Una sorta di loggia, che per qualcuno ricorda la P2, e che cerca di condizionare le nomine e la vita giudiziaria e politica italiana. Si tratta di una vicenda già ribattezzata da qualcuno come il caso della “Loggia Ungheria”, su cui la procura di Perugia sta indagando. Si tratterebbe di un’associazione segreta che tentava di condizionare le nomine o che, alternativamente, puntava a creare una macchina del fango per incidere su alcune decisioni. Per ora si tratta solo di ipotesi nate da questa possibile loggia descritta in oltre 10 verbali dell’avvocato Piero Amara, condannato e inquisito per depistaggi contro l’Eni e per episodi di corruzione in atti giudiziari, come ricorda il Corriere della Sera ricostruendo tutta la vicenda. Secondo le accuse mosse da Amara, che ora parla come se fosse una sorta di pentito, questa loggia era costituita da politici, magistrati, avvocati, imprenditori e anche da alcuni dei vertici della polizia.

Il caos nel Csm e i verbali segreti

La vicenda nasce dall’interno del Consiglio superiore della magistratura e scuote non solo lo stesso Csm ma anche varie procure italiane, con verbali segreti che circolano e che contengono gravi accuse, su cui però non è ancora arrivata alcuna conferma concreta. Non ci sono riscontri né sulla eventuale lista di affiliati né sulla sede degli incontri che sarebbero avvenuti. Né c’è alcun riscontro sugli accordi paventati. Quindi il contenuto di questi verbali, finora, non è stato considerato molto attendibile. Così come l’esistenza della Loggia Ungheria è tutt’altro che confermata, così come le accuse rivolte ad alcuni personaggi non hanno trovato riscontri. Tra queste c’è, per esempio, quella nei confronti di Giuseppe Conte per la sua attività di avvocato, prima di arrivare a Palazzo Chigi: si fa riferimento a una consulenza del 2012 che sembra però lecita.

Il ruolo e la figura di Piero Amara

Amara è stato interrogato a Milano e Perugia, dalla procura guidata da Raffaele Cantone. Prossimamente toccherà anche al suo socio Giuseppe Calafiore: anche lui sembra intenzionato a collaborare. Amara è iscritto nel registro degli indagati a Perugia per associazione segreta. Lo stesso Amara era stato testimone dell’accuse nelle indagini contro Luca Palamara e le sue accuse erano ritenute credibili. In altri indagini, invece, non è stato ritenuto un testimone affidabile. Nell’ambito di questa inchiesta Amara ha fatto anche il nome di altri magistrati, su cui si stanno portando avanti alcune verifiche. Che vanno di pari passo con quelle sulle spedizioni anonime dei verbali che erano stati consegnati al consigliere del Csm Piercamillo Davigo. Anche a Nino Di Matteo, altro componente del Csm, erano arrivati questi plichi, con delle accuse mosse nei confronti di Sebastiano Ardita che Di Matteo reputa, però, calunnie. Il caso è arrivato ufficialmente in Csm il 28 aprile, quando Di Matteo ne ha parlato durante la riunione plenaria.

Tutta la storia della Loggia Ungheria

La vicenda nasce nel 2019, quando Amara, assistito dall’avvocato Salvino Mondello, parla con i magistrati milanesi e accenna a una lista di “40 nomi” appartenenti a questa famigerata Loggia Ungheria. Poi precisa che sarebbe stato possibile trovare "la lista completa a casa di un giudice, oppure chiederla a Calafiore che la custodisce all’estero”. Ma una perquisizione a Calafiore – per altri motivi – non porta al ritrovamento della lista. I riferimenti alla Loggia Ungheria, invece, si trovano nel computer di Amara, in degli appunti scritti da lui stesso. Amara parla di annotazioni sugli accordi per le nomine negli uffici giudiziari e per concludere alcuni affari in cui avrebbe fatto da mediatore: è difficile, però, capire se qualcosa di quanto raccontato sia realmente avvenuto.

Amara ha anche consegnato dei file audio con dei colloqui registrati che proverebbero “l’esistenza della loggia”: “Ho materiale, anche video, per dimostrare i rapporti tra persone che pubblicamente negano addirittura di conoscersi”, afferma. Si arriva così al marzo-aprile del 2020, con Storari che contatta Davigo e gli consegna le copie degli estratti presi dal computer: “Lo faccio a mia tutela, perché i capi non vogliono andare avanti”, è la spiegazione. Davigo ne parla informalmente con il vicepresidente del Csm, David Ermini, e con il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi. Niente di ufficiale, però. Salvi chiede ulteriori informazioni al procuratore di Milano. Le carte restano, invece, nell’ufficio di Davigo: dopo il suo pensionamento i verbali vengono spediti ai giornali ma non si sa da chi. I giornalisti denuncino l’arrivo di documenti non timbrati e la procura di Roma avvia un’inchiesta e mette sotto accusa la segretaria di Davigo, Marcella Contrafatto, ritenendola responsabile dell’invio dei documenti. Arriva una perquisizione a suo carico e nell’abitazione di Contrafatto vengono trovate le copie dei verbali. Lei non risponde, mentre nei prossimi giorni sarà convocato Davigo per spiegare perché quei fogli fossero in possesso della segreteria. Potrebbe essere sentito anche Storari.