27 Gennaio 2016
12:20

Family Day, Forza Nuova e Casapound annunciano adesione, ma organizzatori non li vogliono

“Staranno altrove: non li vogliamo nella nostra piazza”, ha dichiarato Gandolfini del Comitato Difendiamo i nostri figli. Nel frattempo ai partecipanti alla manifestazione del 30 giugno viene caldamente consigliato di “non rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa presente”.
A cura di Claudia Torrisi
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Si avvicina il Family Day di sabato prossimo al Circo Massimo a Roma. Gli organizzatori parlano di "enormi adesioni" e c'è chi – come il senatore Carlo Giovanardi – ha azzardato anche previsioni numeriche: "In piazza ci saranno da uno a due milioni di persone".

Nelle ultime ore hanno fatto sapere che parteciperanno alle manifestazoni di sabato anche Forza Nuova e CasaPound. La formazione di Roberto Fiore ha pubblicato un post su Facebook – in cui riprende la locandina del Family Day con tanto di logo del comitato organizzatore "Difendiamo i nostri figli" – in cui parla del ddl Cirinnà come "l'ennesima legge al servizio di quanti vogliono far collassare il popolo italiano minandone l'identità". Forza Nuova "da sempre cerca di testimoniare l'esistenza di Verità immutabili: la famiglia quale mattone essenziale dell'organizzazione di un popolo è uno dei punti fermi della nostra azione da sempre. Per questo saremo in piazza. Viviamo in tempi dove si deve combattere la battaglia per affermare l'ovvio. È la più difficile, ma noi non ci tireremo indietro".

Sulla stessa linea anche CasaPound, che ha fatto sapere, tramite il vicepresidente Simone Di Stefano, che il 30 gennaio sarà in piazza "nonostante le nostre riserve sulla natura confessionale del Family Day". Le argomentazioni sono in perfetta adesione con quelle degli organizzatori: "Cpi in tempi non sospetti ha riconosciuto la possibilità di un riconoscimento, nel quadro di uno Stato organico, di alcune forme di convivenza che potessero riguardare anche persone dello stesso sesso, ponendo però dei paletti ben precisi, che riguardavano l'adozione dei bambini da parte di coppie gay. Che è quello che oggi si cerca di legittimare, per di più fraudolentemente, con lo stratagemma della stepchild adoption che aprirà la strada alla mercificazione definitiva dell'utero femminile e quindi dei bambini stessi".

Di Stefano ha quindi annunciato che sabato CasaPound sarà in piazza con il tricolore, "sotto l'unica bandiera sotto cui abbia senso farlo". I militanti saranno al Circo Massimo e "ben visibili" e con "un'agenda di quattro punti: no all'adozione per le coppie gay, no all'utero in affitto, no all'ideologia gender, no alla caccia alle streghe contro ‘l'omofobia' che intende solo ridurre le libertà concrete in nome di libertà fittizie. Questa è la nostra battaglia, tutto il resto non ci interessa".

A differenza delle altre, però, queste due adesioni non hanno provocato grande entusiasmo tra gli organizzatori del Family Day. Interpellato dal Corriere della Sera, Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli, ha detto in un primo momento di non saperne nulla. Poi ha precisato che se le due formazioni neofasciste dovessero effettivamente venire "staranno altrove: non li vogliamo nella nostra piazza". Nello specifico per Gandolfini i militanti di Fn e CasaPound dovrebbero stare "al Teatro Marcello, non certo al Circo Massimo".

Non è arrivata nessuna adesione del genere in segreteria. Ma anche se arrivasse, sia chiaro che non abbiamo nulla a che fare con Forza Nuova e con CasaPound. Disapproviamo assolutamente le loro modalità di espressione e di azione, che sono totalmente fuori dal nostro modo di pensare e di agire. Vogliamo una piazza tranquilla, gioiosa, non siamo in guerra contro nessuno. La nostra è una battaglia culturale e antropologica".

Parecchio attento all'immagine di "piazza gioiosa", il comitato organizzatore nel frattempo ha dato precise direttive ai partecipanti al Family Day, "consigliando vivamente" di "NON RILASCIARE ALCUNA DICHIARAZIONE ALLA STAMPA PRESENTE IL 30 GENNAIO A ROMA, ONDE EVITARE GLI SPIACEVOLI ‘TAGLIA E CUCI' DI CUI SONO COSTANTEMENTE OGGETTO LE NOSTRE OPINIONI A FINI POLEMICI E STRUMENTALI. GRAZIE". Un suggerimento identico a quello dato alla manifestazione del 20 giugno a piazza San Giovanni, quando nessuno sembrava autorizzato a rispondere alle domande dei giornalisti – anche solo "Perché sei in piazza?" – e chi si avventurava a parlare veniva spinto a tacere dagli altri.

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