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Cosa ha detto Francesca Albanese sul raid ProPal a La Stampa e perché è stata attaccata

Continuano a far discutere le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati) sull’attacco alla redazione di Torino de La Stampa. Intervenuta ieri ad Accordi&Disaccordi sul Nove, Albanese ha ribadito la sua condanna delle violenze contro la sede del quodiniano: “Condanno la violenza nei confronti della redazione della Stampa, la mia colpa è quella di aver condannato anche la stampa italiana, occidentale per il pessimo lavoro, il lavoro indegno che ha fatto in larga misura sulla questione palestinese”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Stanno facendo discutere ancora oggi le parole della relatrice Onu Francesca Albanese, che ieri all'evento organizzato dal Global Movement to Gaza a Roma Tre, ha condannato il raid violento nella redazione de La Stampa, messo in atto venerdì da un gruppo di manifestanti Pro-Pal, auspicando però che l'episodio possa essere un "monito" per i giornalisti del quotidiano torinese per "tornare a fare il proprio lavoro". Al momento, secondo l'Ansa, sarebbero 36 le persone identificate dalla Digos, a Torino, per l'irruzione nella sede del quotidiano: la loro posizione è al vaglio degli investigatori in vista dell'inoltro di una informativa completa in procura.

"Condanno" l'irruzione a La Stampa, "è necessario che ci sia giustizia per quello che è successo alla redazione. Sono anni che incoraggio tutti quanti, anche quelli più arrabbiati, la cui rabbia comprendo e credetemi anche la mia, che dico bisogna agire così" con le mani alzate "non bisogna commettere atti di violenza nei confronti di nessuno, ma al tempo stesso che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del nuovo lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione", ha detto ieri Francesca Albanese dal palco di ‘Rebuild Justice. Ricostruire la giustizia', evento organizzato in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese.

"Prima di entrare qui ho avuto il solito confronto con la stampa italiana che mi ha detto che durante le proteste di ieri erano in sciopero. Però la notizia dell’assalto alla sede della Stampa di Torino l’hanno coperta. Perché non avete coperto anche quello che è successo a Genova e in altre 50 città con migliaia di persone scese in piazza?".

Albanese, come si vede leggendo le dichiarazioni, ha preso le distanze dall'aggressione dei manifestanti, e ha poi precisato la sua posizione con un post su X: "Condanno gli attacchi di ieri alla sede della Stampa. La rabbia verso un sistema mediatico che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza – anche dentro un sistema violento – finisce per rafforzare chi ci opprime. E oggi lo vediamo: le migliaia di piazze che ieri hanno detto NO all'economia di guerra, in Palestina e nel mondo, rimangono oscurate da questa singola notizia".

Questo chiarimento non ha evitato una reazione dura da parte di diversi esponenti, non solo della maggioranza. La premier Giorgia Meloni ha commentato così le dichiarazioni della relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati: "È molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia – anche solo in parte – della stampa stessa. La violenza non si giustifica .Non si minimizza. Non si capovolge", si legge in un post sui social. "Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso. La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa sempre, senza ambiguità".

Durissimo il vicepremier Matteo Salvini: "Albanese? Ha bisogno di un bravo medico, ma di uno di quelli specializzati, con tanta esperienza sulle spalle", ha detto ieri a margine dell'assemblea nazionale di Noi moderati a Roma.

Anche diversi parlamentari del centrodestra sono intervenuti sulla questione: "La solita Francesca Albanese, collezionista di cittadinanze onorarie di comuni governati dalla sinistra, ha condannato – formalmente – la violenza Pro-Pal contro La Stampa ma ha auspicato ‘che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro cioè riportare i fatti. E se riescono a permetterselo anche fare un po' di analisi e di contestualizzazione'. Lo ha detto durante un convegno a cui partecipava insieme a Greta Thunberg all'Universita' di Roma Tre.", ha detto il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, Lucio Malan, su X. "Insomma – ha scritto il parlamentare Fdi nel post – secondo lei ci stava bene una lezione, un monito, a giornalisti che si permettono di sgarrare dalla sua propaganda. Non andava bene farla con violenza, ma ‘un monito' ci voleva. Questo tipo di ‘moniti' è tipico dei regimi dittatoriali di ogni colore".

"Fino a quando dovremo sopportare questa Albanese? Finge di condannare gli atti di violenza contro La Stampa, salvo poi affermare che l'episodio dovrebbe essere ‘un monito per i giornalisti'. La Albanese è davvero una persona incommentabile e stupefacente. Ci chiediamo ancora quando verrà rimossa dagli incarichi che immeritatamente ricopre. È con Hamas o con l'ONU? Sta bene o sta male? Ci poniamo queste domande, indignati per ciò che dice e per ciò che fa, soprattutto perché lo fa vantando un titolo, addirittura internazionale, che non merita affatto". è il commento del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

"Albanese continua a contraddistinguersi in negativo con un atteggiamento culturale molto pericoloso. Giustificare l'attacco alla libera stampa è indegno e nessuno dovrebbe mai arrivare a questo livello. La speranza è che tutto il mondo politico prenda le distanze da questa ‘cattiva maestra' di cui, visti i tempi che stiamo vivendo, non si sente veramente la necessità. Forza Italia ribadisce la solidarietà alla redazione della Stampa di Torino e ai giornalisti", ha detto il deputato e portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi.

Critiche anche dalle opposizioni: "Albanese è un’altra di quelle figure – come Ilaria Salis – di cui la sinistra si dovrà a un certo punto vergognare. Speriamo", si legge in un post su X il leader di Azione, Carlo Calenda.

Anche una parte del Pd ha preso le distanze dal discorso di Albanese dal palco della manifestazione: "Mi fanno orrore le parole di Francesca Albanese sulla aggressione fascista alla redazione de La Stampa, la solidarietà pelosa, il ditino, il ‘monito' a chi fa bene il suo mestiere, quello di informare. Le lezioni anche no", ha scritto sui social il senatore del Pd, Filippo Sensi. È la stessa posizione della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno. "La violenza non è mai un monito, e si condanna e basta, senza ‘se e ma'. Sorpresa ma non troppo, dalle dichiarazioni di Francesca Albanese. Spero comprenda almeno la gravità delle cose che dice".

Per Davide Faraone (Iv) "Anche un fatto gravissimo come l'assalto alla sede della Stampa è stata trasformata da Francesca Albanese in una specie di esercizio di equilibrismo morale dove, alla fine, l’unica cosa che cade rovinosamente è il buonsenso – ha detto il vicepresidente di Italia Viva – "Dice che condanna l’irruzione nella redazione de La Stampa. Però aggiunge un ‘ma': il blitz sarebbe ‘un monito alla stampa'. Come dire: colpirne uno per educarne cento, la pedagogia da caserma travestita da analisi politica. Un modo inquietante di normalizzare la violenza. E soprattutto spostare il colpevole: non più chi entra a sprangare, ma chi scrive notizie non gradite. La libertà di stampa è fragile. E chi la tratta come un fastidio non va ‘contestualizzato' ma contraddetto con fermezza: signora Albanese, per favore, basta dire sciocchezze.

Ha preso le difese della redazione de La Stampa Carlo Bartoli, presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti: "Le parole di Francesca Albanese sull'irruzione nella redazione de La Stampa a Torino sono irresponsabili e pericolose. Nessuna giustificazione, nemmeno indiretta o con una condanna di facciata, può essere concessa a chi mette i giornalisti nel mirino".

Quindi ha proseguito: "Una cosa è la critica, altro sono minacce, aggressioni e intimidazioni. Ricordo alla Albanese che i giornalisti italiani sono ancora oggi i più bersagliati in Europa sia dalla violenza che dalle azioni giudiziarie intimidatorie e che hanno alle spalle un pesante tributo di sangue. Nessuna concessione a chi giustifica tali comportamenti. La libertà di stampa non è uno slogan".

La replica di Francesca Albanese: "Faccio paura, condanno le violenze ma anche la stampa italiana"

Albanese, a seguito delle critiche arrivate soprattutto da destra, ospite ad Accordi&Disaccordi sul Nove, e dopo aver partecipato alla manifestazione nazionale di Roma in solidarietà al popolo palestinese e contro la manovra, indetta dai sindacati di base, si è difesa così: "Perché mi hanno criticata per le parole dopo l'aggressione alla redazione della Stampa? Bisogna chiederlo a loro. Secondo me mi criticano perché io in questo momento faccio paura, perché rappresento un cambiamento e un risveglio delle coscienze. Non lo faccio volontariamente. L'Italia si è svegliata dinanzi a quello che, poco fa in piazza, davanti a 100mila persone, chiamavo l"effetto Palestina', che ci ha fatto capire che l'economia di guerra che sta ammazzando i palestinesi è la stessa che sta erodendo i diritti fondamentali in questo Paese, ed è questo che non mi si perdona".

"Chiaramente – ha ribadito – condanno la violenza nei confronti della redazione della Stampa, la mia colpa è quella di aver condannato anche la stampa italiana, occidentale per il pessimo lavoro, il lavoro indegno che ha fatto in larga misura sulla questione palestinese. La violenza non è mai una risposta né un'azione legittima neanche in una situazione violenta com'è l'Italia in questo momento. Neanche in un sistema violenza bisogna utilizzare la violenza perché succede, che a parte il danno morale, materiale, che si fa a dei giornalisti e che è indegno, si distrugge anche la causa e le ragioni di tutti quelli che in questi giorni stanno scendendo in piazza. Prova ne è il fatto che, oggi, l'unica notizia di cui si parla, e per cui si parla di me è l'attacco violento e insegno contro La Stampa".

Leggendo una nota di Gasparri, ha concluso così: "Vorrei che Gasparri si indignasse per il supporto che questo governo sta dando al governo Netanyahu che da due commette un genocidio. Gasparri, una volta tanto nella vita, dica una cosa che abbia senso".

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