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Cosa cambia per gli studenti con il commissariamento di 4 Regioni e perché si favorisce l’abbandono scolastico

Con il commissariamento di 4 Regioni, Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna, per i mancati tagli previsti dalla riforma sul dimensionamento scolastico, il governo colpisce direttamente il diritto allo studio. Meloni (Pd) a Fanpage.it: “Avere un’autonomia scolastica ogni 1000 studenti significa avere scuole gigantesche in territori poco collegati. Così si accelerano lo spopolamento e l’impoverimento nelle regioni più povere e nelle isole”.
Intervista a Marco Meloni
senatore del Pd
A cura di Annalisa Cangemi
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Lunedì 12 gennaio il governo Meloni in Consiglio dei ministri ha stabilito il commissariamento di quattro Regioni, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna. Il motivo? La mancata approvazione dei piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Il ministro dell'Istruzione ha spiegato di aver agito perché il dimensionamento rientra tra i target del Pnrr, che erano stati definite dal governo Draghi e concordati con la Commissione europea, con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Non ci sarebbe dunque nessun intento punitivo da parte dell'esecutivo nei confronti delle Regioni.

Nel dettaglio si parla del mancato taglio di 69 dirigenze scolastiche: 23 in Campania – ma per la Regione non è scattata alcuna misura perché la nuova amministrazione Fico si è impegnata ad attuare il taglio entro fine mese – 17 in Emilia-Romagna, 16 in Toscana, 9 in Sardegna e 4 in Umbria. Alle quattro Regioni erano state già concesse delle deroghe per l'applicazione dei piani, ma i governatori non si sono mossi. La riforma prevede che in tre anni, cioè dall'anno scolastico 2024/2025 all'anno scolastico 2026/2027, le dirigenze scolastiche scendano a 7.389. Una riduzione su cui si è anche espressa favorevolmente per tre volte la Corte Costituzionale.

Cosa ha detto Valditara della riforma del dimensionamento scolastico

Il punto è secondo Valditara che la mancata applicazione della riforma sul dimensionamento scolastico metterebbe a rischio le risorse Pnrr già erogate, e potrebbe far saltare anche il pagamento dell'ultima rata. Per questo il governo ha nominato dei commissari ad acta nelle quattro Regioni, tutte a guida centrosinistra, per far sì che vengano accorpate le scuole con pochi studenti.

La misura comunque, ha assicurato il titolare di Viale Trastevere, riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici, che restano invariati. "È un accorpamento giuridico di due enti che diventano uno, ma le scuole rimangono le stesse, negli stessi luoghi", ha spiegato il ministro.

E rispetto al timore dei genitori che questo sia il primo passo verso la chiusura di scuole piccole, e che un preside con due scuole sia meno presente Valditara ha sottolineato che "il servizio non è intaccato: nelle scuole che accorpiamo, c'era già un preside reggente e noi non licenziamo personale. Il dimensionamento, che ha stabilito un rapporto fra la popolazione studentesca e il numero di scuole, è stato voluto e concordato dal governo Draghi con la Commissione europea, trasformandolo in un obiettivo del Pnrr, alla cui realizzazione è collegato il pagamento di alcune rate. Noi abbiamo migliorato i criteri che avevamo ereditato ‘salvando' 187 autonomie scolastiche. Nel 2025 abbiamo ridotto di 80 unità gli accorpamenti considerando il minor calo della popolazione studentesca".

"Aggiungo che, se non si accorpano le scuole come è stato promesso all'Europa sottoscrivendo il Pnrr, rischiamo di dover restituire una parte della seconda e della quarta rata e di mettere in discussione il pagamento dell'ultima. È questo che vogliono?", ha domandato in modo provocatorio Valditara.

Non la pensano così i presidenti di Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, e le principali forze di opposizione, Pd e M5s, secondo cui l'intervento del governo colpisce direttamente il diritto allo studio e favorisce il rischio di abbandono scolastico, soprattutto nelle aree interne e giù scarsamente popolate. Senza contare che la riforma penalizza la partecipazione e la vita democratica della scuola: se il numero di studenti di un istituto è troppo elevato significa che sarà più difficile garantire il coinvolgimento delle famiglie, dei collegi docenti e dei sindacati. Non solo, se mancano i dirigenti scolastici e le figure preposte all'organizzazione delle attività didattiche, culturali e sociali, la scuola rischia di diventare solo un insieme di mura.

Si poteva fare diversamente o quello del governo era un passaggio obbligato? Secondo il senatore sardo Marco Meloni (Pd) la riforma del dimensionamento scolastico non considera le specificità di alcuni territori.

Perché gli studenti saranno penalizzati il caso Sardegna

Secondo il senatore dem il governo Draghi si è limitato nell’ambito del Pnrr a includere negli obiettivi la riorganizzazione del sistema scolastico finalizzata in particolare alla riduzione del numero degli alunni per classe e al dimensionamento della rete scolastica. L’effettivo taglio delle autonomie, invece, è avvenuto con la prima manovra del governo di Giorgia Meloni: "l’incapacità di sfruttare l’occasione del Pnrr per superare modelli rigidi di organizzazione didattica, non solo sembra voler ridurre ogni questione a un semplice calcolo matematico, ma sta producendo delle conseguenze evidentemente molto difficili da sostenere per l'organizzazione scolastica di territori che hanno una dimensione sociodemografica particolare".

"Mi riferisco in particolare al caso della mia Regione, la Sardegna, che ha già carenze enormi sotto il profilo dell'abbandono scolastico, essendo una delle regioni peggiori d'Europa rispetto a questo dato, rispetto ai NEET (giovani 15-35 anni che non studiano, non lavorano e non si formano) e al livello di istruzione in generale. Considerate le specificità sociodemografiche e orografiche della Sardegna, chiudere le autonomie scolastiche e concentrare la direzione di istituti situati a distanze di decine di chilometri, spesso in piccoli paesi scarsamente collegati, significa contribuire ad accelerare lo spopolamento invece di contrastarlo", ha detto Meloni a Fanpage.it.

"Spesso le scuole sono l'unico presidio sociale e culturale, con una funzione che va persino oltre l'istruzione. Un'applicazione meccanica della legge sul dimensionamento comporta la riduzione del personale di direzione e inevitabilmente dei programmi di affiancamento alla didattica, come i progetti integrativi e i programmi extra-curricolari. Per quanto non si chiudano necessariamente i plessi, si riduce l'attività complessiva dell'istituto".

"Non so se sia una cosa rivolta politicamente contro queste quattro regioni (tutte a guida centrosinistra ndr) ma certamente il modo in cui è stato applicato il provvedimento, ovvero un commissariamento senza possibilità di dialogo, interazione, co-decisione, è molto grave. Manca del tutto una valutazione sull'impatto locale del provvedimento – ha affermato ancora Meloni -. Questa protesta riscuote una forte adesione da parte di insegnanti, studenti e famiglie, perché è considerata come un pezzo di una destrutturazione complessiva del sistema di istruzione pubblica, che purtroppo, unitamente alla sostanziale demolizione dell’universalismo del sistema sanitario nazionale, è al cuore dell'azione del governo di destra estrema guidato da Giorgia Meloni".

Il senatore Meloni è preoccupato del fatto che in Sardegna non venga fatto un intervento serio per affrontare il tema dello spopolamento e dell'insularità: "Dove l'istruzione è più bassa, servirebbero più risorse e maggiore autonomia organizzativa. La scuola è l'infrastruttura sociale più grande del paese, insieme alla sanità. Il governo dovrebbe agire per ridurre i divari dell'insularità come previsto dalla Costituzione. La Sardegna rischia di passare da 1,5 milioni a 800.000 abitanti in pochi decenni, svuotando le aree interne e condannando alla scomparsa interi territori".

"Serve un'azione politica, non una calcolatrice – ha aggiunto Meloni a Fanpage.it – per evitare lo spopolamento e garantire l'uguaglianza: non è giusto che chi nasce in un paese isolato abbia meno opportunità di chi invece abita in aree più urbanizzate, o sia costretto a un'emigrazione forzata. Avere un'autonomia scolastica ogni 1000 studenti significa avere scuole gigantesche in territori poco collegati. Le Regioni a statuto speciale come la Sardegna dovrebbero essere più libere di organizzare il sistema secondo le necessità di sviluppo e uguaglianza, poiché i temi costituzionali vengono prima del Pnrr. Un governo che commissaria dimostra di essere cieco alle necessità rappresentate da mesi con interrogazioni e interventi di ogni genere".

Il ministro Valditara ha sottolineato che le deroghe concesse alle Regioni sono costate già 16 milioni di euro. Per Marco Meloni però i risparmi prodotti dalla riforma sono minimi "circa 10 milioni di euro all'anno (lo 0,01% della spesa in istruzione). Il Pnrr non chiedeva specificamente di comprimere le autonomie. Se ci sono stati degli errori – ed è indubbio che ce ne siano stati – c'è lo spazio economico per evitarlo. Nel bilancio dello Stato è molto semplice trovare 10 milioni per evitare un disastro".

"Se si migliorassero davvero l'efficienza e i dati sull'istruzione, che sono tra i peggiori d'Europa, sarebbe accettabile sostenere i disagi di un mutamento organizzativo, ma qui si vuole chiudere il presidio dell’istruzione in interi territori con un click. Una scuola in una piccola comunità senza dirigenti o amministrativi diventa solo un ufficio periferico dove qualcuno apre e chiude la porta. Lo ripeto: così si accelerano lo spopolamento e l’impoverimento nelle regioni più povere e nelle isole. Rispondere con un commissariamento anziché con il dialogo è una scelta cieca, che conferma che l'istruzione e la sanità, che sono un bisogno prioritario per gli italiani, per questo governo sono l’ultima delle preoccupazioni".

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