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E ora ringraziamo tutti assieme chi diceva che il green era una follia e il futuro era il petrolio

In un mese di guerra in Iran il prezzo del petrolio è aumentato come mai prima d’ora nella storia, Bankitalia parla di shock energetico prolungato e l’Unione Europea invita a razionare il carburante. Nel frattempo, chi come Salvini fino a ieri parlava di stop alle rinnovabili e di “follie green” propone di tornare al carbone. Applausi.
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Giusto qualche notizia di ieri.

Solo ieri il prezzo del Brent, ossia il petrolio estratto nel mare del Nord, punto di riferimento per il prezzo del greggio in Europa, è cresciuto del 5%, portando al 59% il rialzo complessivo dell’ultimo mese. È, già ora, il più grande aumento del prezzo di sempre. Superiore al +44% della prima guerra del Golfo del 1991.

Ancora, sempre solo ieri, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto che siamo nel mezzo di uno “shock energetico” che ha modificato “bruscamente” le prospettive di crescita economica di Italia ed Europa, parlando di un’una stagflazione – recessione più inflazione – che si protrarrà oltre la fase acuta del conflitto.

Di nuovo, ieri, l’Unione Europea ha detto che dobbiamo essere pronti al razionamento dei carburanti, invitando i governi ad attivare misure in stile pandemia Covid, come “il lavoro da casa ove possibile, la riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade di dieci chilometri all'ora, la promozione del trasporto pubblico, l'accesso alternato alle auto private”.

Ieri, infine, il presidente americano Donald Trump, quello che con il suo attacco a Teheran, ha innescato tutto questo, ha detto, testuale, “a tutti quei Paesi come il Regno Unito che hanno rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran” di “comprarlo da noi, il petrolio e il gas, ne abbiamo tanto, oppure di darsi un po’ di coraggio e andare a prendersi il petrolio nello Stretto”. Tradotto: i vostri guai con l’energia non sono un problema mio. 

Insomma: ieri, forse, qualcuno come Fantozzi potrebbe essere stato assalito da un leggerissimo sospetto: che abbandonare gli investimenti sulle rinnovabili, parlare di follia Green, puntare ancora su petrolio e gas, dipendenti da crisi geopolitiche come quella in Ucraina prima e Iran poi, sia stata il più grave errore politico degli ultimi anni. Un errore per il quale la lista dei ringraziamenti sarebbe lunghissima, mentre quella di chi ha cercato di evitarla si limiterebbe forse a poche forze politiche e ai tanti ragazzi scesi in piazza con Greta Thumberg per dire che contro il cambiamento climatico non si stava facendo abbastanza.

Risultato? È passato un PNRR, finirà ad agosto, e una quantità di soldi inimmaginabile dal nostro Paese e non abbiamo fatto nulla per decarbonizzare l’Italia e per renderci indipendenti dalle fonti fossili altrui. Che era la prima e fondamentale cosa da fare per salvare la nostra economia da shock come questi. E il bello è che l’abbiamo fatto dando retta a chi diceva  e ancora dice che la decarbonizzazione avrebbe distrutto la nostra economia, tra un decreto sicurezza e l’altro.

Piccola curiosità: perlomeno dai banchi del governo, di decarbonizzazione, anche oggi, non parla ancora nessuno. Piuttosto, la prima proposta dell’ineffabile ministro dei trasporti Matteo Salvini – il primo dei pifferai magici anti rinnovabili e pro petrolio, sovranista a parole, portatore d’acqua degli interessi di Trump e Putin nei fatti – è stata quella di prorogare lo stop all’uso del carbone per produrre energia. Il carbone, la fonte energetica più inquinante al mondo, per superare la dipendenza da gas e petrolio.

Tornare indietro, di nuovo, anziché andare avanti.
I più sentiti ringraziamenti, davvero.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
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