Se Matteo Salvini vorrà davvero trovare una soluzione europea per la gestione dei flussi migratori, dovrà probabilmente rassegnarsi a partecipare a nuovi vertici con i suoi omologhi europei. Quello convocato a Helsinki, infatti, si avvia verso l’ennesimo nulla di fatto.

Nella capitale finlandese, Salvini marca presenza per la seconda volta alle riunioni dei ministri dell’Interno della Ue. Prima di oggi aveva disertato sei riunioni su sette da quando è al Viminale. La sua presenza in realtà è in qualche modo sdoppiata. Da una parte partecipa agli incontri ufficiali e ai vertici bilaterali con i colleghi francese, tedesco, maltese, etc… Dall’altra, negli interventi a margine dell’evento sui social e a mezzo stampa, si concentra soprattutto negli attacchi agli alleati di governo del Movimento 5 Stelle.

Al tavolo europeo il leader leghista porta un documento sul tema immigrazione concordato con Malta. Secondo le indiscrezioni pubblicate dall’agenzia Ansa, il testo prevedrebbe tra le altre cose la redistribuzione obbligatoria dei migranti tra i Paesi Ue, una gestione europea dei meccanismi di rimpatrio, la creazione di centri di sbarco e per le richieste di asilo in Stati extra-Ue. Con i suoi colleghi europei, Salvini sarebbe anche tornato a premere per un’ulteriore stretta contro l’azione delle Ong nel Mediterraneo e per stilare una lista di Paesi sicuri verso i quali il rimpatrio dovrebbe essere automatico.

La reazione dei grandi partner europei all’iniziativa italiana può essere riassunta nella battuta: “Matteo hai già twittato contro di noi?”, che il ministro tedesco Seehofer avrebbe rivolto a Salvini al suo arrivo al verice.

I piani della Germania e della Francia per la riunione, infatti, erano ben diversi da quello italiano. La proposta franco-tedesca prevedeva un meccanismo temporaneo, da portare avanti almeno fino a ottobre, per evitare nuovi casi come quello della Sea Watch e delle altre navi tenute in mare per giorni dal governo italiano prima di riuscire a sbarcare i migranti che avevano soccorso. L’idea di Berlino e Parigi era quella di far attraccare le navi private nel porto sicuro più vicino e poi redistribuire i migranti tra i Paesi europei che avessero accettato di partecipare a una “coalizione di volenterosi”.

Anche questa proposta però è naufragata. Pochissimi tra gli Stati Ue si sono fatti avanti per partecipare allo schema di ricollocamento, solo Lussemburgo, Finlandia e Portogallo secondo quanto rivelato dal ministro lussemburghese Asselborn. Anche Italia e Malta si sono opposte a questa soluzione, contestando l’idea di rimanere gli unici punti di sbarco dei migranti e chiedendo meccanismi di redistribuzione più certi e definiti.

Italia, Germania, Francia e Malta si danno un nuovo appuntamento a La Valletta a settembre per provare a raggiungere un accordo. Sempre che per quella data, a Roma ci sia ancora un governo