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Dopo 7 mesi di richieste ottiene il suicidio assistito in Piemonte, ma in Italia manca ancora una legge

Dopo nove mesi dalla sua richiesta, un quarantenne affetto da una grave malattia degenerativa ha potuto accedere al suicidio assistito in Piemonte. È il primo caso nella Regione. Oggi l’Italia continua a non avere una propria legge sul fine vita. Senza una disciplina nazionale le Regioni sono lasciate nel caos.
A cura di Giulia Casula
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Un quarantenne affetto da una grave malattia degenerativa è il primo paziente che in Piemonte ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. Ci sono voluti nove mesi di interminabile attesa prima che l'uomo potesse vedere il suo desiderio finalmente realizzato. Nel mezzo rimpalli, rinvii, mancate risposte fino alla beffa: l'Azienda sanitaria locale To4 aveva riconosciuto la sussistenza dei requisiti per il fine vita ma aveva altresì negato il supporto necessario per accedervi. Alla fine, grazie anche all'intervento della Regione, l'iter si è sbloccato e l'uomo ha potuto ricevere i farmaci e l'assistenza richiesta.

Quali sono i requisiti per accedere al suicidio assistito

Oggi l'Italia continua a non avere una propria legge nazionale sul fine vita. A disciplinare il tema è la sentenza 242/2019 sul caso di Dj Fabo, con cui la Corte Costituzionale ha fissato il perimetro di legalità del suicidio assistito, stabilendo le condizioni in cui non è punibile: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, capacità di intendere e di volere del paziente e il ricorso a strumenti o macchinari di sostegno vitale. La mancanza di una legge nazionale lascia le Regioni nel caos: si procede in ordine sparso e con orientamenti che spesso variano a seconda dell'appartenenza politica di chi guida. Nell'ultimo anno, dopo la Toscana, è stata la Sardegna la seconda Regione ad approvare una propria legge sul fine vita.

Il caso di Torino

Quello accaduto a Torino invece, è il primo caso di suicidio assistito in Piemonte. L'uomo si è spento nella propria abitazione, alla presenza dei medici di sua scelta e con il supporto logistico dell'Asl di competenza. La sua prima richiesta risaliva a maggio, ma per diverso tempo non ero arrivate risposte. Nelle scorse settimane attraverso una commissione interdisciplinare l'Asl aveva riconosciuto la presenza dei requisiti fissati dalla Consulta precisando però che non avrebbe messo a disposizione né farmaci né assistenza. Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni, si era proposta per affiancare dal punto di vista legale il paziente e la famiglia.

La Giunta guidata dal forzista Alberto Cirio, sollecitata dall'Asl affinché emanasse delle linee guida, dopo un primo stop era intervenuta con una circolare che ha chiarito le modalità di accesso al suicidio assistito. Ora resta da chiarire solamente il nodo delle spese. La famiglia dell'uomo infatti, potrebbe trovarsi costretta a pagare il ticket, con un costo di 5mila euro, per l'acquisto del farmaco e degli altri strumenti utili all'autosomministrazione.

A che punto è la discussione sul fine vita in Italia

Ad ogni modo, la circolare emanata dagli uffici regionali non vuole essere un regolamento, hanno precisato. La Regione rinvia la questione al Parlamento, che al momento è ancora in alto mare. Negli scorsi mesi sul testo presentato dal centrodestra si era accesa una forte polemica: le opposizioni avevano criticato i paletti inseriti dal provvedimento – dall'esclusione del Ssn ai tempi burocratici troppo lunghi, fino alla necessità per il paziente essere inserito in un percorso di cure palliative – che finirebbero per restringere (anziché disciplinare) l'accesso al fine vita. Per ora la proposta sembra essersi arenata in Senato, dove la discussione prosegue tra emendamenti e continui rinvii.

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