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È nata una commissione parlamentare contro le fake news: cosa farà

Il Senato ha approvato la nascita di una commissione parlamentare che si occuperà di fake news e disinformazione. Si è astenuto il M5s, per il timore che la commissione possa diventare uno strumento per punire i giornalisti. Favorevoli gli altri partiti.
A cura di Luca Pons
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L'Aula del Senato ha approvato la creazione di una commissione parlamentare mono-camerale (cioè che ci sarà solo a Palazzo Madama, e non alla Camera) di inchiesta sulla diffusione intenzionale e massiva di informazioni false in rete e sul diritto all'informazione e alla libera formazione dell'opinione pubblica. In breve, una commissione contro le fake news. Il voto è stato quasi unanime: si è astenuto il Movimento 5 stelle, per il rischio che la commissione diventi uno strumento utilizzato contro i giornalisti.

Non è ancora chiaro quando, concretamente, la commissione inizierà i suoi lavori. Ci vorranno alcune settimane – si potrebbe slittare a dopo il referendum sulla giustizia. Si sa già che avrà sedici membri nominati dal presidente del Senato, in numero proporzionale alla dimensione dei gruppi dei vari partiti. Stando alle indicazioni emerse negli scorsi giorni, a presiedere la commissione dovrebbe essere un esponente di Italia viva.

Durante la dichiarazione di voto, il senatore Antonio Nicita del Pd ha spiegato perché il suo partito è a favore: "L’approccio che deve avere una commissione parlamentare è questo: nessun processo a nessuno, nessuna tentazione da parte dei partiti politici a regolare i conti – esattamente il contrario di quella che è diventata la commissione Covid". Al contrario, "può essere davvero un momento conoscitivo sulle influenze internazionali, ma non solo, per riflettere sulla disinformazione". Anche Tino Magni (Avs) annunciando il voto favorevole ha sottolineato: "La commissione non è un elemento sanzionatorio, non è un tribunale. È uno strumento di conoscenza, anche di denuncia, per mettere in condizione le persone di capire quando il messaggio che gli arriva è manipolato".

Raffaella Paita, senatrice di Italia viva e prima proponente della commissione (che aveva provato a lanciare già nel 2020) ha commentato: "La disinformazione online e la manipolazione delle notizie attraverso le piattaforme social e internet costituiscono strumenti primari della cosiddetta guerra ibrida condotta da soggetti esteri. Ma la commissione da me proposta si occuperà anche del fenomeno dei dossieraggi e di temi sociali rilevantissimi come il deep fake, il cyberbullismo, il sessismo online. Uno strumento investigativo irrinunciabile nella nostra società".

Elisa Pirro (M5s) ha invece detto che un passaggio della norma "preoccupa molto" il Movimento. Ovvero quello in cui si dice che "qualora la commissione, nella sua attività di indagine, rilevi che nella diffusione di notizie false è coinvolto un giornalista ne informa tempestivamente il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti per la trasmissione degli atti al competente consiglio di disciplina territoriale". Secondo Pirro bisognerebbe chiarire "come è coinvolto il giornalista" e aumentare le tutele, perché "di giornalisti presi di mira nel nostro Paese perché fanno un ottimo lavoro ne abbiamo visti tanti".

D'altra parte, anche Costanzo Della Porta (FdI) ha detto che l'obiettivo è "monitorare e contrastare la disinformazione online", ma ha insistito molto sui cosiddetti dossieraggi: "La domanda è: perché ci sono fenomeni tesi a influenzare l’opinione pubblica con le notizie false? Una delle risposte è la volontà di alcune organizzazioni di minare la stabilità democratica di Stati sovrani. Ecco perché è urgente adottare misure per contenere e sanzionare le cosiddette attività di dossieraggio, ovvero la raccolta illecita di dati da parte di soggetti che possono accedere ad informazioni riservate, che possono essere usate strumentalmente per fini politici".

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