Quando la politica non riesce a dare risposte, ad esempio sulla disoccupazione, allora occupa le prime pagine dei giornali in modo alternativo. In questo caso, annunciando il taglio dei finanziamenti ai partiti, che manderà a casa decine di persone. È questo in sostanza il concetto espresso in una intervista al Corsera da Ugo Sposetti, senatore del Pd e storico tesoriere dei Ds, che rende anche chiaramente l'idea di chi "davvero ci rimetterà": "E lei lo sa chi è che se ne va a casa? Non se ne vanno quelli che girano con l'auto blu, a restare senza lavoro è gente che guadagna tra i mille e i millecinquecento euro al mese, quelli che fanno le pulizie alle cinque del mattino, quelli che rispondono al telefono, quelli che scrivono i comunicati al computer".

Una considerazione che certamente sembra andare in controtendenza rispetto all'orientamento dello stesso Presidente del Consiglio Enrico Letta, ma che riflette indubbiamente una preoccupazione comune, soprattutto all'interno del Partito Democratico. Perché se da una parte c'è chi come Matteo Renzi ha fatto dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti uno dei cavalli di battaglia della sua proposta politica, dall'altra c'è la linea della prudenza e della "resistenza al populismo". Qualche giorno fa, parlamentari renziani hanno presentato un progetto di riforma, che parte dall'abolizione di "tutte le norme che attribuiscono ai movimenti o partiti politici un rimborso in relazione alle spese elettorali sostenute; introduzione del credito di imposta per i contributi elettorali volontari (40 per cento del contributo versato, con un limite di 10 mila euro); premi che incentivino le «migliori pratiche democratiche". 

Un modello giudicato evidentemente non sostenibile già dai vertici del Partito Democratico, con il tesoriere Misiani che solo ieri ha allertato i 180 dipendenti del partito sulla necessità del ricorso a cassa integrazione ed assegni di solidarietà, considerando che il bilancio è già in perdita e che a pesare è anche la rinuncia alla rata di luglio dello scorso anno (in favore dei terrremotati dell'Emilia).

Per aver chiaro però quello di cui stiamo parlando, occorre definire il quadro in cui il Governo è intervenuto:

Innanzitutto bisogna considerare le cifre di cui si parla, sostanzialmente diverse da quelle sbandierate in questi giorni. La cifra stanziata dalla legge, approvata con il sostegno in Parlamento di Pdl, Pd, Udc e Fli, appare praticamente dimezzata rispetto agli anni precedenti; in totale si tratta di 91.000.000 annui, di cui 63.700.000 come “rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e  quale  contributo  per l'attivita'  politica” e 27.300.000 come “cofinanziamento”.

Attenzione però, perché tali cifre si riferiscono al complesso delle consultazioni elettorali, ovvero comprendono il finanziamento di 4 fondi distinti “per le campagne per il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali”. Ogni fondo ha a disposizione euro 15.925.000, dunque per le elezioni politiche stiamo sostanzialmente parlando di poco meno di 32 milioni annui (cui aggiungere i 27.300.000 che vanno direttamente ai partiti, sempre divisi in 4 fondi distinti).

La nuova normativa interverrà dunque su questa mole di finanziamento (stabilita nel luglio 2012), prospettando una abolizione graduale dei rimborsi entro tre anni. Come anticipano le agenzie, "la bozza entrata in Consiglio dei Ministri prevede donazioni che saranno favorite da una serie di sgravi: fino a 5mila euro si potrà detrarre il 52% dell'importo donato, fino a 10mila il 26%" (mentre sembra che Pdl e Scelta Civica avessero chiesto di alzare il tetto alle donazioni fino a 20mila euro). Ma non solo, perché si prevede anche l'utilizzo del "sistema del 2×1000 da destinare volontariamente a un singolo partito con la dichiarazione dei redditi". Anche in questo caso, sembra esserci un "problema tecnico" che rende necessario che fino al 2016 rimangano in vita i rimborsi tradizionali. Infatti, come recita il testo del Governo:

Il sistema di regolamentazione della contribuzione volontaria ai partiti politici prenderà avvio nel 2014, ma andrà a regime nel 2016. Solo a giugno 2015 gli italiani saranno infatti chiamati a dichiarare i propri redditi relativi al 2014. A quel punto saranno necessari altri mesi per permettere all’Erario di stabilire l’ammontare esatto della quota del 2 x 1000 da destinare a ciascun partito politico. Fino a tale momento, e quindi in via transitoria, a tutti i partiti è riconosciuto il taglio del 40 per cento nel primo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge; del 50 per cento nel secondo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge; del 60 per cento nel terzo esercizio successivo a quello dell’entrata in vigore del disegno di legge;

Ma non basta, perché a leggere fra le righe il comunicato diffuso dal Governo, si capisce che, una volta che i cittadini abbiano scelto se destinare o meno il proprio 2 x 1000 ai partiti, toccherà sempre all'erario stabilire "l’ammontare esatto della quota del 2 x 1000 da destinare a ciascun partito politico". Infine, per chiudere: "i partiti politici avranno diritto ad accedere a spazi televisivi messi a disposizione a titolo gratuito dalla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo ai fini della trasmissione di messaggi (della durata massima di un minuto) diretti a rappresentare alla cittadinanza i propri indirizzi politici".

A spiegare gli ulteriori dettagli e a chiarire il presunto giallo del 2×1000 (alcune testate, rilanciate poi da Beppe Grillo, avevano ipotizzato che il gettito per i partiti potesse essere addirittura maggiore dell'attuale e che il meccanismo di attribuzione fosse simile a quello dell'8×1000) è poi il ministro Quagliariello. L'esponente pidiellino spiega che "il meccanismo del 2×1000 non sarà mai come quello dell'8×1000" e che saranno i cittadini ad indicare "quale partito scegliere" o in alternativa se destinare le risorse all'erario. La scelta sarà rispettata e, inoltre, si prevede un tetto massimo di 61 milioni di euro per l'attribuzione dei rimborsi.