Oggi, il 22 gennaio 2021, entra in vigore il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW): si tratta della prima norma internazionale che vieta gli ordigni più distruttivi che l'essere umano abbia mai creato. È stato ratificato da 51 Stati e di fatto proibisce di sviluppare, testare, produrre, fabbricare, trasferire, possedere, immagazzinare, usare o minacciare di usare armi nucleari. Non solo: i Paesi che lo sottoscrivono non potranno nemmeno permettere che armi nucleari siano posizionate sul proprio territorio.

Il Trattato è stato adottato dalle Nazioni Unite nel 2017. "Oggi entra in vigore il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. Si tratta di un passo importantissimo verso un mondo senza armamenti nucleari. Lancio un appello a tutti i Paesi affinché lavorino insieme per realizzare questa visione, per la nostra comune sicurezza e l'incolumità collettiva", ha affermato il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres.

L'Italia non aderisce al Trattato. Tuttavia oggi sul sito del ministero degli Esteri è apparso un comunicato in cui si afferma di "condividere pienamente l’obiettivo di un mondo libero da armi nucleari". Si sottolinea anche che l'Italia "resta particolarmente impegnata nei settori del disarmo, del controllo degli armamenti e della non proliferazione, che sono componenti essenziali della nostra politica estera" e che apprezza "il ruolo della società civile nel sensibilizzare sulle conseguenze catastrofiche dell’uso delle armi nucleari".

Dalla Farnesina però spiegano: "Siamo convinti che l’approccio migliore per conseguire un effettivo disarmo nucleare implichi un pieno coinvolgimento dei paesi militarmente nucleari laddove invece – dal momento in cui è stata lanciata l’iniziativa del Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari – abbiamo assistito ad una crescente polarizzazione del dibattito in seno alla comunità internazionale. Pur nutrendo profondo rispetto per le motivazioni dei promotori del Trattato e dei suoi sostenitori, riteniamo quindi che l’obiettivo di un mondo privo di armi nucleari possa essere realisticamente raggiunto solo attraverso un articolato percorso a tappe che tenga conto, oltre che delle considerazioni di carattere umanitario, anche delle esigenze di sicurezza nazionale e stabilità internazionale".