Conto Termico 3.0, riaprono le domande: come funziona il bonus e chi lo può ottenere

Dopo oltre un mese di stop, il Conto Termico 3.0 torna operativo. Dalle 12 di lunedì 13 aprile riparte la possibilità di presentare domanda per uno degli incentivi meno conosciuti ma più concreti per chi vuole ridurre i consumi energetici e investire su tecnologie più sostenibili. Una misura che, a differenza di molti bonus edilizi, non funziona come detrazione fiscale ma proprio come contributo diretto, erogato in tempi relativamente rapidi. Una riapertura che arriva, tra l'altro, dopo una sospensione: le richieste avevano infatti già superato la disponibilità annuale, costringendo il Gestore dei Servizi Energetici a fermare temporaneamente il sistema per verificare le domande e mantenere sotto controllo la spesa.
Perché il portale era stato chiuso
Il blocco delle domande non è stato infatti casuale: a inizio marzo il volume delle richieste aveva già oltrepassato la dotazione disponibile per l'anno, segnale di un interesse crescente verso questo strumento. Per evitare di impegnare risorse oltre i limiti previsti, il Gse ha sospeso l'accesso e avviato una fase di verifica: controllare le pratiche, eliminare quelle non ammissibili e capire quali interventi avrebbero avuto un impatto immediato sul 2026. Solo dopo questa "pulizia" è stato infatti possibile riaprire il sistema.
Chi può fare domanda
In questo contesto il Conto Termico non è rivolto a una platea ristretta; possono infatti accedere privati cittadini, imprese, enti del Terzo settore e pubbliche amministrazioni. Questa "ampiezza" è uno degli elementi che lo distingue da altri incentivi: non è limitato alla casa privata ma si estende anche ad attività produttive, edifici pubblici e realtà del non profit. Per le imprese resta poi anche attiva una fase preliminare che consente di valutare in anticipo l'ammissibilità degli interventi.
Quali lavori vengono finanziati
Ma arriviamo al cuore della misura: tutto si basa sul sostegno a interventi che possano migliorare l'efficienza energetica o produrre energia termica da fonti rinnovabili. Non si tratta di grandi ristrutturazioni, ma spesso di lavori mirati, capaci però di incidere in modo significativo sui consumi. Rientrano, ad esempio, l'isolamento degli edifici, la sostituzione degli impianti di riscaldamento con soluzioni più efficienti come le pompe di calore, oppure l'installazione di sistemi solari termici. In alcuni casi è anche possibile includere anche tecnologie più avanzate, come impianti con accumulo o infrastrutture per la ricarica elettrica, purché inserite in un intervento complessivo di riqualificazione.
Il contributo può coprire fino al 65% della spesa, con percentuali che variano in base al tipo di intervento e al soggetto beneficiario.
Quante risorse ci sono davvero
Il fondo ha una dotazione annua di 900 milioni di euro: una quota rilevante va ai privati, mentre il resto sostiene gli interventi delle amministrazioni pubbliche, comprese le diagnosi energetiche. Il problema, però, è tutto nel rapporto tra risorse disponibili e richieste: le domande sono infatti già altissime e questo significa che i fondi possono finire in fretta. In pratica, chi arriva prima ha molte più possibilità di ottenere il contributo.
Il ruolo delle comunità energetiche
Un'altra apertura riguarda poi anche le comunità energetiche rinnovabili: il Conto Termico 3.0 consente infatti di accedere agli incentivi anche attraverso forme di autoconsumo collettivo, sia per soggetti pubblici che privati. È un passaggio importante perché lega l'incentivo non solo al singolo edificio, ma a modelli più ampi di produzione e "condivisione" dell'energia.