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Firmato l’accordo Ue-Mercosur: cosa prevede l’intesa, quando entrerà in vigore e cosa cambia per l’Italia

Dopo 25 anni di negoziati, l’Ue ha firmato l’accordo con il Mercosur. Un’intesa che riduce dazi, tutela le eccellenze agroalimentari e apre nuovi mercati, ma che ore deve superare l’esame politico dei Parlamenti.
A cura di Francesca Moriero
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Ursula von der Leyen e il presidente del Paraguay Santiago Pena durante l’incontro per la firma dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Mercosur.
Ursula von der Leyen e il presidente del Paraguay Santiago Pena durante l’incontro per la firma dell’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Mercosur.

Dopo ben venticinque anni di negoziati intermittenti, rinvii politici e veti incrociati, l'Unione europea e il Mercosur hanno finalmente chiuso un accordo che aprirà una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, mettendo in relazione due continenti che insieme rappresentano quasi un quinto dell'economia globale. Detto in modo semplice, un'intesa che servirà a far circolare più facilmente merci, servizi e investimenti tra Europa e Sud America. Il Mercosur è infatti il mercato comune che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay: quattro Paesi che insieme contano quasi 300 milioni di abitanti e che, sommati all'Unione Europea, arrivano a un bacino complessivo di circa 700 milioni di persone.

"Preferiamo il commercio equo ai dazi e la cooperazione alle barriere", ha detto a presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, nel giorno della firma, rivendicando la scelta di rafforzare il legame con il Sud America in una fase segnata dal ritorno del protezionismo.

L'intesa non sarebbe solo commerciale, ma un patto più ampio che affiancherebbe alla riduzione dei dazi, impegni su diritti, ambiente e regole comuni. Per l'Europa, e per l'Italia, significa aprire mercati finora difficili da raggiungere; per i Paesi del Mercosur, vuol dire ottenere un accesso stabile a investimenti, tecnologia e a uno dei più grandi mercati del mondo.

Cosa cambia quando l'accordo entra in vigore

Quando l'intesa entrerà in vigore, la maggior parte delle esportazioni europee verso il Mercosur non pagherà più le imposte doganali che oggi arrivano al al 30 o al 35%. Questo significa che un'auto, una macchina industriale, una bottiglia di vino o un prodotto chimico europeo costeranno meno all'attivo e avranno ovviamente più possibilità di essere venduti. Un aumento degli scambi che, secondo la Commissione europea, potrebbe sostenere centinaia di migliaia di posti di lavoro legati all'export. Non sarebbe quindi "solo" una questione di grandi multinazionali ma anche di filiere produttive e occupazione diffusa lungo tutta l'economia europea.

Non solo commercio: diritti, ambiente e regole comuni

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L'accordo, infatti, non riguarda soltanto il commercio, ma anche regole comuni su diritti del lavoro, della tutela dell'ambiente, della lotta alla deforestazione, del rispetto dello Stato di diritto e della cooperazione contro il crimine organizzato. È uno dei punti su cui Bruxelles insiste di più soprattuto per rispondere alle critiche di chi teme che l'apertura dei mercati possa avvenire a scapito degli standard ambientali e sociali. L'idea è invece quella di legare la crescita degli scambi a regole comuni, in particolare sul fine della protezione delle foreste e della sostenibilità delle produzioni agricole.

Cosa significa per l'Italia

E per l'Italia, in concreto, cosa cambia? Cambia soprattutto per le imprese che esportano. Oggi gli scambi tra Italia e Paesi del Mercosur, valgono già oltre 16 miliardi di euro, ma sono frenati da costi e burocrazia. Con l'accordo, settori come macchinari, apparecchiature elettriche, chimica, farmaceutica, strumenti medicali e acciaio potranno entrare più facilmente in quei mercati, senza dover scontare dazi che spesso rendono i prodotti italiani meno competitivi rispetto quelli locali o asiatici. La riduzione delle tariffe, in questo senso, è vista come un modo per rafforzare la presenza del made in Italy in un'area in forte crescita, storicamente difficile da raggiungere per molte imprese.

Accanto all'industria, uno dei capitoli più rilevanti riguarderebbe l'agroalimentare, che negli anni ha alimentato le maggiori proteste, ma che dall'intesa ricaverà anche tutele concrete. Nei Paesi del Mercosur saranno infatti riconosciute e protette ben 57 indicazioni geografiche italiane: nomi come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Grana Padano, Prosecco, Chianti o Mozzarella di Bufala non potranno già essere utilizzati per prodotti imitativi. Un passaggio cruciale per il made in italy perché rafforzerebbe il valore delle produzioni certificate e consentirebbe di difenderle in mercati dove il falso italiano è molto diffuso. La protezione delle eccellenze non elimina però le preoccupazioni legate alla concorrenza agricola. Per questo l'accordo prevede meccanismi di salvaguardia: se le importazioni di prodotti sensibili dal Sud America dovessero crescere troppo rapidamente o fare scende i prezzi, l'Ue potrà intervenire e sospendere temporaneamente le agevolazioni previste dall'accordo. Ed è proprio su questo equilibro, tra apertura e protezione, che si giocherebbe una parte importante del consenso politico.

Un altro effetto concreto per l'Italia riguarderebbe poi anche le piccole e medie imprese, che rappresentano la quasi totalità degli esportatori. Per loro l'intesa significa infatti procedure doganali più semplici, meno adempimenti amministrativi e maggiori possibilità anche nel settore dei servizi, dal turismo ai trasporti, fino al digitale. In pratica, meno ostacoli per entrare in mercati lontani ma in crescita, dove finora il peso della burocrazia ha spesso scoraggiato proprio  le aziende più piccole.

I prossimi passaggi politici

La firma, però, non chiude il percorso. L'accordo, infatti, dovrà ora essere approvato dal Parlamento europeo e, per alcune parti, anche dai Parlamenti nazionali. Le resistenze restano forti, soprattutto nel mondo agricolo, e il confronto politico è tutt'altro che concluso. Il senso dell'intesa però è chiaro: in una fase in cui molti Paesi alavano nuove barriere e tornano ai dazi, Europa e Sud America scelgono di legarsi di più, puntando su regole condivise invece che sulla chiusura dei mercati.

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