Giuseppe Conte parla con i giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. Sono circa una quarantina le domande poste al presidente del Consiglio e tanti i temi toccati. Si comincia proprio dalle tensioni che hanno interessato il governo nelle ultime settimane: "Dobbiamo affrettare delle risposte che il Paese attende. Il prossimo passaggio urgente è il Recovery Plan: in questi giorni stiamo incontrando le varie delegazioni, ma la sintesi politica è urgente", sottolinea.

Cosa ha detto Conte sugli scontri interni al governo

E afferma di prevedere un confronto in Parlamento nei primi mesi del nuovo anno: Questa è un'occasione storica. Vorrei andare in Consiglio dei ministri già nei primi giorni di gennaio, in modo da poter dare anche al Parlamento la possibilità di dare il contributo. A metà febbraio poi potremo presentare il progetto definitivo. In questo momento abbiamo una prospettiva di fine legislatura, in un momento in cui stiamo affrontando una pandemia. Nella quale siamo riusciti a rafforzare la nostra credibilità, tanto in Italia quanto in Europa. Non dobbiamo disperdere questo patrimonio. Non ci possiamo più permettere di disperdere il patrimonio di credibilità che spetta alla politica", ribadisce Conte. "Non possiamo permetterci di galleggiare ancora in questo clima. Non dobbiamo chiuderci in un Palazzo lasciando che nascano tra di noi confronti astratti. Tutti ora siamo chiamati ad assumerci le nostre responsabilità", aggiunge Conte.

Su Matteo Renzi, Conte afferma: "Non capisco gli ultimatum, non fanno parte del mio bagaglio culturale e politico. Io sono al di fuori di questa logica per attitudine personale e culturale: sono per il dialogo e il confronto nell'interesse del Paese. Nel momento in cui ho grandi responsabilità di fronte ai cittadini, inoltre, io sono qui per programmare il futuro: non potrei mai distogliermi da questo obiettivo per mettermi a programmare una campagna elettorale". E sul Mes, uno degli argomenti di Italia Viva, Conte taglia corto precisando sul fatto che l'ultima parola spetterà al Parlamento.

"Quando toccherà a me farò il vaccino"

Si parla anche dell'epidemia di coronavirus e dei vaccini, a pochi giorni dal V-Day. "Noi abbiamo avuto inizialmente 9.750 dosi di Pfizer e abbiamo un piano di 470 mila dosi a settimane. Entro gennaio arriveremo quindi a più di 2 milioni. A gennaio dovrebbe arrivare anche il vaccino di Moderna. Anche per quanto riguarda il piano dei vaccini il governo è stato democratico, perché il ministro Speranza è andato in Parlamento a chiedere il via libera". Conte afferma: "Potendo dare il buon esempio io lo farei subito, ma cercherò di aspettare le priorità definite dal piano". Ribadendo però che la vaccinazione non sarà obbligatoria: "Confidiamo comunque di poter raggiungere molte persone su base facoltativa".

Continuando a parlare della pandemia, aggiunge: ""Sui decessi io mi rimetto a quello che dicono gli esperti. Che hanno sottolineato che in Italia c'è la popolazione più vecchia d'Europa, la seconda al mondo dopo il Giappone. Altre abitudini di vita, come il fatto che i nostri anziani li teniamo con noi, possono aver influenzato l'alto numero di morti. Per quanto riguarda l'economia, ricordiamo che siamo stati il primo Paese occidentale colpito. Siamo stati i primi ad aver dovuto elaborare delle risposte. Ma comunque aspettiamo i dati complessivi, noi ci impegneremo sempre. Per il bilancio complessivo aspettiamo".

Il piano per la scuola

Un altro tema è quello della scuola: "Stiamo lavorando intensamente con tutte le autorità coinvolte. Comprendiamo che non è possibile fare un piano sulla scuola se non si decongestionano ad esempio i flussi che si producono anche sui trasporti. Stiamo pensando a delle soluzione flessibili, differenziate anche da scuola a scuola. Pensiamo di differenziare gli orari di ingresso non sono nelle scuole ma anche negli edifici pubblici. Sono tutte questioni che vanno valutate a livello locale". Sempre sui trasporti, Conte ricorda che il governo ha stanziato 3 miliardi sui mezzi pubblici: "Sono poi fondi che vanno messi a terra a livello regionale. Io auspico che il giorno 7 le superiori possano ripartire con una didattica mista, almeno al 50% in presenza. Ma sempre con flessibilità. Non dobbiamo mettere a rischio i nostri studenti, le famiglie e gli insegnanti. Ma sono fiducioso che potremo ripartire almeno al 50% in presenza".