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Cos’è questa storia della schedatura degli studenti palestinesi e perché Valditara nega tutto

Una circolare del ministero dell’Istruzione che chiede di quantificare la presenza di studenti palestinesi nelle scuole fa esplodere polemiche politiche e sindacali. Il Mim nega qualsiasi schedatura, ma restano dubbi su finalità, metodo e trasparenza dell’operazione.
A cura di Francesca Moriero
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Una nuova circolare del ministero dell'Istruzione e del Merito ha acceso un nuovo duro scontro politico e sindacale, sollevando interrogativi delicatissimi sul ruolo della scuola pubblica, sulla tutela dei minori e sui confini tra inclusione e controllo. Al centro della polemica ci sarebbe una richiesta rivolta agli istituti scolastici: indicare, entro una scadenza ravvicinata, quanti alunni e studenti palestinesi siano presenti negli istituti, suddivisi per territorio e ordine scolastico, con particolare attenzione a chi è prossimo agli esami. Nella circolare non vengono spiegate le finalità dell'operazione né vengono illustrati progetti educativi, eventuali risorse dedicate o tutele specifiche.

Le richieste di chiarimento

Così la notizia emerge e scatena immediate reazioni. I sindacati della scuola parlando di un atto senza precedenti e potenzialmente discriminatorio. L'Unione sindacale di base (Usb) denuncia il rischio di una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale, accusando il ministero di piegare la scuola pubblica a logiche di controllo e sicurezza, lontane dalla sua funzione costituzionale: "Siamo di fronte a un atto inaccettabile, che introduce una vera e propria schedatura su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica statale. È la ghettizzazione dei bambini e delle bambine palestinesi". Anche la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL (FLC CGIL) chiede conto dell'iniziativa: perché una rilevazione selettiva? perché solo gli studenti e le studentesse palestinesi? E sopratutto, con quale fondamento, dal momento che il ministero dispone già di gran parte dei dati sugli iscritti? Secondo il sindacato, anche qualora l'obiettivo fosse il monitoraggio di percorsi di integrazione, la modalità scelta risulterebbe comunque inaccettabile e lesiva dei principi di uguaglianza, perché introduce una distinzione basata sull'origine nazionale all'interno delle comunità educanti.

Le critiche arrivano anche dal fronte politico: esponenti delle opposizioni chiedono infatti spiegazioni al ministro Valditara, sottolineando come la richiesta sollevi interrogativi seri sul trattamento dei minori e sul rispetto dei diritti fondamentali. La senatrice del Partito Democratico Cecilia D'Elia parla di una misura che, per come è formulata, non può non destare allarme e chiede al ministero di spiegare pubblicamente le proprie intenzioni: "Il ministero non può chiedere alle scuole azioni selettive in nessun caso e men che mai su base etnica poiché non corrispondenti alle finalità costituzionali delle comunità educanti. Fare immediata chiarezza".

Nel merito anche gli esponenti del M5S in commissione Cultura alla Camera Antonio Caso, Anna Laura Orrico, Gaetano Amato hanno chiesto spiegazioni: "Sta girando molto in questi giorni la notizia sulla richiesta del ministero dell'Istruzione di raccogliere dati sugli studenti palestinesi presenti nelle scuole. È effettivamente comprensibile che siano sorti forti dubbi e preoccupazioni. Giuseppe Valditara dice che non si tratta di una schedatura, ma di una rilevazione finalizzata a favorire l'integrazione. Allora la domanda è semplice e legittima: come, esattamente? Quali iniziative concrete verranno attivate nelle scuole? Quali strumenti di supporto per studenti e insegnanti? Quali risorse, quali progetti, quali percorsi di inclusione reale? E soprattutto, perché partire da un censimento se poi non si spiegano chiaramente obiettivi, modalità e tutele? Se l'intenzione è davvero quella di migliorare l'integrazione, allora bisogna partire dalla trasparenza. Al contrario il rischio è quello di creare stigma e sospetti, e in questo momento la scuola pubblica italiana non può davvero farsi carico anche di questo".

La Comunità Palestinese della Campania

A intervenite è anche la Comunità Palestinese Campania, che in un messaggio diffuso sui social esprime "profonda preoccupazione" per una circolare "pericolosa e discriminatoria". L'associazione denuncia l'assenza di trasparenza sulle finalità della raccolta dei dati, sul loro utilizzo e sulle tutele previste per i minori e per le famiglie. In un contesto segnato dall'invasione militare e dalla violenza brutale israeliana contro il popolo palestinese, avverte la comunità, iniziative di questo tipo rischiano di alimentare sospetto, stigmatizzazione e isolamento. Da qui la richiesta di un ritiro immediato della circolare e di chiarimenti ufficiali: "Gli studenti palestinesi non sono numeri, non sono categorie da monitorare, non sono un problema da mappare e identificare. Sono persone, con diritti, dignità e bisogno di protezione.
In un momento storico in cui il popolo palestinese subisce ancora un genocidio che si perpetua dietro una finta tregua, questo tipo di provvedimenti rischia di alimentare sospetto, stigmatizzazione e isolamento nei nostri confronti".

La nota del ministero: "Stesse finalità e format utilizzati da precedente Governo per studenti ucraini"

Ma il Mim respinge l'accusa e nega che siano stati richiesti dati personali o identificativi. Nella giornata di ieri il Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione Carmela Palumbo ha infatti dichiarato: "Allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole, la Direzione Affari Internazionali del Ministero dell'Istruzione e del Merito ha avviato una rilevazione, tramite gli USR, per conoscerne il numero e l'ordine scolastico di frequenza. Tale attività è stata avviata con le stesse finalità e il medesimo format utilizzati dal precedente Governo relativamente agli studenti ucraini.  Sarebbe davvero inappropriato che un'iniziativa, volta ad assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi, venga ingiustamente strumentalizzata per finalità di propaganda".

A seguire anche la Lega di Matteo Salvini: la deputata Giorgia Latini, vicepresidente della commissione Cultura, ha infatti dichiarato: "La senatrice D'Elia del Pd parla di censimento' e ‘schedatura' degli studenti palestinesi nelle scuole. Peccato che due ore prima il ministero dell'Istruzione avesse già chiarito tutto con una nota ufficiale: si tratta di un semplice monitoraggio del numero e della classe frequentata, identico a quello fatto per gli ucraini, per organizzare al meglio supporto linguistico e integrazione. Niente schedature, niente violazioni, solo buonsenso. I dem, invece di informarsi, preferiscono l'ennesima polemica ideologica. È la solita propaganda sulla pelle dei bambini, pur di attaccare l'ottimo lavoro del ministro Valditara che, con concretezza, tutela davvero tutti – e sottolineiamo tutti – gli studenti".

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