Per il comitato tecnico scientifico non ci sono le condizioni per aprire di nuovo le competizioni sportive agli spettatori, vista la situazione epidemiologica in Italia. E gli internazionali di tennis in programma a Roma, al Foro Italico, dal 14 al 21 settembre si svolgeranno quindi a porte chiuse. Il parere degli esperti era stato richiesto dalla Regione Lazio, in seguito all'istanza della Federazione tennis sull'accesso al pubblico. Alessio D'Amato, assessore alla Salute, ha spiegato: "In questo momento dobbiamo pensare alle scuole, non possiamo permetterci altri rischi". Lo stesso vale per la serie A di calcio: secondo il comitato mancano i presupposti affinché centinaia e centinaia di spettatori possano riunirsi sugli spalti per assistere alle partite. Ma su quest'ultimo tema la decisione spetta al governo. E anche in questo caso, come era successo per la riapertura delle discoteche, la palla è passata alle Regioni.

"In questi giorni tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulla scuola, gli stadi possono aspettare", ha detto il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Agostino Miozzo. Ma nelle Regioni si spinge sulle riaperture. A Castel Di Sangro, in Abruzzo, in una triangolare di calcio in cui ha partecipato anche il Napoli, c'erano 1.500 spettatori. L'Emilia Romagna ha dato il via libera alla riapertura degli impianti sportivi con il 25% della capienza: così la partita di basket tra la Fortitudo e il Reggio Emilia all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno si è giocata alla presenza di 590 persone, mentre in Lombardia la Supercoppa di pallacanestro si gioca a porte chiuse. In Friuli-Venezia Giulia, invece, per la stessa è stato autorizzato un massimo di mille spettatori al Palasport di Trieste.

La Lombardia sta aspettando che ci sia una linea comune in tutto il Paese. Tuttavia, se non dovessero arrivare risposte concrete dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, il governatore lombardo, Attilio Fontana, si dice pronto a firmare l'ordinanza per la riapertura di stadi e palazzetti. Sempre in Lombardia, Massimo Galli, responsabile di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, condivide la linea prudente del comitato: "Se riportiamo il pubblico negli impianti sportivi rischiamo di commettere lo stesso errore fatto con la riapertura delle discoteche quest'estate".