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Famiglia che vive nel bosco

Famiglia nel bosco, Salvini in TV dice che parla “da papà” con il logo del ministero alle spalle

Ospitato su Rai 2 da Ore 14 per parlare del caso della famiglia nel bosco, Matteo Salvini ha iniziato facendo la solita premessa: “Non parlo da segretario della Lega o da vicepresidente del Consiglio. Parlo da papà”. Peccato che dietro di lui campeggiassero in bella vista il logo della Repubblica, la bandiera tricolore e il nome del ministero dei Trasporti.
A cura di Luca Pons
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"Chiarisco subito che non parlo da segretario della Lega o da vicepresidente del Consiglio. Parlo, come ho sempre fatto dall'inizio di questa vicenda, da papà". È una formula che Matteo Salvini negli anni ha usato più e più volte, e di recente l'ha usata soprattutto per giustificare i suoi interventi sul caso della famiglia nel bosco. Lo ha ripetuto anche oggi, ospite di Ore 14 su Rai 2. A differenza di altre volte, Salvini non ha aggiunto "Non parlo da ministro". Il motivo, probabilmente, è che sarebbe stato imbarazzante farlo, considerando il set del suo collegamento.

Alle spalle del segretario leghista, che pure voleva presentarsi come un semplice "genitore sconcertato e preoccupato", campeggiava ben visibile la scritta: "Ministero delle infrastrutture e dei trasporti". Ovvero il ministero che fa capo a Salvini. Il logo, insieme al simbolo della Repubblica e alla bandiera tricolore, dava chiaramente un tono istituzionale all'intervento, alla faccia del "papà".

Peraltro, più volte nel corso del collegamento Salvini ha mischiato i piani. Prima ha detto di essere preoccupato perché addirittura "quello che è accaduto a quella famiglia" può "accadere a tutti, a qualunque famiglia per bene che vive in Italia". Ha detto che l'obiettivo di "riunire questa famiglia", per poi specificare subito: "Ovviamente da ministro non posso prevaricare le scelte del Tribunale dei minorenni, dei giudici, degli assistenti sociali".

Dunque, se da ministro non può fare nulla (nonostante i loghi e le bandiere in bella vista), cosa vuole fare Matteo Salvini? "Posso parlare con gli avvocati, con i periti, con i garanti dell'infanzia, con gli esperti, con gli psichiatri, per cercare di portare il mio mattoncino per rimettere insieme questa famiglia". Formule generiche, con l'impressione che farebbe piacere anche scattare qualche foto d'impatto: "Se potessi essere visto come un tassello della soluzione del problema – ovviamente non voglio aggiungere un problema – per parlare con gli avvocati, con gli assistenti sociali, per incontrare i bimbi nella casa famiglia. Per incontrare gli stessi genitori", ha insistito.

Non è chiaro in che modo un semplice "papà", che non è né segretario di un partito di maggioranza, né ministro, né vicepresidente del Consiglio, potrebbe avere un impatto sul caso di Catherine Birmingham, Nathan Trevallion e i loro tre figli. Infatti presto Salvini ha dovuto rivestire i panni del leader di centrodestra, ricordando le proposte di legge depositate sul caso: una "per limitare solo ai casi più estremi la sottrazione dei minori. Casi di abusi, di violenze conclamate", e solo dopo "un parere preventivo di esperti indipendenti"; un'altra per "fare un censimento dei minori in affidamento".

Quest'ultima proposta, in particolare, vuole "ricostruire" la "giungla" degli affidi. Un settore su cui Salvini (non si sa se da leader leghista, da ministro o da genitore) ha lanciato delle accuse infondate: "Mi viene il dubbio che economicamente, se non ideologicamente, qualcuno abbia interesse a continuare a rimanere nel fosco, nel buio".

Poi, tornando alla famiglia nel bosco, ha detto che si tratta di "una forma di violenza istituzionale". Ha dato ragione alla madre dei bambini, che avrebbe mostrato "atteggiamenti ostili": "Ma se fosse capitata a me una cosa del genere, altro che atteggiamento ostile. Io sono un democratico, un pacifico e rispetto le idee di tutti, ma quando mi entri in casa, mi rovini e mi dividi la famiglia, mi porti via i bimbi, mi espelli anche dalla casa famiglia in cui mi hai piazzato…ho come l'impressione che qualcuno si sia reso conto che hanno esagerato ma stia cercando il modo di tornare indietro senza rimangiarsi tutto".

Per non far mancare nulla, Salvini ha concluso con un attacco ai "campi Rom". Non risparmiando toni durissimi: "A Giugliano, in provincia di Napoli, ci sono centinaia di bambini di sei o sette anni che non vanno a scuola, non hanno la luce, non hanno il gas, vivono nella merda, in mezzo ai topi, con genitori che se va bene non lavorano e se va male rubano. E lì chi c'è? Dove sta l'interesse del minore? Dov'è il tribunale dei minori? Non scherziamo".

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