Proseguono a Roma i Mediterranean Dialogues, promossi ormai da diversi anno dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il ministro Luigi Di Maio questa sera, intervenendo alla trasmissione Sette Storie su Rai 1 ha fatto il punto sulla situazione geopolitica nel Mediterraneo, che vede "Roma al centro di tutti i Paesi, del Mediterraneo ma non solo, che discuteranno delle grandi crisi". Secondo il ministro, per provare a governare la situazione nel Mediterraneo "alcuni Stati hanno costruito delle tensioni che oggi ci privano di opportunità economiche importanti". L'ex capo politico dei Cinque Stelle ha precisato: "Nel cercare di comandare nel Mediterraneo alcuni atteggiamenti hanno sostanzialmente creato crisi tali per cui lo stesso Mediterraneo è diventato una grande area di crisi." E l'Italia in tutto questo? "Il ruolo dell'Italia è quello di far parlare le parti", ha proseguito Di Maio, puntualizzando che dalla Libia alla Siria il nostro Paese c'è sempre stato per provare a "raccogliere i cocci e provare rimettere insieme il disastro combinato dalle armi".

Le tensioni tra Francia e Turchia

In politica estera, il dialogo è l'unico strumento possibile, aggiunge Di Maio. "La soluzione politica è sempre l'unica che riesce a risolvere i problemi, perché quella con le armi si protrae anche per decenni". Parlando in particolare delle ultime tensioni che hanno visto al centro Turchia e Francia, Di Maio ha detto: "I comportamenti della Turchia sono oggettivamente inaccettabili quando vediamo dichiarazioni contro alcuni Paesi europei, ma anche provocazioni che poi non fanno altro che creare delle situazioni in cui tutti perdono. Guardiamo al Mediterraneo orientale, dove la Turchia è particolarmente attiva, per usare un eufemismo. In quell'area nessuno riesce a sfruttare le risorse energetiche". E ancora: "Se vogliamo oggi ricostruire un rapporto con la Turchia, dobbiamo partire necessariamente nel ragionare come Europa e come Occidente, perché, per quanto l'Italia abbia sempre condannato in maniera molto franca i comportamenti della Turchia, e ricordo di essere stato il ministro che ha fermato le esportazioni di armi verso la Turchia quando la Turchia è entrata in Siria in maniera unilaterale, allo stesso modo ricordiamoci che la Turchia è nella Nato, è un alleato con cui noi condividiamo informazioni militari. Gli Stati uniti sono fondamentali nel cercare di ricondurre gli alleati Nato nel coordinamento delle azioni soprattutto nel Mediterraneo".

Il rischio terrorismo

Di Maio ha proseguito definendo il Mediterraneo come "un mare dimenticato per troppi anni", ricordando che l'Italia ha chiesto alla Nato di implementare la sicurezza per il confine a Sud. "Dobbiamo stabilizzare il Mediterraneo e le aree di crisi perché altrimenti c'è il rischio che possa proliferare il terrorismo e mettere a repentaglio la sicurezza dei Paesi europei", ha detto Di Maio.

La situazione in Libia

Sulla situazione in Libia, Di Maio ha detto: "Dopo 10 anni dal bombardamento della Libia, che è stato un atto scellerato, finalmente le Nazioni Unite hanno avviato un dialogo che ha fissato una data per le nuove elezioni e sta portando le parti a discutere. Si comincia a vedere, anche se lontano, la luce in fondo al tunnel. Questo grazie alle Nazioni Unite, di cui l'Italia è uno dei primi finanziatori al mondo". Il ministro ha precisato, rispetto al ridimensionamento del ruolo italiano sulla questione libica: "Se il tema sono gli asset geostrategici italiani, quelli sono ancora lì. Se il tema è l'influenza sulla Libia da parte di un Paese come l'Italia, noi non abbiamo mai avuto atteggiamenti, come altri Stati, un po' coloniali: il nostro comportamento no lo è, noi cerchiamo di parlare con tutte le parti per ricondurli alle pace". Un obiettivo che, ha concluso Di Maio, va portato avanti "attraverso il multilateralismo che anche per effetto delle ultime elezioni americane si rafforzerà".