Crisi energetica, in Italia si torna a parlare di Dad a scuola, Valditara frena: “Non è contemplata”

In Italia si sta di nuovo parlando di Dad, didattica a distanza, a scuola. Sembra di tornare indietro di sei anni, al periodo della pandemia mondiale di Covid-19. Eppure lo strumento potrebbe tornare d'attualità, insieme ad altre misure, come lo smart working, che il governo potrebbe mettere in campo per far fronte alla crisi energetica in corso legata alla guerra in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Per ora il ministro dell'Istruzione Valditara ha assicurato che un ritorno alla Dad non sarebbe all'ordine del giorno: "La Dad non è contemplata in alcun modo", ha assicurato all'Adnkronos Giuseppe Valditara.
L'Europa si è già rivolta ai governi, invitandoli a studiare misure per limitare la circolazione delle persone, evitando gli spostamenti non necessari. Non un vero e proprio lockdown energetico, ma un intervento, per il momento non obbligatorio, per razionare le scorte di energia, vista l'impennata dei prezzi del carburante.
Lo ha detto proprio in un recente messaggio il commissario europeo all'energia Dan Jorgensen in cui si chiede esplicitamente di limitare i consumi. In pratica di tratta di preferire i mezzi pubblici per muoversi, ridurre il limite di velocità in autostrada di 10 km/h, lavorare da remoto quando possibile, evitare i viaggi non necessari.
Cosa ha detto il sindacato Anief sull'impiego della Didattica a distanza a scuola
È in questo quadro che si inserisce il tema di un ritorno alla Didattica a distanza, una misura pensata per prevenire i contagi ai tempi del Covid, allora molto contestata perché considerata uno strumento che ha accentuato le diseguaglianze, e per gli effetti che ha prodotto sui ragazzi e sulle famiglie, non sempre dotate dei mezzi e spazi adeguati. Il primo sindacato a porre il tema, come avvertimento più che come proposta vera e propria in questa fase, è stato Anief: "La crisi energetica, con ripercussioni sul costo dei carburanti, potrebbe portare l'Italia entro giugno a un tasso di inflazione altissimo: per frenare il costo della vita, il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l'adozione della didattica a distanza, a seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working".
Secondo il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, questo non significa che bisogna attivare subito le lezioni online, che restano sempre l'ultima spiaggia, la soluzione estrema. Ma di fronte a uno scenario di shock energetico serve essere pronti. "Potrebbe sembrare una soluzione eccessiva, ma sarebbe consequenziale all'entrata in vigore di misure atte a risparmiare le risorse energetiche, dalla razionalizzazione di luce, gas e petrolio allo smart working per tutti i dipendenti pubblici". E, per quanto paradossale, "non si tratterebbe di un'iniziativa isolata dell'Italia, considerando che già la riduzione dei giorni di lavoro viene adottata in diversi altri Paesi del mondo", ha detto ieri il presidente del sindacato.
Fanpage.it ha contattato oggi Pacifico, il quale ha ribadito che la scuola e la sanità dovranno essere comunque le ultime a essere interessate. "Ma se la guerra in Medio Oriente dovesse prolungarsi anche la scuola potrebbe essere colpita dall'attuale crisi, non possiamo ignorarlo", ha aggiunto. L'ipotesi della Dad a partire da maggio per limitare i consumi energetici ha spiegato, potrebbe non essere necessaria, visto che a quel punto mancherebbero pochi giorni alla fine della scuola, per cui sarebbe inutile chiuderla. Ma si potrebbe comunque pensare di svolgere online alcune attività, come le riunioni del Collegio Docenti, considerato l'aumento dei prezzi dei carburanti: "Già questa sarebbe una misura di risparmio".
"Non vogliamo allarmare nessuno, ma è un tema che dobbiamo porci visto che le conseguenze della crisi economica ed energetica sono serie e gravi, soprattutto in previsione di uno smart working per tutti i dipendenti della Pa", se, come ha detto anche il ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin, il governo fosse costretto a disporre razionamenti energetici.
Pacifico non suggerisce di valutare di introdurre la Dad nell'immediato, perché "la scuola dovrebbe essere l'ultima a chiudere", ma chiede di riflettere sulle possibili implicazioni di una crisi energetica. Ma la scuola italiana sarebbe pronta ad affrontare la didattica a distanza, o si farebbe trovare impreparata, come già accaduto durante la pandemia di Covid-19?
Il no dei presidi alla Dad
È bastato che qualcuno evocasse la Dad, per sollevare subito polemiche. E i presidi sono i primi a fare le barricate: "Trovo che un eventuale ritorno alla didattica a distanza sia fuori da ogni fondamento. La situazione geopolitica internazionale è sicuramente complessa, c'è una crisi energetica importante ma non vedo connessioni con questa esigenza della Dad che andrebbe a produrre un risparmio energetico limitatissimo", ha detto all'Adnkronos Cristina Costarelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi Lazio.
E proprio in riferimento al risparmio emergetico, Costarelli ha evidenziato che "tra l'altro il ritorno alla Dad sarebbe per un periodo di scuola molto breve, perché ormai manca veramente poco alla fine, circa un mese. E soprattutto è necessario tenere in considerazione i danni che ne conseguirebbero a livello didattico".
"Trovo che sia un'idea pittoresca – ha aggiunto – la Dad al momento è fuori da ogni necessità e ritengo dal mio punto di vista, senza alcun margine di considerazione".
Del tema del ritorno della Dad come possibile scenario nel quadro di una crisi energetica ci occuperemo anche nella newsletter in uscita domani come tutti i mercoledì, ‘La Nostra Scuola'. Per leggere l'approfondimento puoi iscriverti qui.