Elwan, chi è il liceale simbolo delle proteste degli studenti in Francia che sfida Macron

A cura di Giulia Renda
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Da liceale davanti al Jacques-Decour a uno dei volti più riconoscibili della protesta studentesca francese. L’intervista con Vincent Lapierre lo ha fatto esplodere sui social, poi l’incontro con Mélenchon e l’invito in televisione: in pochi giorni, la storia di Elwan è diventata anche una storia politica.

"Non vogliamo questi governi che si susseguono senza servire assolutamente a nulla. È da un pezzo che Macron ha dimostrato di essere un incapace. Quindi oggi non vogliamo un governo di incapaci. Vogliamo qualcuno che cambi le cose. Una sinistra di rottura sarebbe la soluzione migliore per i giovani". È probabilmente qui che si capisce davvero chi è Elwan. Non perché questa frase lo trasformi improvvisamente in un leader politico, non lo è, ma perché spiega perfettamente come mai, nel giro di pochissimo tempo, un liceale parigino sia passato dall'essere uno dei tanti ragazzi coinvolti nelle proteste a diventare uno dei volti più riconoscibili della mobilitazione.

Chi è Elwan, il liceale diventato il volto delle proteste francesi

Elwan è uno studente del liceo Jacques-Decour di Parigi. Quando parla davanti alla telecamera non sembra interessato soltanto alle condizioni della propria scuola: parla di aule invivibili, di riscaldamenti che non funzionano, di insegnanti che mancano, di studenti delle banlieue lasciati indietro. Poi allarga il discorso alla povertà, al razzismo, alla polizia e, inevitabilmente, alla politica. E alla fine mette nero su bianco quello che pensa: non vuole semplicemente più soldi per la scuola, vuole una rottura con il sistema politico francese.

A fargli le domande è Vincent Lapierre, reporter e fondatore di Le Média pour Tous, spesso collocato dalla stampa francese nell'area della destra radicale. È questa intervista, pubblicata il 4 ottobre, a far esplodere il nome di Elwan sui social e a trasformarlo da studente sconosciuto a personaggio pubblico.

Elwan non inizia a parlare di politica, ma parte proprio raccontando della sua scuola. Denunciando alcune aule, che durante l'estate arrivano a circa 35 gradi, proprio mentre lì vengono svolti alcuni degli esami più importanti. D'inverno, invece, i riscaldamenti non funzionano, e gli insegnati mancano di continuo.

Poi parla degli altri ragazzi, liceali come lui che vivono situazioni ancora più difficili, con scuole che non hanno abbastanza attrezzature e famiglie che fanno fatica a garantire ai propri figli le stesse possibilità degli altri, solo perché sono relegati in una periferia che lo Stato non vuole vedere. "Siamo noi la Francia, siamo noi il futuro. Se chi governa dice di amare il Paese e di essere patriota, allora dovrebbe preoccuparsi di come stanno crescendo i ragazzi che domani dovranno mandarlo avanti", è da questa idea che Elwan allarga il discorso dalla sua scuola a quello che sta succedendo nel resto della Francia.

La rabbia che va oltre i cancelli delle scuole

Quando Lapierre gli chiede della violenza e di quello che sta succedendo nelle banlieue, Elwan torna ancora una volta alle condizioni sociali. Prima ancora di parlare dei ragazzi che partecipano agli scontri, invita a guardare la realtà da cui arrivano. "Cerca di capire anche la situazione di quelle persone nelle banlieue, che vivono immerse nella violenza. Vivono nella miseria. Come pretendi che ne escano fuori altrimenti?" Poi rincara: "Se vivessero in una bella famiglia, in una bella casa, andrebbero a scuola tutti i giorni, mangerebbero bene, non ci sarebbero problemi". Per Elwan il punto è proprio questo: non si può parlare della violenza senza parlare anche di povertà, scuola e condizioni di vita. E lo stesso discorso vale per il razzismo e per il rapporto con la polizia.

Poi arriva la politica. Elwan dice di non volere "Questi governi che si susseguono senza servire assolutamente a nulla". Di Macron dice che "Da un pezzo ha dimostrato di essere un incapace". E alla domanda su quale sarebbe la soluzione per i giovani, parla di "Una sinistra di rottura".

"I francesi non hanno motivo di scandalizzarsi. Ieri ho sentito di tutto e di più: Marine Le Pen ha fatto il suo show sostenendo che la LFI controlla tutto. Noi non siamo controllati da Mélenchon, né da chi lo segue. Siamo un movimento composto essenzialmente da studenti, quindi siamo consapevoli della nostra situazione". E non si limita nemmeno a difendere l'autonomia della protesta, "Se ci sono deputati del Partito Socialista che vogliono darsi una mossa e venire, che vengano pure a darci il loro sostegno. D'altronde, non è normale che solo la France Insoumise sia legata a questa battaglia".

Il sostegno di Mélenchon alla protesta di Elwan e dei liceali francesi 

Due giorni dopo, avviene proprio ciò che Elwan chiedeva a gran voce durante l'intervista con Lapierre, si ritrova proprio accanto a uno dei principali esponenti della sinistra francese. È il 6 ottobre e a Parigi mentre è in corso una nuova giornata di mobilitazione dei liceali, nel corteo compare Jean-Luc Mélenchon e quando Elwan lo vede gli va incontro. "Sono davvero molto contento di vedervi qui, signor Mélenchon", gli dice, prima di abbracciarlo e tornare poi nel corteo.

Poco dopo, parlando con i giornalisti, Elwan non nasconde la sua ammirazione: "È lui che salverà la Francia, ne sono convinto". Mélenchon, a sua volta, pubblica sui social la foto dell'incontro e la accompagna con una frase altrettanto significativa: "Incontro di tribuni del popolo!".

Jean-Luc Mélenchon, il leader di La France Insoumise e candidato della sinistra radicale alle presidenziali del 2027,  è soprattutto un nome che tra i ragazzi continua a girare parecchio: nei sondaggi di settembre arrivava al 41-42% tra gli under 25, contro circa il 16-17% considerando l'intero elettorato. A sostegno degli studenti si è mosso anche Aymeric Caron, deputato dello stesso partito di Melechon, che il 1° ottobre si è presentato proprio davanti al liceo Jacques-Decour per incontrare i ragazzi e sostenere pubblicamente le loro rivendicazioni.

Il video continua a girare e, nel giro di pochi giorni, Elwan finisce anche in televisione. Questa sera, 7 ottobre, sarà essere ospite del programma di David Pujadas, dove parlerà delle proteste dei liceali. Fino a poco prima era uno studente davanti ai cancelli del suo liceo, ora si prepara a raccontare quella stessa protesta davanti a un pubblico nazionale.

Allo stesso tempo Elwan ha la consapevolezza di avere una posizione privilegiata."Io sono bianco, ho un capitale culturale che è anche abbastanza importante, intervistate la gente delle banlieue", come dice lui stesso in un'intervista a Quotidien. "Sono quelli che hanno più cose da dire". E proprio per questo, secondo lui, i media dovrebbero evitare di concentrarsi sempre sulle stesse facce e dare invece spazio anche ai ragazzi delle banlieue, soprattutto alle minoranze, che hanno più cose da dire ma molte meno possibilità di essere ascoltati.

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