di una partita di petrolio all'Eni (compravendita mai andata a compimento). Sull'episodio indaga la procura di Milano per l'ipotesi di corruzione internazionale, mentre richieste di chiarimenti a Salvini arrivano non solo dalle opposizioni, ma anche dagli alleati di governo del Movimento 5 Stelle.

"Non abbiamo mai ricevuto un euro, non sapevo cosa faceva Savoini", ha detto ieri il leader leghista. E in conferenza stampa a palazzo Chigi, il premier Conte dà sponda al ministro dell'Interno: "Non ho sentito gli audio, ma mi fido di Salvini" dice Conte che sull'inchiesta della procura milanese rimarca: "Ben venga, saranno fatte tutte le verifiche".

A fianco di Conte in conferenza stampa siede uno dei massimi vertici del Carroccio, Lorenzo Fontana, appena rivestito del ruolo di ministro per gli Affari Europei. A chi gli chiede se le manovre di Savoini non rischino di aumentare la diffidenza dei partner europei circa i rapporti tra il governo italiano  e il regime di Vladimir Putin, Fontana ribatte: "Io ricordo che quando Salvini prese in mano il movimento, dovemmo staccare il riscaldamento in sede perché non potevamo pagare, questa cosa dei fondi dalla Russia è ridicola". Il neoministro però ribadisce la posizione storica del partito di Salvini: "Le sanzioni a Mosca vanno tolte"