Lo scorso 22 ottobre è partito il concorso straordinario della scuola per i docenti precari, che insegnano da almeno tre anni. Le domande arrivate sono oltre 64 mila. Le prove scritte seguiranno un calendario che andrà avanti fino al 16 novembre, in modo scaglionato, per limitare il numero di partecipanti all'esame ogni giorno. E secondo l'ultimo dpcm, firmato ieri dal presidente del Consiglio Conte, entrato in vigore da oggi, non ci sarà alcuna variazione rispetto all'organizzazione prevista.

Sebbene da più parti siano arrivati appelli per bloccarlo, si andrà avanti con le prove, rispettando un preciso protocollo di sicurezza. Il governo ha deciso quindi di non fare slittare il concorso, ritenendo siano state prese tutte le misure per limitare il rischio di contagi: sono state approntate in tutto 20mila aule, e ci saranno al massimo 10 candidati per ogni stanza. Nel nuovo decreto è saltato infatti lo stop ai concorsi pubblici e privati. Il divieto di svolgimento era previsto inizialmente nella bozza del testo: la lettera z dell'articolo 1 del testo circolato nella giornata di sabato recitava così: "È sospeso lo svolgimento delle procedure concorsuali pubbliche e private e di quelle di abilitazione alla professione…ad esclusione di quelle per il personale sanitario e della protezione civile…fatte salve le procedure in corso". Da ministero dell'Istruzione confermano che le misure varate nel dpcm non incidono né su questo né su altri concorsi. Nulla impedisce quindi di continuare con l'iter previsto.

La ragione di questa scelta la spiega anche la ministra della Pa Fabiana Dadone: "Sul fronte della Pubblica amministrazione l'impianto delle nostre norme consente alle amministrazioni di espandere lo smart working oltre il 50% del personale impiegato nelle attività eseguibili in modalità agile, in rapporto alla natura delle funzioni e alle proprie capacità organizzative e tecnologiche. Mentre un segnale di fiducia proviamo a darlo sul fronte dei nuovi concorsi e del reclutamento che così tanto serve alla Pa: le misure che abbiamo già da mesi approvato consentono di svolgere le prove in maniera decentrata e con tutele adeguate a garantire, allo stato attuale, la sicurezza sanitaria".

"Sono regole dure, difficili da imporre e noi, come Governo, le abbiamo attentamente ponderate prima di decidere. I numeri del contagio, però, non ci lasciano grandi margini. Bisogna frenare il virus e la protezione della salute è la prima misura a difesa dell'economia che possiamo prendere. Proporzionalità e adeguatezza sono le stelle polari che ci guidano, ma naturalmente sono in arrivo ristori rapidi ed efficaci a favore di tutte quelle attività che subiranno questa ulteriore stretta", ha aggiunto la ministra parlando del nuovo provvedimento.

"Perché non abbiamo fatto prima il concorso? Io avrei voluto farlo quest'estate ma si è raggiunto un accordo di maggioranza, forse migliorativo, perché le risposte sono aperte e non a crocette", ha detto ieri sera la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina ospite a ‘Che tempo che fa'.

La protesta dei docenti precari

"Chiediamo come sia possibile considerare sicuro un concorso che prevede 70.000 docenti che si spostano per l'Italia intera e come si concilia la scelta di non bloccare il concorso con gli accorati e numerosi appelli al limitare al minimo gli spostamenti che provengono proprio dal governo". È lo sfogo dei docenti precari in un lungo post sul gruppo Facebook ‘No concorso straordinario durante Covid', che conta quasi 5mila partecipanti. La decisione di non rinviare le prove, nemmeno con l'ultimo Dpcm di ieri, desta preoccupazione e sconcerto. "Chiediamo – scrivono – come faccia il Cts a considerare oggi sicura la procedura, tenendo conto dello spostamento che il concorso prevede (con tanto di appelli alla limitazione degli spostamenti da parte di ministri, virologi e lo stesso Governo)".

"Continuiamo a ripetere l'assurdità di tutta questa fretta: stiamo lavorando nelle scuole (ancora aperte) e il governo ci obbliga a fare lunghi viaggi, solo perché il Miur non ha preso la responsabilità di inserire ogni candidato nelle sedi vicine alla propria residenza. Per non parlare dei viaggi fuori dalla regione (anche di 800 km) o intra regionali anche di 200 km (un criterio assurdo, alfabetico, di assegnazione sede che non permette di partecipare in sedi anche nella propria città o paese)". In più, "numerosi docenti non potranno partecipare perché positivi al Covid o in isolamento". Non è stata infatti prevista dal regolamento concorsuale la possibilità di fissare una data alternativa per le prove per chi è in isolamento.

"Ci sentiamo sviliti non ascoltati e non capiamo perché. Questa è l'ennesima umiliazione che subiamo. Ma soprattutto siamo preoccupati di poter essere veicolo di contagio, ritornando il giorno dopo dalle nostre famiglie e dai nostri alunni".