Per evitare l’assembramento negli uffici pubblici e ridurre quanto più possibile i disagi per gli utenti, il governo – su proposta del ministero dell’Interno – dovrebbe rinviare di qualche mese la scadenza dei documenti di riconoscimento e delle carte d’identità che perderanno la loro validità in queste settimane in cui il paese è sostanzialmente in lockdown a causa dell’emergenza Coronavirus. I documenti saranno quindi validi fino al 31 agosto, se quanto emerso nell’ultima bozza del decreto sull’emergenza da Covid-19 verrà confermato. Non sarà, dunque, necessario rinnovare immediatamente la carta d’identità nel caso in cui sia in scadenza, potendo rinviare anche di qualche mese le pratiche negli uffici comunali.

Documenti scaduti non saranno validi per l'espatrio

La validità dei documenti di riconoscimento e di identità, scaduti o in scadenza subito dopo la data di entrata in vigore del decreto, viene quindi prorogata fino al 31 agosto 2020. L’obiettivo di questa norma è quello di evitare l’aggregazione delle persone negli spazi degli uffici. Ma il messaggio è anche un altro: con questo provvedimento si sottolinea, di fatto, che gli uffici pubblici non riprenderanno la piena operatività prima della fine dell’estate e che al momento la loro attività continua a rilento. La proroga della validità dei documenti, comunque, varrà solo in patria: la validità per l’espatrio viene invece limitata alla data di scadenza del documento.

Scadenza dei documenti rinviata al 31 agosto

Nella bozza del decreto si legge che i documenti “rilasciati da amministrazioni pubbliche, scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è prorogata al 31 agosto 2020. La validità ai fini dell’espatrio resta limitata alla data di scadenza indicata nel documento”. Nella relazione illustrativa di questa norma si spiega che la “misura è volta a prorogare la validità dei documenti di riconoscimento scaduti o in scadenza dopo l’entrata in vigore del decreto legge n. 6 del 2020, con il quale sono stati adottate le prime misure di contrasto all’epidemia da Covid-19. Si tratta di una misura che ha la funzione di evitare l’aggregazione di persone negli spazi degli uffici aperti al pubblico che non consentono di rispettare agevolmente una adeguata distanza interpersonale, con l’effetto di ridurre l’esposizione al rischio di contagio”. Secondo quanto si legge nella relazione tecnica, invece, questa disposizione non comporta maggiori spese per lo Stato.